<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493</id><updated>2012-01-06T04:16:35.777-08:00</updated><category term='Menger'/><category term='intervento dello Stato'/><category term='Libertà'/><category term='corruzione'/><category term='Piero Ostellino'/><category term='Pretesa'/><category term='donne'/><category term='servizio sanitario'/><category term='Fisco'/><category term='legge'/><category term='Pensiero del &apos;900'/><category term='sanità'/><category term='Berlin'/><category term='Medio Oriente'/><category term='Democrazia liberale'/><category term='rivoluzione liberale;'/><category term='Mario Pannunzio; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category term='Isaiah Berlin'/><category term='giornalismo'/><category term='Cattolicesimo Liberale'/><category term='Fiscalità'/><category term='Liberista'/><category term='Alberto Alesina'/><category term='Islamici'/><category term='Ernesto Rossi'/><category term='Antonio Martino; silvio berlusconi; Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category term='Pareto'/><category term='CUBEDDU'/><category term='Elezioni'/><category term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category term='abolire la miseria'/><category term='Economia'/><category term='Voltaire'/><category term='Douglas Little.'/><category term='Letture Dialogiche'/><category term='Circolo Benedetto Croce'/><category term='Liberali Ancona'/><category term='liberilibri'/><category term='Italia fatta in casa'/><category term='rule of law'/><category term='Politica Estera'/><category term='Fidenato'/><category term='Sturzo'/><category term='laicità'/><category term='David Friedman'/><category term='Cultura'/><category term='Pavolini'/><category term='Benedetto Croce'/><category term='Informazione'/><category term='sociologia'/><category term='Dickens'/><category term='Craxi'/><category term='Filosofia'/><category term='civiltà giuridica'/><category term='Alesina'/><category term='Liberali'/><category term='stato laico'/><category term='Attualità'/><category term='Stato Canaglia'/><category term='democrazia'/><category term='stato di diritto'/><category term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo; democrazia'/><category term='partitocrazia'/><category term='Gemilello Alvi'/><category term='Mises'/><category term='Facco'/><category term='Ancona'/><category term='Regionali'/><category term='Costituzione della Repubblica'/><category term='centro studi liberali'/><category term='Andrea Ichino'/><category term='Hayek'/><category term='America'/><category term='Indro Montanelli'/><category term='Filosofia del Diritto'/><category term='Ancona.'/><category term='Evasione fiscale'/><category term='Parco del Cardeto'/><category term='moralità'/><category term='Socialista'/><category term='Arabi'/><category term='Luigi Einaudi'/><category term='liberalismo'/><category term='liberismo'/><category term='Beveridge'/><category term='Evasione'/><category term='Ichino'/><category term='Don Sturzo'/><category term='Regioni'/><category term='immigrazione'/><category term='Merloni'/><category term='Liberale'/><category term='Claudio Ferretti; Corriere Adriatico; Scuola; civismo; senso civico; volonariato'/><category term='Libertario'/><category term='tasse'/><category term='benedeto Croce'/><category term='Centro Studi Benedetto Croce'/><category term='Filosofia Politica'/><category term='Stato'/><category term='elezioni regionali'/><category term='imposte'/><category term='tangentopoli'/><category term='mercato'/><category term='liberisti'/><category term='Gaetano Salvemini'/><category term='Stati Uniti'/><category term='Politica'/><category term='Bruno Leoni'/><category term='Fiscale'/><category term='lavoro femminile'/><category term='AUSTRIACI'/><title type='text'>CENTRO STUDI LIBERALI "BENEDETTO CROCE"</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>41</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-464576626325712780</id><published>2011-11-21T12:58:00.000-08:00</published><updated>2011-11-21T12:58:51.401-08:00</updated><title type='text'>GOVERNO MONTI/ 1. Ostellino: Monti, ora fai il "tecnico" e taglia lo Stato</title><content type='html'>Il nostro socio onorario, nonchè nostro faro, almeno per come io lo intendo, ha colpito ancora.&amp;nbsp; Intervista a Piero Ostellino trascritta da Riccardo Rinaldi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="pdB5 tcRed"&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_LabelArticlePublishDate"&gt;giovedì 17 novembre 2011&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="pdB20 "&gt;&lt;span id="ctl00_ContentBox_ArticleBody"&gt;&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il governo Monti è nato. Dopo due giorni di consultazioni, ieri infatti è giunto l’atteso momento della presentazione dei ministri e del giuramento nelle mani del presidente della Repubblica. Per questa sera, invece, è previsto il voto di fiducia al Senato che anticipa il passaggio di domani alla Camera. «Dato che i politici – dice Piero Ostellino a &lt;em&gt;IlSussidiario.net&lt;/em&gt; – fino ad ora hanno messo in scena quel famoso spettacolo nel quale la spalla dice al comico “vai avanti tu che a me vien da ridere”, mi permetto di dare solo un consiglio ai tecnici. Non usate più la parola “sacrifici” quando vi rivolgete agli italiani. Chi li deve fare non sono loro, ma lo Stato. Smantellate piuttosto questo apparato mostruoso che opprime i suoi cittadini e che ogni anno gli confisca oltre metà della ricchezza che producono».&amp;nbsp; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ieri però il nuovo premier non ha risposto alle domande sulla patrimoniale, mentre la voce sulla reintroduzione dell’Ici si fa sempre più insistente.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se Monti dovesse scegliere questa linea non farebbe altro che proseguire sulla strada tracciata dalla politica in tutti questi anni: aumentare le tasse per rincorrere una spesa pubblica fuori controllo. Da un tecnico però è lecito attendersi l’esatto opposto. Che si preoccupi cioè della vera natura del fallimento di questo Paese: uno Stato onnipresente e costoso. La politica avrà anche le sue possibilità, ma non possiamo pensare di salvare l’Italia con il taglio delle auto blu e del numero di parlamentari. Sono noccioline. Qui c’è da “dimezzare” lo Stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Un’impresa che sembra impossibile.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, ma il nuovo premier, ripeto, dovrà fare il tecnico. Il suo compito è quello di pensare ai problemi concreti senza preoccuparsi del consenso, mettendo però il Parlamento davanti alle proprie responsabilità. &lt;br /&gt;Se le forze politiche, infatti, dovessero per caso tentare di mettere i bastoni fra le ruote al presidente del Consiglio, lui non dovrebbe far altro che dimettersi, spiegando agli italiani di non voler essere complice degli sterili giochi della politica. Non esistono altre strade.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Da dove dovrebbe iniziare comunque questo “smantellamento”?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Per prima cosa bisognerebbe mettere fine all’imbroglio della “finta socialità”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Cosa intende dire?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Le faccio un esempio: oggi i cittadini hanno a disposizione dei servizi scadenti, ma quando salgono su un autobus, pagando un prezzo irrisorio, sono quasi portati a pensare che lo Stato sia buono e generoso. In realtà il resto finisce nella fiscalità generale e questo ovviamente riguarda tutti, compresi quelli che l’autobus non lo usano mai. &lt;br /&gt;Gliene faccio un altro: gli inglesi hanno aumentato i costi delle rette universitarie. Da noi, invece, in nome di quella finta socialità le rette sono così basse che coprono soltanto il 15% dei costi. E così quello che manca ricade sulla fiscalità generale. Sa qual è il risultato? Il manovale che non manda il figlio all’Università paga gli studi ai ricchi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;E la squadra di governo presentata ieri secondo lei ha le carte in regola per fare questa “rivoluzione”?&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono certamente personalità di grande prestigio. E le dichiarazioni a favore della previdenza sociale contributiva del nuovo ministro del Welfare, Elsa Fornero, fanno ben sperare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Di che si tratta?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Della soluzione più liberale. Ciascuno paga con i propri contributi la pensione che avrà, ma è libero di andarci quando vuole. Non quando decide uno Stato affamato di soldi. E’ questa, a mio avviso, la strada giusta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ad ogni modo, i mercati secondo lei crederanno nella svolta?&amp;nbsp; &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Senza una drastica riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale no. Io, ad esempio, prenderei in considerazione l’ipotesi di non rinnovare i 200 miliardi di titoli di Stato italiani in scadenza. Il debito in questo modo scenderebbe da 2.000 a 1.800 miliardi e gli interessi così sarebbero minori. Per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici si potrebbe poi creare una società per azioni all’interno della quale inserire quella parte del demanio pubblico che può essere messa sul mercato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Se poi la transizione dovesse andare a buon fine ci ritroveremmo un bipolarismo diverso, meno muscolare e più ragionevole?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo continuerà a dipendere dalla cultura politica del Paese. A giudicare dalle immagini delle dimissioni di Silvio Berlusconi sembra proprio che l’Italia sia ancora ferma alla guerra civile che scoppiò alla fine della Seconda guerra mondiale e che oggi sembra aver trovato il bipolarismo come metafora. &lt;br /&gt;Ad ogni modo, fino a quando l’avversario politico resterà il nemico da abbattere, in Italia la democrazia liberale resterà incompiuta. &lt;br /&gt;Ma chiedere anche questo a Mario Monti mi sembra francamente eccessivo…&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;© Riproduzione riservata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="lineSeparator mT20 mB10"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-464576626325712780?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/464576626325712780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=464576626325712780' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/464576626325712780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/464576626325712780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2011/11/governo-monti-1-ostellino-monti-ora-fai.html' title='GOVERNO MONTI/ 1. Ostellino: Monti, ora fai il &quot;tecnico&quot; e taglia lo Stato'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-6804910178855726184</id><published>2011-11-14T19:40:00.000-08:00</published><updated>2011-11-14T11:00:58.377-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Einaudi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo; democrazia'/><title type='text'>EINAUDI: LIBERTA' ECONOMICA E COESIONE SOCIALE - GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE 2011 - dalle ore 17 alle ore 19,30</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-qjptpTP2UtQ/TsFe2OzcjwI/AAAAAAAAABo/ABbsEm1L7HU/s1600/Einaudi.gif" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" nda="true" src="http://4.bp.blogspot.com/-qjptpTP2UtQ/TsFe2OzcjwI/AAAAAAAAABo/ABbsEm1L7HU/s320/Einaudi.gif" width="212" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;GIOVEDI’ &lt;date day="17" ls="trans" month="11" w:st="on" year="2011"&gt;17 NOVEMBRE 2011&lt;/date&gt; - dalle ore 17 alle ore 19,30&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;Presso Facoltà di Economia (ex caserma Villarey) Ancona - Piazza Martelli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;Il Centro Studi Liberali “Benedetto Croce”&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;, nell'ambito della celebrazione del 150° anniversario dell'Unità d'Italia presenta il Libro della collana storica della Banca d'Italia curato da Goffredo Gigliobianco, capo della Divisione storia economica del Servizio Studi della &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Banca d’Italia&lt;/b&gt;,&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;con prefazione di Mario Draghi dal titolo:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;LUIGI EINAUDI&amp;nbsp;: LIBERTA' ECONOMICA E COESIONE SOCIALE&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;«Non tutti gli uomini – scriveva Luigi Einaudi nel 1942 – hanno l'anima del soldato o del capitano disposti ad ubbidire o a lottare ogni giorno quant'è lunga &lt;personname productid="la vita. Molti" w:st="on"&gt;la vita. Molti&lt;/personname&gt;, moltissimi, forse tutti in un certo momento della vita sentono il bisogno di riposo, di difesa, di rifugio. Vogliono avere un'oasi dove riposare, vogliono sentirsi per un momento difesi da una trincea contro l'assillo continuo della concorrenza, della emulazione, della gara.»&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;Fino a che punto la concorrenza possa governare la società senza strapparla e fino a che punto il welfare state la possa proteggere senza appiattirla sono interrogativi di Einaudi che oggi ritrovano un'acuta attualità, nel nostro disperato bisogno di trovare il modo di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;ricostruire il nostro paese tentando di conciliare giustizia sociale, uguaglianza dei punti di partenza, capacità di innovare non solo dell’economia, ma della società intera.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;Con il suo pensiero e impegno civile, Luigi Einaudi cercò di indicare il giusto equilibrio tra opposte esigenze. Da una parte quella di lasciare ampio spazio all'innovazione, alla concorrenza, all'emergere del meglio e del nuovo, non solo nel campo della produzione, ma anche con riferimento alla società, al ricambio delle classi dirigenti, alla nascita di nuovi imprenditori. Dall'altra l'esigenza di offrire alle persone, non tutte disposte a stare sempre in prima linea, un riparo dal vento sferzante della concorrenza: l'associazione professionale, il sindacato, la piccola proprietà, il posto di lavoro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;Interverranno come Relatori:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Einaudi&lt;/strong&gt; Presidente Fondazione "Luigi Einaudi" Roma&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;&lt;strong&gt;Alberto Baffigi&lt;/strong&gt; Funzionario Div. Storia Economica e Finanziaria Banca d'Italia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;span style="font-family: Arial; font-size: 10pt;"&gt;&lt;strong&gt;Alberto Zazzaro&lt;/strong&gt; Ordinario di Economia Politica presso la Facoltà di Economia dell’UNIPM&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-6804910178855726184?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/6804910178855726184/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=6804910178855726184' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6804910178855726184'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6804910178855726184'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2011/11/einaudi-liberta-economica-e-coesione.html' title='EINAUDI: LIBERTA&apos; ECONOMICA E COESIONE SOCIALE - GIOVEDI’ 17 NOVEMBRE 2011 - dalle ore 17 alle ore 19,30'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-qjptpTP2UtQ/TsFe2OzcjwI/AAAAAAAAABo/ABbsEm1L7HU/s72-c/Einaudi.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-310583939201851573</id><published>2011-11-10T23:40:00.000-08:00</published><updated>2011-11-10T14:56:16.113-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rivoluzione liberale;'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; silvio berlusconi; Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><title type='text'>L'EREDITA' DI BERLUSCONI - Commento all'articolo di Antonio Martino pubblicato sul TEMPO (di Claudio Ferretti)</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Ho letto la sua analisi e la trovo difficilmente condivisibile, tanto che mi viene in sospetto di non averla capita.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;a)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Se l’eredità che lascia Berlusconi è quella di dimostrare che l’Italia è di destra la cosa mi lascia abbastanza indifferente perché non capisco in cosa differisce questa destra da questa sinistra. Lei stesso ha detto sui temi fiscali, quelli centrali nella gestione dello Stato, la linea di questo governo non è dissimile da quella dei governi che l’hanno preceduto (più tasse, più spesa).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;b)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Sulla rivoluzione liberale, dalle bellissime intenzioni del 1994 quando Berlusconi dichiarava di ispirarsi a Einaudi e Sturzo, nel ‘96&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la stella polare divenne De Gasperi e via via sempre più verso posizioni filo stataliste e clericali.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;c)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Tra i compagni di strada che il Cav. Berlusconi ha selezionato nel corso del suo percorso politico i liberali si sono lentamente ridotti, tanto più che è legittimo sospettare che le idee contassero ben poco, quello che importavano e importano sono i voti, quale che sia la provenienza, per acquisire il potere.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;d)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Si poteva sperare che arrivato al potere tramite legittime elezioni, vista la grande capacità economica, mediatica e di aggregazione delle forze più eterogenee, il Cav. Berlusconi volesse portare l’Italia verso modelli vicini ai paesi più liberali e a primeggiare in Europa e nel mondo. Abbiamo invece visto la vicinanza a&amp;nbsp;Gheddafi e Putin, è vero, anche&amp;nbsp;a Blair e Bush ma solo per la guerra in Irak (più tasse e più spesa pubblica).&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;e)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Quando qualche proposta concreta poteva essere fatta propria provando ad investire sulla maturità dei cittadini italiani come per i referendum Radicali-Dornbush, la posizione di Berlusconi è stata secca e sprezzante, uguale a quella della CGIL.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;f)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Lei sostiene che le sinistre sono un aggregato eterogeneo di posizioni incompatibili: è vero. Ma cosa accumuna Lei a Giovanardi. Cosa accomuna gli ex socialisti agli gli ex missini del PDL e tutti questi alla Lega Nord? Mi sembra che le precedenti esperienze governative di Berluscon si siano risolte con gravi lotte di potere tra fazioni eterogenee: nel primo caso in un ribaltone della Lega, nel secondo con difficile convivenza con l’UDC di Casini, il terzo con il “tradimento” di Fini e l’arruolamento a suon di sottosegretari del “Di Pietrista” Scilipoti. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;g)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Alla faccia della rivoluzione liberale, nel paese che ci lascia in eredità l’esperienza Berlusconiana, ammesso che sia finita, la spesa pubblica cresce, la corruzione sembra sempre più spinta e anche legalizzata in alcune sue forme, i privilegi crescono e i soliti noti pagano. E pagano sempre di più.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;h)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;In sintesi Berlusconi, se anche ha rappresentato un novità nella forma di fare politica, rappresenta nella sostanza la continuità, in tutti i suoi aspetti negativi, del sistema che l’ha preceduto e che, viste le premesse, con tutta probabilità gli succederà. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;i)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;C’è un’importante novità, si dice che la ricchezza già importante della famiglia Berlusconi dal ‘94 ad oggi sia sensibilmente aumentata mentre nelle classifiche su libertà economiche, libertà di informazione ecc.ecc. il paese sprofonda sempre più in basso. Sicuramente non c’è un nesso tra questi eventi ma la domanda che mi pongo è la seguente: Cosa ha messo in campo di suo Berlusconi per cambiare in meglio il paese e quanto gli è costato (a parte un divorzio ma per tutt’altre faccende)?&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt 36pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt; text-indent: -18pt;"&gt;&lt;span style="mso-fareast-font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;span style="mso-list: Ignore;"&gt;j)&lt;span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;Purtroppo mi sembra che quello che ci lascia in eredità ce l’avevamo già e da diversi secoli: il “particulare” di Guicciardini; la doppia morale praticata dalla Chiesa, e tutte quelle idee perniciose che hanno impedito all’Italia di essere come il New England. Forse, e questa è la cosa peggiore a mio avviso, ha messo definitivamente una pietra sopra alla possibilità di fare in Italia non tanto una rivoluzione liberale, figuriamoci, ma almeno una riforma liberale.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Con immutata stima.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-310583939201851573?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/310583939201851573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=310583939201851573' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/310583939201851573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/310583939201851573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2011/11/leredita-di-berlusconi-commento.html' title='L&apos;EREDITA&apos; DI BERLUSCONI - Commento all&apos;articolo di Antonio Martino pubblicato sul TEMPO (di Claudio Ferretti)'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-4114097664484045422</id><published>2011-09-20T22:15:00.000-07:00</published><updated>2011-11-10T14:57:40.557-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Claudio Ferretti; Corriere Adriatico; Scuola; civismo; senso civico; volonariato'/><title type='text'>ATTIVARE LA CITTADINANZA II (di Claudio Ferretti)</title><content type='html'>Lettera aperta al Direttore del Corriere Adriatico&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Caro Direttore,&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Un articolo apparso sul Corriere Adriatico di questa settimana ha permesso ai cittadini di Ancona di conoscere una importante iniziativa portata avanti dai genitori dei bambini che frequentano la scuola elementare di Pietralacroce.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-FolHEenO2LI/TrxWyLOlU4I/AAAAAAAAABg/hBN73sBiOrA/s1600/306734_1966500971210_1503490737_31692825_510656133_n.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" nda="true" src="http://2.bp.blogspot.com/-FolHEenO2LI/TrxWyLOlU4I/AAAAAAAAABg/hBN73sBiOrA/s320/306734_1966500971210_1503490737_31692825_510656133_n.jpg" width="240" /&gt;&lt;/a&gt;Questi genitori, preso atto dello stato di degrado della scuola che i loro figli frequentano quotidianamente e della difficoltà dell’amministrazione pubblica di garantire una adeguata manutenzione dei locali, considerando l’importanza della scuola come ambiente per la formazione dei loro figli, hanno deciso di farsi parte diligente. Hanno costituito un comitato, hanno raccolto fondi tra di loro con piccole quote (due terzi dei genitori hanno aderito), hanno ottenuto un piccolo contributo dall’amministrazione pubblica ma soprattutto le necessarie autorizzazioni, hanno raccolto contributi da sponsor privati ma soprattutto hanno donato il proprio tempo ed abilità per rendere una struttura pubblica più bella e funzionale.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;In un periodo di crisi come quello attuale, che prima di essere una crisi economica è una crisi da mancanza di senso civico e di legalità che investe non solo il mondo politico ma la gran parte del paese compresa quella che alcuni chiamano la “società civile”, trovo che l’esempio dei genitori di Pietralacroce sia, nella sua semplicità, luce e speranza di rinascita culturale, politica ed economica della nostra città che potrebbe diventare esempio per l’Italia.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;In 150 anni dall’unità d’Italia dobbiamo ancora risolvere un grave problema, quello che Banfield ha chiamato “Familismo amorale” che è una delle cause che impediscono al nostro paese di fare un salto di qualità.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Banfield, studioso dell’Università di Harvard, individuò tra le caratteristiche salienti del sottosviluppo proprio la mancanza di senso civico, quindi la scarsa attenzione dei cittadini alla qualità dei luoghi pubblici considerati come esterni ai propri interessi “familiari” e, semmai, da sfruttare a spese degli altri. Questo comportamento, facilmente imitabile, porta a una qualità della vita pubblica e sociale sempre più bassa, quindi a costi sempre più elevati, diventando una delle cause principali del sottosviluppo economico.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Ernesto Rossi, un grande italiano del secolo scorso, poco ascoltato e ormai dimenticato, raccontava la storia di una squadra di facchini dell’Ansaldo all’inizio del ‘900 i quali, mancando allora mezzi meccanici, portavano a spalla delle traversine di acciaio da un’area all’altra della fabbrica. L’ultimo della fila, pensando di essere più furbo degli altri, abbassava la spalla per fare in modo che gli altri portassero il suo fardello, ma così faceva anche quello davanti e quello davanti ancora, così che l’ultimo ritornava ad abbassare ulteriormente la spalla per non portare il peso e così ancora gli altri. Alla fine, a forza di abbassarsi, pensando tutti di essere furbi, stavano quasi in ginocchio faticando il triplo e andando più lenti. Questa storia potrebbe facilmente essere applicata all’Italia di oggi, senza grandi consolazioni, purtroppo.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Per cambiare la realtà che ci circonda bisogna cambiare noi stessi e non aspettare che altri, lo Stato, il Comune o, perché no, il Superenalotto risolvano i nostri problemi, i genitori di Pietralacroce con il loro esempio e con il sorriso sulle labbra, hanno dimostrato che è possibile e che si possono ottenere dei risultati straordinari.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Ma perché non andare avanti e fare in modo che da questo esempio si parta per creare un sistema virtuoso? Credo che si possa partire da cose molto semplici: costituiamo dei comitati di quartiere fondati su base volontaria, che abbiano l’onere e l’onore di mantenere e vigilare sui beni pubblici di loro competenza. Questi comitati potrebbero utilizzare manodopera volontaria, raccogliere fondi tra i cittadini, istituire dei premi di benemerenza per quelli particolarmente virtuosi.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify; text-justify: inter-ideograph;"&gt;Il Corriere Adriatico potrebbe svolgere un ruolo importante, istituendo un premio al comitato che ha lavorato meglio nell’anno e rendendo pubbliche tutte le iniziative dei comitati durante l’anno. Il Comune potrebbe prevedere degli incentivi fiscali per chi partecipa fattivamente a queste gestioni. L’amministrazione Comunale inizi a riflettere su queste cose. Inizino i nostri rappresentati a chiedere con umiltà la collaborazione dei propri cittadini e a premiare i meritevoli. Attiviamo la cittadinanza e iniziamo a pensare che Ancona può diventare un modello per l’Italia.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-4114097664484045422?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/4114097664484045422/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=4114097664484045422' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4114097664484045422'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4114097664484045422'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2011/09/attivare-la-cittadinanza-ii-di-claudio.html' title='ATTIVARE LA CITTADINANZA II (di Claudio Ferretti)'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-FolHEenO2LI/TrxWyLOlU4I/AAAAAAAAABg/hBN73sBiOrA/s72-c/306734_1966500971210_1503490737_31692825_510656133_n.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3307049220722307456</id><published>2010-12-16T09:34:00.000-08:00</published><updated>2010-12-16T09:34:43.119-08:00</updated><title type='text'>Intervista a Piero Ostellino del 16.12.10</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;INTERVISTA A PIERO OSTELLINO&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;«Berlusconi vada in parlamento e spieghi perché dal &lt;metricconverter productid="1994 a" w:st="on"&gt;1994 a&lt;/metricconverter&gt; oggi non è riuscito a fare le riforme che aveva promesso, così come non ci sono riusciti i vari governi di centrosinistra. La crisi è molto più profonda di quanto possa apparire, le corporazioni bloccano il Paese e per affrontarla occorre trasformare radicalmente le istituzioni italiane». Ad affermarlo è Piero Ostellino, editorialista del &lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;Corriere della Sera&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, intervistato da &lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;IlSussidiario.net&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;. Per il commentatore «l’Italia è in una situazione disastrosa e l’unica istituzione a dimostrarsi ancora dinamica è &lt;personname productid="la Chiesa. Al" w:st="on"&gt;la Chiesa. Al&lt;/personname&gt; contrario, gli scontri di piazza a Roma rivelano che la società italiana è ferma all’epoca fascista: o lo Stato ci garantisce il posto fisso, oppure spacchiamo tutto».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Ostellino, che cosa dovrebbe fare Berlusconi dopo il voto di fiducia di martedì?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Andare in parlamento e spiegare perché non è riuscito a realizzare prima le cose che aveva promesso: ridurre la spesa pubblica e la tassazione, riformare la giustizia, realizzare la rivoluzione liberale insomma.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Quindi la responsabilità di quanto è avvenuto sarebbe di Berlusconi?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Non sto dicendo questo. Nel 1994 lui è arrivato e ha promesso la rivoluzione liberale. Poi è tornato al governo altre due volte, e ogni volta ha riformulato lo stesso impegno. E allora perché non lo mantiene? Ma non è solo un problema del centrodestra. Chiunque sia al governo in Italia non riesce a governare, si tratta quindi di cambiare le istituzioni. Evidentemente se nessuno si pone il problema è perché questa situazione va bene a tutti. E questo vale per il centrosinistra come per Berlusconi, vale per chiunque vada al governo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;La soluzione potrebbe essere un allargamento della maggioranza?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Ammettiamo pure che Berlusconi allarghi la maggioranza all’Udc e recuperi una serie di parlamentari del Fli. Si ricostituisce il centrodestra originario, che finora non è riuscito a fare le riforme. E non si capisce perché dovrebbe riuscirci adesso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Quali sono i nodi irrisolti della politica italiana?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Gli stessi di tutta l’Europa, Germania esclusa. E’ in crisi lo Stato moderno, lo Stato sociale non regge più. Ci dà troppo rispetto a quello che potrebbe permettersi e ci prende troppo rispetto a quello che gli spetta.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Secondo lei chi ha impedito a Berlusconi di fare le riforme? E’ stato Fini?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Il problema è più profondo. Il Paese è diviso. E chi lo governa non sono le istituzioni, ma le corporazioni che hanno i loro rappresentanti nell’esecutivo e nel parlamento. Andrebbe quindi cambiata la struttura del Paese. Se gli ordini professionali impediscono o rallentano l’accesso al lavoro dei giovani, la soluzione sarebbe molto semplice: si abolisce il valore legale del titolo e a quel punto anche gli ordini professionali non hanno più ragione d’essere. Questa era una riforma semplicissima, perché non è stata fatta?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Forse perché gli ordini professionali hanno impedito che la si facesse…&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;E allora, centrodestra e centrosinistra, che cosa ci vanno a fare al governo se poi non governano? Se gli esecutivi non hanno questa capacità di direzione, e sono guidati da un burattinaio che li manovra a suo piacimento, allora non siamo più una democrazia liberale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;E chi è questo burattinaio?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Oltre agli ordini professionali, c’è la magistratura, che ormai è una corporazione che pensa solo a se stessa. Eppure i vari governi che si sono succeduti non sono stati in grado di fare una riforma. Ma anche i sindacati e Confindustria. In questi giorni Marchionne ha rotto con Confindustria, affermando che d’ora in poi &lt;personname productid="la Fiat" w:st="on"&gt;la Fiat&lt;/personname&gt; i contratti se li farà da sé. Trovo che abbia pienamente ragione. Se i contratti fossero diversi tra Como e Lecce, dove il costo della vita è molto differente, gli imprenditori delocalizzerebbero in Puglia, e non in Slovenia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;E il burattinaio che manda i black bloc in piazza, chi è?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Chi ci sia dietro non lo so. Quello che ho visto martedì erano dei giovanotti che con le mazze cercavano di distruggere dei bancomat. O questi sono dei delinquenti, e come tali vanno messi in galera, o sono dei cretini e dei menomati psichici. Sono le uniche definizioni per chi crede di andare a fare la rivoluzione distruggendo tutto, e sarebbe ora che qualcuno finalmente lo dicesse. E tutto questo nasce da un grande equivoco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Quale?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;L’equivoco tra liberalismo e pluralismo. Chi governa non è più in grado di fare nulla, se non concordandolo con ogni singolo gruppo o corporazione che viene toccata da quello che il governo fa. Chi era in piazza martedì era contro la legge, e non soltanto perché spaccava tutto, ma per una ragione più profonda. La maggioranza parlamentare ha il diritto di fare delle scelte, come la riforma dell’università, negarlo è opporsi alla nostra Costituzione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Chi le ricordavano i manifestanti violenti?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Dei giovani fascisti, che pretendono che lo Stato assicuri loro il posto fisso. Mi dispiace, il compito dello Stato non è questo. E la risposta non può essere quindi quella di prendere i bancomat a martellate. Quanto avvenuto martedì dimostra che questo è un Paese fascista e che è rimasto fascista. E questo condannerà l’Italia a diventare il Paraguay d’Europa: un piccolo Paese che non conta niente. E’ dal 1500 che ci stiamo avviando su questa china, era molto meglio quando c’erano i Comuni e le Signorie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Quale può essere la situazione?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; margin: 0cm 0cm 12pt;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;Una forma di governo simile alla quinta Repubblica introdotta in Francia da Charles De Gaulle.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;In questo quadro desolante per le istituzioni italiane, come valuta il ruolo della Chiesa?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;personname productid="La Chiesa" w:st="on"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;La Chiesa&lt;/span&gt;&lt;/personname&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;, pur essendo per ragioni storiche obiettive uno dei poteri più tradizionali, è l’istituzione che ha dimostrato il maggiore dinamismo. Sia quello di Giovanni Paolo II, sia quello di Benedetto XVI sono stati dei pontificati molto dinamici. Basti vedere come è stata ripensata la questione del rapporto tra fede e ragione, a partire dall’apporto di alcuni filosofi come Tommaso d’Aquino. O al modo coraggiosissimo con cui Ratzinger ha posto il problema dei pedofili nella Chiesa. Con un’energia che purtroppo né lo Stato né la politica hanno avuto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black; font-family: Georgia; font-size: 13pt;"&gt;POST inserito da Riccardo Rinaldi&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="background: white; line-height: 22pt; margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3307049220722307456?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3307049220722307456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3307049220722307456' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3307049220722307456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3307049220722307456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/12/intervista-piero-ostellino-del-161210.html' title='Intervista a Piero Ostellino del 16.12.10'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2212585591828728348</id><published>2010-11-12T08:24:00.000-08:00</published><updated>2010-11-17T10:08:44.053-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mario Pannunzio; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><title type='text'>IL MONDO DI MARIO PANNUNZIO - ANCONA 23 NOVEMBRE ORE 17,30 AULA DEL RETTORATO - PIAZZA ROMA 22</title><content type='html'>&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il Centro Studi Liberali Benedetto Croce di Ancona, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona, onorerà la figura&lt;span style="mso-spacerun: yes;"&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;dell’insigne giornalista liberale, Mario Pannunzio, fondatore e direttore del famoso settimanale politico Il Mondo con la presentazione del libro di &lt;strong&gt;Pier Franco Quaglieni&lt;/strong&gt;, dal titolo “Mario Pannunzio: da Longanesi al Mondo”. che verrà presentato a &lt;u&gt;Ancona martedì 23 novembre, alle ore 17,30, presso la sede del Rettorato dell’Università di Ancona in Piazza Roma n. 22&lt;/u&gt;. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Pier Franco&amp;nbsp;Quaglieni è autore di molti saggi storici. Insieme ad &lt;strong&gt;Arrigo Olivetti&lt;/strong&gt; e &lt;strong&gt;Mario Soldati &lt;/strong&gt;è stato fondatore del &lt;em&gt;Centro Pannunzio &lt;/em&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-style: normal; mso-bidi-font-style: italic;"&gt;di Torino&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;, di cui è attualmente direttore.&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Nato a Lucca nel 1910 ed emigrato a Roma durante l’adolescenza, Mario Pannunzio dopo l'armistizio del '43, partecipò alla resistenza e insieme ad altri amici fondò il Partito Liberale. Nel ‘49 fondò &lt;em&gt;Il Mondo&lt;/em&gt;, che s'impose come uno dei giornali più nuovi nel panorama italiano. Nel dicembre del 1955 fu tra i fondatori del Partito radicale, inizialmente denominato Partito Radicale dei Democratici e dei Liberali Italiani, insieme a &lt;b&gt;Alberto Mondadori, Arrigo Olivetti, Marco Pannella, Eugenio Scalfari&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;Paolo Ungari&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il grande prestigio del “Mondo” spiega il numero e la qualità di collaboratori italiani e stranieri. Un giornale che ha fatto storia, che ha caratterizzato il dibattito politico e culturale con un grande senso della laicità, dando spazio ad opinioni politiche diverse, in un momento, il dopoguerra, che era caratterizzato da difficoltà di dialogo.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Il Mondo" è stato un settimanale di politica e cultura pubblicato a Roma negli anni 1949-66. Fondatore e direttore ne fu Mario Pannunzio che gli conferì una costante linea di impegno civile e di totale indipendenza rispetto al potere politico ed economico. Redattore capo fu &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Ennio Flaiano&lt;/b&gt;. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;"Il Mondo" nacque dall'incontro della cultura crociana con quella salveminiana ed einaudiana ed ebbe tra i suoi collaboratori più importanti &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Ernesto Rossi, Carlo Antoni, Vittorio De Caprariis, Nicolò Carandini, Luigi Salvatorelli, Ugo La Malfa, Arturo Carlo Jemolo, Giovanni Spadolini, Aldo Garosci, Vittorio Gorresio.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;L'obiettivo che il giornale cercò di realizzare fu quello di una terza forza liberale, democratica e laica, capace di inserirsi come alternativa ai due grandi blocchi, nati in Italia dalle elezioni del 1948, quello marxista e quello democristiano. L'impegno anticomunista de "Il Mondo" fu esemplare perché condotto in nome della libertà e non della difesa di privilegi economici precostituiti. &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/TN1qhXlioAI/AAAAAAAAABU/reyK1dunWqY/s1600/logo_pannunzio.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; cssfloat: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" px="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/TN1qhXlioAI/AAAAAAAAABU/reyK1dunWqY/s320/logo_pannunzio.jpg" width="193" /&gt;&lt;/a&gt;A partire dal 1955 Pannunzio organizzò i "Convegni del Mondo" come risposta laica all'arretratezza settaria dei marxisti e alla crisi del centrismo in Italia. Essi affrontarono temi come la lotta ai monopoli, i problemi della scuola, dell'energia elettrica e del nucleare, dei rapporti tra Stato e Chiesa, dell'economia e della borsa, dell'unificazione europea.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;"Il Mondo" ebbe notevole importanza soprattutto sul piano culturale, in quanto fu la prima grande rivista di cultura stampata in rotocalco, rivolta quindi ad un pubblico notevolmente più ampio di quello tradizionale. Oltre a &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;Croce, Salvemini ed Einaudi&lt;/b&gt;, collaborarono a "Il Mondo" scrittori &lt;b style="mso-bidi-font-weight: normal;"&gt;come Mann ed Orwell, Moravia e Brancati, Soldati e Flaiano, Tobino e Comisso&lt;/b&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Sul versante non marxista e laico della cultura italiana "Il Mondo" rappresentò l'unica voce importante estranea agli schematismi politici e culturali allora predominanti. Il suo antifascismo fu sempre vivo e costante, la sua laicità mai astiosa, il suo fermo anticomunismo &lt;personname productid="mai preconcetto. Fu" w:st="on"&gt;mai preconcetto. Fu&lt;/personname&gt; accusato di essere élitario, espressione di un'aristocrazia intellettuale refrattaria alle grandi masse. E' tuttavia certo che "Il Mondo" esercitò un'influenza di gran lunga superiore alla sua tiratura. &lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"&gt;Edito inizialmente da Gianni Mazzocchi, ebbe negli ultimi dieci anni di vita come editori l'industriale Arrigo Olivetti e l'ambasciatore Nicolò Carandini che parteciparono direttamente alla vicenda politica del giornale. Pannunzio non fu solo il direttore, ma il vero ispiratore del settimanale che curava con attenzione artigianale in tutti i suoi aspetti: leggeva ogni articolo, faceva i titoli e le didascalie, sceglieva le fotografie, impaginava personalmente. Soprattutto suggeriva i temi da trattare ai molti collaboratori, in quanto egli non firmò mai nessun articolo anticipando il ruolo del moderno direttore di giornale. Sotto il profilo grafico il giornale si presentava con una eleganza tutta longanesiana, ma c'erano anche un rigore ed uno stile che superavano il giornalismo di Longanesi, di cui pure Pannunzio aveva subito il fascino.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2212585591828728348?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2212585591828728348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2212585591828728348' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2212585591828728348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2212585591828728348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/11/il-mondo-di-mario-pannunzio-ancona-23.html' title='IL MONDO DI MARIO PANNUNZIO - ANCONA 23 NOVEMBRE ORE 17,30 AULA DEL RETTORATO - PIAZZA ROMA 22'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/TN1qhXlioAI/AAAAAAAAABU/reyK1dunWqY/s72-c/logo_pannunzio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-1926333292742811414</id><published>2010-08-27T08:03:00.000-07:00</published><updated>2010-08-27T10:00:59.913-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Parco del Cardeto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><title type='text'>ATTIVARE I CITTADINI - Lettera al Direttore del Corriere Adriatico</title><content type='html'>Caro Direttore,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ho letto un interessante servizio apparso sul Corriere Adriatico di Lunedì nella Cronaca di Ancona che documentava quello stato di trascuratezza che da tempo appare evidente a quei cittadini che frequentano i parchi anconetani. Da qui prendo spunto per diverse considerazioni:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Con l’apertura del Parco del Cardeto che si aggiunge al parco di Posatora, al recupero del parco della Cittadella e diverse altre aree verdi amministrate dal Comune di Ancona, la quantità di spazi da gestire è sicuramente aumentata di molto&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- curare un parco è cosa che richiede un’attenzione quasi quotidiana ed è attività costosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- L’amministrazione comunale non dispone delle risorse sufficienti per gestire questi parchi garantendo uno standard qualitativo di eccellenza (non mi interessa in questa sede sapere se le risorse finanziare mancano perché gestite male o per oggettiva difficoltà)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- I Cittadini che frequentano i Parchi o semplicemente hanno dei vantaggi dalla loro presenza perché residenti nelle loro prossimità non sono coinvolti in alcun modo nel mantenimento del decoro, anzi, possono essere gli attori del loro decadimento utilizzandoli a volte come pattumiere o come aree di servizio per i bisogni dei loro animali domestici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato di questo combinato disposto è che tali aree rischiano di diventare la cartina di tornasole di una città (istituzioni e cittadinanza) incapace di affrontare adeguatamente le sfide che il presente e il futuro ci stanno mettendo di fronte. Una città che, nonostante i nuovi parchi, risulta essere la terza città più inquinata d’Italia e quindi d’Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno studioso dell’Università di Harvard, Banfield, ha definito la mancanza di senso civico come il problema di fondo di alcune aree sottosviluppate dell’Italia. Una delle caratteristiche salienti del sottosviluppo è proprio la mancanza di senso civico, quindi la scarsa attenzione dei cittadini alla qualità dei luoghi pubblici considerati come esterni ai propri interessi “familiari” e quindi, semmai, da sfruttare a spese degli altri. Questo comportamento, facilmente imitabile, porta a una qualità della vita pubblica e sociale sempre più bassa, quindi a costi sempre più elevati, diventando una delle cause principali del sottosviluppo economico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per cambiare la realtà che ci circonda bisogna cambiare noi stessi e non aspettare che altri, lo Stato, il Comune o, perché no, il Superenalotto risolvano i nostri problemi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che si possa partire da cose molto semplici: costituiamo dei comitati di quartiere fondati su base volontaria, che abbiano l’onere e l’onore di mantenere e vigilare sui beni pubblici, a partire dai parchi della città di loro competenza. Questi comitati potrebbero utilizzare manodopera volontaria, raccogliere fondi tra i cittadini, istituire dei premi di benemerenza per quelli particolarmente virtuosi. Il Comune potrebbe istituire un premio al comitato che ha lavorato meglio nell’anno e magari prevedere degli incentivi fiscali per chi partecipa fattivamente a queste gestioni. L’amministrazione Comunale e il Sindaco Gramillano riflettano su queste cose, inizino a chiedere con umiltà la collaborazione dei propri cittadini e a premiare i meritevoli. Attiviamo la cittadinanza e iniziamo a pensare che Ancona può diventare un modello per l’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cordiali Saluti &lt;br /&gt;Claudio Ferretti&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-1926333292742811414?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/1926333292742811414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=1926333292742811414' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1926333292742811414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1926333292742811414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/08/attivare-i-cittadini-lettera-al.html' title='ATTIVARE I CITTADINI - Lettera al Direttore del Corriere Adriatico'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-6354532464966316471</id><published>2010-08-14T02:25:00.000-07:00</published><updated>2010-08-26T05:56:11.817-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='AUSTRIACI'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Menger'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='benedeto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='CUBEDDU'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hayek'/><title type='text'>CROCE, gli AUSTRIACI ed il LIBERALISMO</title><content type='html'>In un interessante articolo apparso, col medesimo titolo in “MondOperaio”, novembre-dicembre 2003, n. 6, pp. 114-25 il professor Raimondo Cubeddu, analizza la posizione di Bendetto Croce rispetto a quella della Scuola Austriaca. Da questa&amp;nbsp;analisi deriva una critica molto forte delle posizioni di Croce e una conseguenza, la morte del liberalismo&amp;nbsp;in&amp;nbsp;Italia: Scrive Cubeddu: "Ciò detto, se per Croce l'oggetto della scienza economica sono le azioni volontarie, per Menger l'oggetto delle scienze sociali teoriche (comprensive della 'scienza economica esatta') sono le conseguenze inintenzionali che seguono alle azioni umane intenzionali. La tesi 'austriaca' può così può essere d'aiuto per capire come mai, partendo dall'intenzione di&amp;nbsp;provocare la morte del marxismo teorico, in Italia si sia finito, tagliandone le radici, per provocare invece quella del liberalismo."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi le conclusioni del Prof. Cubeddu: ....Così esposta, ovvero con le parole di Menger, mi chiedo se veramente la critica di&amp;nbsp;Croce e la sua interpretazione della nascita della scienza economica possano valere anche per gli 'Austriaci' dato che, nella loro concezione dell'attività economica e delle istituzioni a cui essa dà vita, non vi sono elementi che possono configurarla come una teoria utilitaristica ed edonistica se non nel significato che Croce dava a quei concetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certamente Croce era un filosofo originale, ma resta il dubbio che quel che può valere per la teoria dell'azione e del valore della scuola economica classica, ed anche di Gossen e di Jevons, non possa essere automaticamente esteso alla Scuola Austriaca e alla sua teoria dell'azione umana, dei valori soggettivi e delle istituzioni sociali. Infatti, la 'teoria dei valori soggettivi', non è altro se non una teoria della conoscenza e della scelta in regime di scarsità, che si fonda sulla radicale contestazione della teoria economica classica e del suo &lt;br /&gt;utilitaristico, onnisciente, ed in definitiva famigerato homo oeconomicus che Hayek definisce un prodotto della teoria economica classica estraneo a quella 'austriaca': una «nostra [degli economisti] vergogna di famiglia che abbiamo esorcizzato con la preghiera e il digiuno». &lt;br /&gt;Sempre nella prospettiva 'austriaca', viene perciò da chiedersi se diritto, etica e stato, che sono il risultato 'irriflesso' degli scambi e dei 'naturali' tentativi individuali di assicurarsi una sopravvivenza, possano mai disporre della conoscenza necessaria per correggere il mercato. Ovvero, in termini neo-istituzionalistici, se possa mai funzionare, e con quali 'costi di transazione', un sistema edonistico ed utilitaristico nella sfera del &lt;br /&gt;soddisfacimento dei bisogni, ed 'etico' (ma esattamente cosa vuol dire?) nella sfera dei comportamenti politici. Quali i costi della sovrapposizione, che in questo caso appare forzata, dei due sistemi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non mi dilungo oltre, ma spero che possa essere chiaro perché, uno che ha studiato due soluzioni 'integrate' (teoria dell'azione in condizioni di scarsità, soddisfacimento dei bisogni, teoria delle istituzioni e teoria politica) non possa più ritenere soddisfacente e feconda la soluzione crociana la quale presuppone che nel secondo momento (eticopolitico) gli stessi individui abbiano a disposizione una conoscenza maggiore di quella di cui dispongono nel primo (soddisfacimento dei bisogni) quando temporalmente non è possibile distinguere i due momenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia convinzione, in definitiva, è &lt;br /&gt;1) che la recezione della confusione che Pantaleoni fa in quegli anni tra Jevons e Menger si sia trasmessa a Croce il quale ne deduce il carattere edonistico, utilitaristico, atomistico e quantitativo di tutta la scienza economica;&lt;br /&gt;2) che non è un caso se a rivitalizzare il liberalismo sia stata proprio quella 'Scuola Austriaca' che era già uscita dalle secche nella quale lo avevano condotto da una parte la scuola classica con la sua teoria dell'azione e del valore, e dall'altra parte Croce col suo tentativo di superare tale impasse distinguendo tra liberismo e liberalismo;&lt;br /&gt;3) che oggi il maggior difetto che può essere individuato nel liberalismo di Croce è: &lt;br /&gt;a) di non aver una teoria dell'azione umana e delle istituzioni;&lt;br /&gt;b) di non avere una teoria dei diritti individuali; &lt;br /&gt;c) di fondarsi su una discutibile e discussa interpretazione della nascita della scienza economica e della tradizione individualistica e liberale (si pensi alla questione del diritto naturale), da cui non poteva nascere che una parimenti discutibile teoria del liberalismo; &lt;br /&gt;d) di non contenere, come sostiene Sebastiano Maffettone, una "teoria normativa della politica".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-6354532464966316471?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/6354532464966316471/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=6354532464966316471' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6354532464966316471'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6354532464966316471'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/08/croce-gli-austriaci-ed-il-liberalismo.html' title='CROCE, gli AUSTRIACI ed il LIBERALISMO'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-4241229351303935029</id><published>2010-07-17T04:48:00.000-07:00</published><updated>2010-07-17T04:48:46.054-07:00</updated><title type='text'>Intervista al nostro membro d'onore Piero Ostellino del 15.07.10</title><content type='html'>&lt;br /&gt;INT. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piero Ostellino &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;giovedì 15 luglio 2010 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella serata di ieri il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, coinvolto nell’inchiesta sull’eolico, si è dimesso. È mio interesse tutelare il governo, ha detto. Diventa così ancora più aggrovigliato il momento di crisi che attraversano il governo e il partito di maggioranza: entrambi minati dalle indagini e dalle correnti interne, mentre appare in difficoltà la leadership di Berlusconi, che non riesce ad avere ragione di uno scenario sempre più frammentato e quanto mai incerto. Parla Piero Ostellino, editorialista del Corriere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima Scajola, poi Brancher, ieri Cosentino. Le indagini puntano a isolare sempre di più Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non credo. Sono casi giudiziari specifici che attengono a vicende complesse ma individuali. È evidente che siamo entrati in una fase segnata apparentemente dal declino di Berlusconi e dalla corsa alla successione. Anche se Berlusconi, a mio parere, non ha nulla da temere dai sommovimenti interni al suo partito. In realtà lo scacco del premier è più profondo e sta nell’aver ceduto alle logiche del paese corporativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In ogni caso il premier appare in difficoltà e non sembra capace di costruire una sintesi politica. questa crisi è causa o effetto dell’appannamento di leadership di Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile dirlo. In realtà Berlusconi non è mai stato in grado di pervenire ad una sintesi, perché non ne ha la cultura politica. È uno straordinario uomo d’affari che ha governato e governa il paese con la sua leadership carismatica. Sul resto la mia posizione è nota: risultati parziali ci sono stati, ma Berlusconi non ha saputo realizzare la rivoluzione liberale, basata innanzitutto sulla riduzione dell’eccessiva pressione fiscale, che aveva promesso. A questo sostanziale fallimento ha tentato di sopperire con una politica dell’annuncio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei ha scritto di recente che il paese è spaccato tra un’Italia progressista che invoca lo stato di polizia (“intercettateci tutti”) e una moderata che confida nel demiurgo. Se la rivoluzione liberale di Berlusconi è archiviata, cosa c’è al suo posto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paese di sempre: lo stesso paese che nel 1943, all’atto della sfiducia di Mussolini, era in gran parte fascista e che il giorno dopo si ritrovò in gran parte comunista. Un paese che ha cambiato la casacca e il colore della camicia, ma che sotto è rimasto in gran parte quello di prima. Poco importa che si dichiari laico o democratico antifascista: il nostro resta tutto sommato un paese fascista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quale sarebbe la caratteristica del nostro fascismo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto che gli italiani non credono nelle libertà e nelle conseguenti responsabilità. Noi non siamo cittadini, la nostra massima ambizione è quella di essere governati come sudditi. Basti pensare all’enormità di divieti e alla violazione di diritti individuali che informano la nostra vita pubblica, dall’inversione dell’onere della prova a carico dell’accusato in materia fiscale all’esecutorietà della sanzione amministrativa, e tutto senza che noi battiamo ciglio. La crisi del berlusconismo è una delle tanti disillusioni di questo paese: il demiurgo doveva risolvere i problemi ma non l’ha fatto, e per una ragione molto semplice e cioè che il paese, in fondo, nemmeno voleva che fossero risolti. Berlusconi stesso si è prontamente adeguato al paese: lo rispecchia, ed è questa la ragione del suo successo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esiste però una stampa ferocemente antiberlusconiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questa stampa alimenta un’antipolitica paradossalmente funzionale alla perpetuazione di questo fascismo. Si potrebbe ritenere che tenga vivo l’«antifascismo», ma non si ricorderà mai abbastanza che l’antifascismo ideologico è determinato interamente dalla sua opposizione al fascismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la sinistra?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unica cosa che la tiene in piedi è l’antiberlusconismo: il gridare al tiranno e all’attentato contro la libertà di informazione. La sinistra non ha identità, non ha idee, non sa nemmeno lei stessa cosa vorrebbe. In realtà essa non c’è più: è scomparsa. I giornali non inducono a riflettere su questo stato di cose. Sono pro o contro Berlusconi, ma chi parla delle decisioni illiberali che mortificano il cittadino? Chi ha parlato a fondo delle ultime leggi approvate dal parlamento in materia fiscale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito del caos attuale lei ha scritto di una «sindrome di Weimar» e dei suoi potenziali rischi. Quali sono?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fronte ad una politica che non riesce più ad avere un ruolo di direzione, di fronte al fatto che sono le corporazioni che governano il paese, e che la stessa funzione pubblica è diventata una corporazione, come si vede dal conflitto tra il potere centrale e le regioni, sale nell’opinione pubblica il desiderio di una tecnocrazia che decida sulla base di una visione scientifica, e perciò astratta, della società. Il primo atto di una tecnocrazia è fare a meno della sovranità popolare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non potrebbero essere i tecnocrati a risolvere finalmente i problemi del paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, perché la tecnocrazia attuerebbe l’ennesimo tentativo di applicare alla realtà sociale una formula razionalistica, mentre la risoluzione dei problemi può scaturire solo dalla libertà. Se non si ha fede nella capacità degli uomini di decidere individualmente e soggettivamente, ciascuno secondo i propri interessi, le proprie preferenze, la propria concretezza, il proprio stile di vita e la propria esigenza di felicità, resta solo il razionalismo e quindi l’oppressione. Ci devono essere meno regole possibili: solo quelle che ci impediscono, nel perseguire il nostro ideale di felicità, di arrecare un danno agli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha ragione o no Berlusconi nello stigmatizzare un’offensiva «giacobina e giustizialista»?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che ci sia una parte minoritaria, sottolineo minoritaria, della magistratura che persegue un disegno egemonico animata da una visione provvidenzialistica della giustizia, è un fatto acquisito per chi è libero da preconcetti. Oggi certi magistrati sono alla ricerca del peccato, non del reato. Cosa vuol dire che l’accusato è «reticente nell’accettare i fondamenti dell’accusa»? È un suo diritto rifiutarli, perché mai dovrebbe accettarli? Il magistrato deve condannare i reati sulla base del codice, non sulla base della sua concezione di società. In questo Berlusconi ha ragione, c’è una magistratura giacobina. Ma il dramma è che questo riguarda molto più il cittadino comune che non Berlusconi e i suoi problemi con la giustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima lei ha detto che Berlusconi ha ceduto alle logiche corporative. Cosa intende?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia il potere politico, per secoli comunale, infine diventato statuale con l’unità d’Italia, ha sempre svolto un ruolo di mediazione tra le corporazioni. Questa mediazione è storicamente consistita nel distribuire le risorse esistenti ai vari partecipanti, secondo criteri soggettivi. La crisi economica però ha privato il potere di risorse da ridistribuire ed esso è diventato una corporazione in guerra con le altre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo che c’entra con la leadership di Berlusconi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’entra per il fatto che la crisi attuale non riguarda solo la politica, il caos dentro il Pdl per intenderci: essa riflette quello che sta accadendo nella società italiana. La sua natura corporativa è esplosa e si ripercuote a livello politico, frammentandolo. Il potere politico è anch’esso alla ricerca di risorse e lo scontro in atto con le regioni può essere letto così: corporazioni locali che si ribellano alla corporazione centrale. Con l’effetto di acuire la conflittualità sociale, ampliandola. Attualmente Berlusconi è debole perché è prigioniero delle corporazioni organizzate, oltre che di se stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa guerra corporativa qual è il ruolo della Lega?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Lega è l’unica forza ad aver capito realmente che il corporativismo è la vera essenza della realtà italiana, e la sua vocazione storica è quella di tradurre il corporativismo localistico in una domanda di «secessione democratica». Il meridionalismo separatista pretendeva che lo stato ripagasse il sud per i danni che esso aveva ricevuto dall’unificazione. Lo stesso sta ora avvenendo al nord, in senso opposto: il corporativismo giustifica l’esigenza di secessione, proprio perché la miglior tutela avviene a livello locale. Tradotto: non possiamo più sostenere una parte del paese a nostre spese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il federalismo non può sancire a livello costituzionale uno stato di cose più equilibrato?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarebbe la sua funzione storica, ma scattano a questo punto le tare materiali della realtà italiana: ci sono regioni del sud che non essendo in grado di amministrarsi non si assumeranno mai la responsabilità del loro autogoverno, e pretenderanno di essere sovvenzionate dal potere centrale. E il nord questo non potrà accettarlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torniamo a Berlusconi. Fini può prendere il suo posto?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;No, se lo tolga dalla testa. Al momento attuale non c’è nessuno che possa prendere il posto di Berlusconi, ammesso che egli non faccia grosse sciocchezze e rimanga sul filo della ragionevolezza. Berlusconi non ha successori. Tantomeno può succedergli un ex missino, per quanto ravveduto. Può accadere che un ex comunista arrivi alla presidenza del Consiglio, ma è destinato a starci poco, perché l’Italia non ha nostalgia degli eredi delle ideologie totalitarie del ’900. Ciò non toglie che abbia nostalgia per l’ordine e la disciplina, tratti caratterizzanti del fascismo. Diciamo meglio: l’Italia è fascista indipendentemente dalla nostalgia per i leader fascisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fortuna che in Italia c'è ancora qualcuno che dice qualcosa di autenticamente liberale. &lt;br /&gt;Commento finale e inserimento dell'articolo da parte di Riccardo Rinaldi &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-4241229351303935029?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/4241229351303935029/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=4241229351303935029' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4241229351303935029'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4241229351303935029'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/07/intervista-al-nostro-membro-donore.html' title='Intervista al nostro membro d&apos;onore Piero Ostellino del 15.07.10'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7535210191339730519</id><published>2010-06-17T12:24:00.000-07:00</published><updated>2010-06-17T12:24:15.115-07:00</updated><title type='text'>Intervista Piero Ostellino 17 giugno 2010</title><content type='html'>&lt;br /&gt;SCENARIO/ Ostellino: non bastano i tagli a salvarci dagli errori di Togliatti e Dossetti &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INT. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Piero Ostellino &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;giovedì 17 giugno 2010 &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«Alla base delle principali questioni che stanno interrogando il Paese in questo particolare momento storico c’è, a mio parere, un problema culturale, prima ancora che politico o economico». È questo il filo rosso, secondo Piero Ostellino, che lega la crisi economica alle affannose manovre per far tornare i conti e per condividere tagli e sacrifici, fino ad arrivare alla complicata trattativa della Fiat a Pomigliano. «Paghiamo il prezzo di una cultura di matrice cattolico-dossettiana e comunista alla base della nostra Costituzione, liquidativa delle libertà economiche, fortemente anti-individualistica e illiberale. Dietro una parvenza di solidarismo si nasconde però una profonda vocazione totalitaria tipica di quella cultura d’origine. I nostri guai, a mio parere, nascono da lì».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Presidente del Consiglio poco tempo fa ha definito la Costituzione “un inferno”. Non rischia di diventare il capro espiatorio dei problemi del Paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non penso proprio. Dopo averla studiata a fondo sono arrivato a una conclusione: è una Costituzione programmatica, tipica delle costituzioni totalitarie del ‘900. A differenza di quelle procedurali e liberali, non si limita a fissare le regole del gioco, ma decide pesantemente come il gioco si debba svolgere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È giunto il momento di mettergli mano o è ancora “intoccabile”?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Costituzione non dovrebbe esserlo per definizione. Thomas Jefferson diceva che ogni generazione ha il diritto di cambiarla. Nel nostro Paese, invece, viene considerata intoccabile da tutti quelli che campano dello status quo: sindacati che non imparano dalla storia, docenti di diritto costituzionale che hanno costruito la loro fortuna su questa presunta “intoccabilità”, politici e manager con una spiccata vocazione autoritaria che credono in una società eterodiretta, senza alcuno spazio per la libertà individuale. In poche parole, quanto di peggio esista nella cultura politica di questo Paese. Chiamiamoli con il loro nome: reazionari contrari alle libertà individuali, legati all’ancien régime e quindi anacronistici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alcuni sindacati, a cui ha fatto riferimento, pongono un problema di incostituzionalità anche riguardo all’accordo proposto dalla Fiat a Pomigliano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisognerebbe capire, a questo punto, se esistono davvero i termini d’incostituzionalità, d’altra parte potremmo iniziare ad ammettere che è proprio la Costituzione a lasciare spazio a molte ambiguità. Come dicevo prima, è figlia del solidarismo cattolico dei Dossetti, dei Fanfani e dei comunisti alla Togliatti, con l’aggravante di essere stata scritta quando ancora si guardava al comunismo come al superamento del capitalismo. Non stiamo a dilungarci su come sia andata a finire, il problema è che siamo ancora fermi lì, a una Carta che da un lato riconosce alcuni principi liberali, dall’altra li condiziona alle astrazioni ideologiche tipiche di quel mondo e di quel tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando all’accordo, secondo Tito Boeri è inevitabile e necessario, ma rende ancora più indispensabile una seria riforma delle regole di contrattazione e di rappresentanza sindacale. Lei è d’accordo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È un problema da risolvere, ma in un secondo momento. Prima di tutto bisogna porre i lavoratori di fronte al nodo vero: il rapporto di causa ed effetto tra costi e ricavi in un processo capitalistico. Se questo non si comprende si confondono ruoli e funzioni, doveri e diritti. Il movimento operaio e la sinistra dovrebbero iniziare a fare i conti con la propria cultura politica o almeno con l’osservazione dei dati e della realtà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa intende?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti sanno che la produttività degli stabilimenti Fiat in Italia è più bassa rispetto a quella di Polonia o Brasile. Nel nostro Paese, infatti, si producono meno automobili con un numero di lavoratori maggiore. Se non si capisce il nesso elementare tra costi e ricavi non si può capire che siamo davanti a un bivio: o si alza la produttività o la Fiat sarà costretta a spostare lo stabilimento. Ecco perché la proposta dell’azienda torinese, a mio parere, è ragionevole. Purtroppo però la Fiom paga lo scotto di questo ritardo culturale e non sembra aver compreso ancora il processo di accumulazione capitalistico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sinistra il dibattito si è aperto, secondo Bertinotti la sinistra stessa, moderata o radicale che sia, sarebbe “morta”, lontana dalla Fiom e da Pomigliano e forse troppo impegnata con i post-it contro il ddl intercettazioni&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È la constatazione di uno stato di smarrimento che la sinistra italiana vive da quando ha perso il proprio punto di riferimento culturale, la rivoluzione. Dopo aver capito che non è un obiettivo perseguibile in un paese occidentale, democratico e di mercato ha perso anche il suo riferimento storico, l’Unione sovietica, l’incarnazione del “successo” storico della rivoluzione. La crisi della socialdemocrazia non gli ha permesso poi di cambiare pelle. Il sistema era ormai malato di un welfare portato alle estreme conseguenze, di un eccesso di tassazione e di spesa pubblica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad oggi, la sinistra non ha un referente culturale, è incapace di elaborare una nuova cultura politica autonoma e sembra ancora vittima del suo vizio d’origine, del suo peccato originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il fatto di essere fondata su posizioni massimaliste come la palingenesi rivoluzionaria, il cambiamento della società, l’illusione dell’uomo etico, buono e disinteressato, che nella realtà però non esiste. Il ritardo è notevole dato che nel 1651 se n’era già accorto Hobbes, che nel “Leviatano” risolveva l’homo homini lupus affidando il comando al despota, mentre dopo di lui Locke sceglieva la strada del consenso e del processo democratico. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A proposito della crisi di un modello esasperato di welfare a cui faceva riferimento prima, l’Europa oggi chiede a tutti gli stati delle pesanti manovre correttive per evitare il fallimento… &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo stato sociale, che è la forma dello stato moderno, è entrato in crisi: da un lato spende più di quello che potrebbe, dall’altro impone una tassazione al di là di ciò che dovrebbe, riducendo così la libertà dei cittadini. È interessante però notare che ancora una volta per risolvere i problemi che abbiamo ignorato per anni siamo costretti ad aggrapparci a un vincolo esterno. Un modo di procedere che però non è esente da rischi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cosa si riferisce?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Europa ha dimostrato di funzionare se gli stati riescono a risolvere i propri problemi. Se lo stato moderno entra però in una crisi così profonda, il rischio di affossare l’Europa c’è, soprattutto se ci accorgiamo di averla costruita con i difetti dello stato moderno stesso: centralismo, burocrazia e verticismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A partire da queste premesse che scenari si aprono secondo lei?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stati nazionali usciranno dalla crisi con gravi difficoltà, mentre l’illusione di uno stato europeo sovranazionale in grado di difenderci da un mondo dove non si fanno più guerre per conquistare territori e fare affari, ma dove la finanza scavalca bellamente i confini nazionali, si è rivelata illusoria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Secondo lei, come sta rispondendo l’Italia alle richieste dell’Europa? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando si operano tagli indiscriminati, così come quando si elargiscono sussidi a pioggia non si realizza giustizia sociale, ma si penalizzano le regioni virtuose. Ecco perché condivido la protesta dei governatori. Io sarei addirittura più deciso di loro: le regioni non virtuose, quelle che, per intenderci, non sono nemmeno in grado di fornire il bilancio della sanità, devono essere commissariate. Lo stato centrale su questo deve essere inflessibile all’interno di un quadro di sussidiarietà e federalismo fiscale. Non può esserci libertà senza responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da ultimo, lei ha sottolineato molti aspetti di una crisi culturale di fondo. Inevitabile chiederle se secondo lei saremo in grado di uscirne e come.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confesso di non essere molto ottimista. Per uscire da questa crisi servirebbe una “rivoluzione culturale”. Le giovani generazioni non hanno mai conosciuto il liberalismo, la democrazia liberale, il merito. Il riscatto può partire da loro e passerà sicuramente dalla scuola. Per ora ognuno sembra portare l’acqua al suo mulino sulla base di un’idea di democrazia del tutto personale o, al massimo, corporativa&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non poteva mancare questa intervista del nostro Membro d'Onore Piero Ostellino nel nostro BLOG.&lt;br /&gt;Per noi del Centro Studi Liberali B. Croce ogni volta che lui rilascia una intervista è come quando la luce del faro girando a 360 gradi ci colpisce negli occhi.&lt;br /&gt;Articolo riportato da Riccardo Rinaldi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7535210191339730519?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7535210191339730519/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7535210191339730519' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7535210191339730519'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7535210191339730519'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/06/intervista-piero-ostellino-17-giugno.html' title='Intervista Piero Ostellino 17 giugno 2010'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3723603165803407787</id><published>2010-06-04T09:07:00.000-07:00</published><updated>2010-06-04T09:07:19.972-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sociologia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro femminile'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia fatta in casa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ichino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='donne'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Ichino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alberto Alesina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alesina'/><title type='text'>L'ITALIA FATTA IN CASA - di Alberto Alesina e Andrea Ichino</title><content type='html'>Comunicato Stampa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 21 giugno 2010 alle ore 17,30 ad Ancona presso la Loggia dei Mercanti avrà luogo una tavola rotonda con Andrea Ichino, Maria Paola Merloni ed Emmanuele Pavolini sul libro: L’Italia fatta in casa. Indagine sulla vera ricchezza degli italiani, scritto da Alberto Alesina (Harvard University) e Andrea Ichino (Università di Bologna) e pubblicato da Mondadori. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’evento è organizzato dal Centro Studi liberali Benedetto Croce di Ancona con il patrocinio del Comune di Ancona, in collaborazione con il C.I.F. – Centro Italiano Femminile e con il contributo di Auto 90.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stando alle statistiche Il prodotto interno lordo pro capite è più basso confrontato con quello di altri paesi come USA, Norvegia e Spagna. Basta questo per rilevare che la situazione dell’Italia è peggiore? Da cosa è composta la qualità della vita made in Italy, che pure risulta comunque essere uno standard appetibile in tutto il mondo? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Italia c’è ancora disparità tra uomini e donne per la divisione del lavoro, i salari e le pensioni, le possibilità di carriera, secondo il modello tradizionale “Uomini in ufficio e donne a casa”. Cosa vogliono davvero le italiane e gli italiani? Quanti di loro sono disposti al cambiamento per riportare la situazione in equilibrio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto le istituzioni in Italia modificano la società e quanto invece la società determina l’operato delle istituzioni? La creazione del bene pubblico è ancora ostacolata come un tempo dal modello di sviluppo familiare, basato sulla fiducia nel privato e la diffidenza ad intraprendere con gli estranei?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli autori del libro analizzano il ruolo della famiglia nel sistema produttivo italiano nell’ambito del mercato del lavoro, del sistema universitario, della struttura del welfare state, della governance nelle aziende considerando anche la condizione della donna, dei bambini e degli anziani, il senso civico, la fiducia nelle regole e nelle istituzioni e le differenze di sviluppo tra nord e sud.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un’indagine puntuale e un dibattito serviranno a far luce sulla vera ricchezza degli italiani: la produzione italiana non rilevata dalle statistiche e la mancata produzione causata da modelli di sviluppo privatistici ereditati dal passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancona, giugno 2010.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3723603165803407787?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3723603165803407787/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3723603165803407787' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3723603165803407787'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3723603165803407787'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/06/litalia-fatta-in-casa-di-alberto.html' title='L&apos;ITALIA FATTA IN CASA - di Alberto Alesina e Andrea Ichino'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-1065986235108113278</id><published>2010-06-04T02:23:00.000-07:00</published><updated>2010-06-12T07:58:08.660-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bruno Leoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pretesa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><title type='text'>IL DIRITTO COME PRETESA PER BRUNO LEONI</title><content type='html'>Giovedì scorso, durante la riunione del direttivo aperto, ho promesso a chi mi sedeva accanto che avrei messo sul blog una breve trattazione del concetto di diritto come pretesa che è forse l'aspetto più conosciuto del pensiero di Bruno Leoni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va detto anzitutto che egli sviluppa questo concetto lungo tutta la sua vita di studioso della materia e quindi le prime bozze del concetto sono già presenti, in forma assai primitiva, anche nei suoi primi scritti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La materia è molto complessa perchè abbraccia tutto l'arco di scienze di cui Leoni si è occupato, ma volendo limitarsi all'essenziale va riferito che Leoni fonda il suo pensiero su due fonti primarie:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quella sociologica che gli veniva da una ampia condivisione dei lavori di Weber e di Ehrlich e quella economica basata sulla più volte ribadita adesione alla nota Scuola Austriaca, vale a dire, per intenderci quella di Mises e di Hayek.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leoni contrappone alla teoria normativistica, allora predominante in Italia e nel continente europeo, la cui fondazione può essere attribuita a Kelsen, il recupero del cosiddetto diritto naturale con l'aggiunta di proprie considerazioni che lo porteranno appunto a definirlo diritto come pretesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli obietta che la teoria normativistica non tiene conto che l'osservanza o meno di una norma è qualcosa che accade nella realtà, ossia è un “insieme di eventi psicologici a cui corrispondono comportamenti osservabili, e non semplicemente una proposizione o un insieme di proposizioni linguistiche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo significa che le norme diventano espressioni di usi, ed è quindi possibile verificare la loro corrispondenza, o dissonanza, rispetto a questi usi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Può cioè accadere che esista un diritto"vivente" contrapposto al diritto "vigente" e che quindi gli schemi di previsione delle azioni umane non corrispondono a quelli previsti dalle leggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò non toglie che egli si preoccupi di dare valore oggettivo e universale alle conclusioni alle quali approda.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli obietta che comportamenti effettivi degli individui sono orientati secondo determinati criteri presenti alla mente degli individui: in particolare secondo determinati schemi previsivi e secondo determinate pretese che, come tali, possono considerarsi eventi psicologici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è un passo degli scritti di Leoni che meglio di tutti chiarisce il punto di vista:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“riassumendo, “sociologia comprendente” nel senso weberiano vuol dire spiegazione delle azioni umane in base ad un’interpretazione che il significato è quello dato dalla persona che le compie, quindi in base ad un accertamento degli scopi che questa persona si propone nell’agire. Questo accertamento implica la considerazione di certe aspettative che sono riconnesse a questi scopi. Se io mi propongo lo scopo di comprare una cosa, io mi attendo e quindi pretendo che ci sia chi me la vende, o meglio che chi la vende la venda a me. Quindi questi scopi sono riconnessi con aspettative. […] &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il residuo insolubile dal quale parte la sociologia comprendente è l'individuo. In altri termini il canone metodologico fondamentale della sociologia comprendente di Weber è l'individualismo inteso come procedimento mediante il quale tutti gli eventi si spiegano tentando di accertare i significati che determinati singoli individui agenti attribuiscono alle loro azioni”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come si vede si tratta di un concetto assai simile a quello elaborato dalla Scuola Austriaca, in particolare alla teoria dell'individualismo e alle sue implicazioni in tutte le scienze umane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo importante rilievo di Leoni, connesso alla già citata critica del normativismo, è l'individuare nel diritto un importante elemento di soggettività, riconducibile al fatto che chi rivendica un diritto pretende anzitutto il verificarsi di un comportamento altrui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un passo in cui egli chiarisce meglio è il seguente:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“il concetto cui sembra riducibile il termine diritto, così come viene usato nel linguaggio ordinario, è quello che potrebbe definirsi la richiesta di un comportamento altrui corrispondente ad un nostro interesse […] e considerato inoltre come probabile – o comunque più probabile di altri – nell’ambito di convivenza organizzata cui apparteniamo entrambi (noi e la persona il cui comportamento è oggetto di pretesa), nonché in ogni caso come determinabile mediante un nostro intervento (presso tale persona o presso altre) in base ad un potere di cui noi, che formuliamo la richiesta, ci consideriamo dotati”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' dunque per Leoni la pretesa che fa sì che un obbligo sia giuridico e gli obblighi giuridici possono nascere solo in corrispondenza di pretese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leoni quindi individua i quattro elementi che una pretesa deve annoverare:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pretesa deve contenere un favorevole giudizio di probabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggetto di pretesa saranno eventi umani non necessari nè impossibili (poichè sarebbero naturalmente o inutili o impossibili da pretendere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su questo tema Leoni sfrutta i molteplici suoi studi giovanili su Pascal, Bernouilli e Leibniz e sul tentativo di sottoporre il comportamento umano a leggi probabilistiche prettamente matematiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo elemento da considerare è l'intervento, o meglio la “disposizione della persona che pretende ad ottenere con un qualche tipo di intervento il comportamento preteso, qualora esso non si verifichi spontaneamente”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo elemento è in realtà una specificazione del secondo, e consiste nel potere di intervento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il quarto elemento costitutivo della pretesa è l'interesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si ha una pretesa solo nel momento in cui qualcuno ritiene utile il verificarsi di un certo comportamento e dunque lo pretende.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leoni però chiarisce che fin qui ci troviamo nel campo della pretesa di tipo soggettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Affinchè essa diventi pretesa giuridica è necessario trasformarla in forma oggettiva o meglio che divenga probabilisticamente oggettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo requisito è quindi che ad essa faccia riscontro una probabilità di tipo oggettivo, cioè che essa abbia alta probabilità oggettivamente di riuscita indipendentemente da quello che pensa il richiedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare un esempio anche la pretesa di un rapinatore ha una forte probabilità di essere soddisfatta (per il rapinatore), ma non per questo è giuridica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve esserci un alto consenso comunitario a renderla effettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo requisito è quindi che quella richiesta venga avanzata in un certo ambito ben prestabilito che la renda realizzabile alla luce del contesto specifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi sono i passaggi che fanno diventare la pretesa un diritto oggettivo e quindi valutabile a posteriori tanto che il Leoni definisce il diritto come un fenomeno storico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dicevo in apertura il concetto è complesso ed è fondato su un ragionamento per gradi che Leoni sviluppa in tutti i suoi lavori e che vanno a sfociare nei principi che ho tentato maldestramente di riassumere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo un limite di Bruno Leoni è quello che per capirlo ed apprezzarlo davvero è necessario possedere una conoscenza completa, o quasi, delle sue opere e che la sua tragica scomparsa a soli 54 anni non gli hanno consentito probabilmente di raccogliere lui in qualche opera omnia il frutto delle sue decennali meditazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il suo libro più famoso "Freedom and the laws" non consente di ridurre schematicamente il suo eterodiretto pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Riccardo Rinaldi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-1065986235108113278?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/1065986235108113278/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=1065986235108113278' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1065986235108113278'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1065986235108113278'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/06/il-diritto-come-pretesa-per-bruno-leoni.html' title='IL DIRITTO COME PRETESA PER BRUNO LEONI'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3809437280489077293</id><published>2010-05-12T12:33:00.000-07:00</published><updated>2010-05-12T12:33:50.730-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pavolini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Italia fatta in casa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Andrea Ichino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Merloni'/><title type='text'>Percorsi Liberali: IL Prof. ICHINO presenta L'ITALIA FATTA IN CASA - Ancona, 21 giugno 2010 ore 17,30</title><content type='html'>ANDREA ICHINO Professore ordinario all’Università di Bologna presenta il libro "L’ITALIA FATTA IN CASA Indagine sulla vera ricchezza degli italiani"&lt;br /&gt;Interverranno:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MARIA PAOLA MERLONI Deputato Parlamento Italiano&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;EMMANUELE PAVOLINI Professore di sociologia all’Università di Macerata&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lunedì 21 giugno 2010 alle ore ore 17,30 presso il Rettorato dell’Universita’ Politecnica delle Marche&lt;br /&gt;Piazza Roma 22&amp;nbsp; ANCONA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3809437280489077293?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3809437280489077293/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3809437280489077293' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3809437280489077293'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3809437280489077293'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/05/percorsi-liberali-il-prof-ichino.html' title='Percorsi Liberali: IL Prof. ICHINO presenta L&apos;ITALIA FATTA IN CASA - Ancona, 21 giugno 2010 ore 17,30'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2173139204396098245</id><published>2010-05-01T11:20:00.000-07:00</published><updated>2010-05-01T11:20:29.438-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertà'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Informazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture Dialogiche'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Indro Montanelli'/><title type='text'>LETTURE DIALOGICHE SU DEMOCRAZIA, LIBERALISMO, LIBERTA' DI INFORMAZIONE</title><content type='html'>Il Centro Studi Liberali B. Croce di Ancona ha organizzato una serie di incontri con gli studenti delle scuole superiori aventi per oggetto letture dialogiche sulla democrazia, il liberalismo e la libertà di informazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 15 aprile alle ore 15,30 il Prof A Luccarini ha parlato sul tema origini e sviluppo della democrazia a partire dalla lettura del libro “La democrazia in trenta lezioni” di G. Sartori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 22 aprile alle ore 15,30 il Prof. R. Morelli ha parlato sul tema il liberalismo e il suo rapporto con la democrazia a partire dalla lettura del libro “Lo stato canaglia” di P. Ostellino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì 29 aprile alle ore 15,30 il Prof. L. Brunelli ha parlato sul tema la libertà di informazione in uno stato democratico a partire dalla lettura dei libri “ La mia eredità sono io” di I. Montanelli e “Montanelli. L’anarchico borghese”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli incontri si sono svolti presso la Casa delle Culture sita in Via Vallemiano – Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al termine di ogni conferenza è stato rilasciato agli studenti un attestato di partecipazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La manifestazione ha riscontrato un buon successo con una presenza media di oltre 50 studenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(di Riccardo Rinaldi)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2173139204396098245?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2173139204396098245/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2173139204396098245' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2173139204396098245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2173139204396098245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/05/letture-dialogiche-su-democrazia.html' title='LETTURE DIALOGICHE SU DEMOCRAZIA, LIBERALISMO, LIBERTA&apos; DI INFORMAZIONE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2428084513272143825</id><published>2010-03-25T11:19:00.000-07:00</published><updated>2010-03-25T11:29:01.612-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Antonio Martino; Politica Liberale; Governo Liberale; liberalismo'/><title type='text'>UN ESEMPIO RARO DI POLITICA LIBERALE</title><content type='html'>Colgo l'occasione per segnalare un articolo, apparso sul Foglio, a firma dell'ex Ministro Antonio Martino che dimostra quanto sia difficile governare seguendo principi liberali&amp;nbsp;o semplicemente&amp;nbsp;usando il buon&amp;nbsp;senso. E' utile osservare che il Prof. Antonio Martino ebbe vita difficile, molto difficile,&amp;nbsp;sia con l'opposizione di Centro Sinistra che con il suo governo di Centro Destra. Il finale è straordinario perchè chiarisce bene il perchè di alcuni atti di governo apparentemente insensati. E detto da chi è stato nella stanza del bottoni ha una valenza in più. Grazie Prof. Martino! Temo che le sia, e ci sia,&amp;nbsp;costato molto, infatti non è più al Governo di questo paese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;"Di Antonio Martino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;31 gennaio 2010 &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Meno male, ho perso l'aereo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Le rivelazioni di Antonio Martino sull'affare Airbus A400M &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L'ex titolare della Difesa ricorda sul Foglio come e perché ci sfilammo dal consorzio europeo &lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il 22 gennaio scorso le agenzie hanno dato notizia che si era concluso con un nulla di fatto l’incontro di due giorni tenuto a Berlino dai rappresentanti dei paesi clienti del programma A400M sul futuro del progetto. In particolare, il ministro della Difesa della Repubblica federale di Germania, Karl Theodor zu Guttenberg, aveva definito inaccettabile l’opzione di ricevere un minor numero di aerei A400M per il prezzo stabilito di 20 miliardi di euro. “Ottenere meno per gli stessi soldi per me è inaccettabile” era stato il lapidario commento di Guttenberg.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La vicenda aveva attirato l’interesse degli organi d’informazione nei giorni precedenti. Per esempio, il 6 gennaio in un lungo articolo significativamente intitolato “Airbus minaccia di bloccare l’A400M” il Sole 24 Ore dava conto delle difficoltà del programma e del suo incerto futuro. Per chi non lo sapesse, l’aereo in questione dovrebbe essere dedicato al trasporto militare e rappresentare un primo esempio d’iniziativa europea in materia d’industria della difesa. Il consorzio dell’aereo, istituito nel 1970 (sic) è composto da sette paesi – Germania, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Belgio, Lussemburgo e Turchia – e ha recentemente incontrato difficoltà che hanno fatto aumentare i costi previsti di 5,3 miliardi di euro. Airbus sarebbe disposta ad accollarsi al massimo tre miliardi di questi costi aggiuntivi ma chiede che gli altri 2,3 miliardi siano sborsati dai paesi interessati; altrimenti, in mancanza di un accordo entro la fine del mese, cancellerà del tutto il progetto per dedicarsi esclusivamente all’aviazione civile.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Queste notizie mi hanno riportato alla mente le vicende che condussero l’Italia ad abbandonare il consorzio nel 2001. La storia, credo, merita di essere raccontata. Non appena insediato come ministro della Difesa, l’11 giugno 2001, mi fu sottoposta la questione dell’adesione dell’Italia al consorzio per l’aereo da trasporto militare della società francese Airbus, cui il governo di centrosinistra aveva dato la sua adesione in linea di principio, e che avrebbe dovuto essere formalizzata con la mia firma pochi giorni dopo.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non essendo adeguatamente informato sulla vicenda, convocai i vertici militari perché mi facessero il punto della situazione. Venni così a sapere che il centrosinistra, prima di mostrarsi interessato all’A400M, aveva ordinato 22 aerei da trasporto militare C130J prodotti dall’americana Lockheed, che cominciavano proprio allora a esserci consegnati. Chiesi se fossero sufficienti alle esigenze di trasporto dell’Aeronautica militare. Mi fu risposto che il progetto dell’A400M serviva a far nascere un’industria europea della difesa e che la partecipazione dell’Italia avrebbe comportato vantaggi in termini di commesse per alcune industrie italiane del settore, che avrebbero prodotto qualche parte. Non essendo del tutto convinto, posi invano il quesito se l’aereo servisse all’Aeronautica italiana.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Per essere certo di non prendere una decisione sbagliata, sentii anche altre opinioni e scoprii che l’Aeronautica non solo non riteneva indispensabile per la sua linea di trasporto la partecipazione al consorzio dell’aereo francese, ma che per il trasporto dei mezzi e dei materiali le Forze armate italiane facevano ricorso al noleggio di un aereo di produzione russa, l’Antonov 70, che, a differenza dell’A400M, esisteva già, aveva un costo unitario molto minore, e aveva una portata quasi doppia rispetto a quella che avrebbe avuto l’aereo francese una volta realizzato.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Sapendo che il trasporto di mezzi e materiali militari per missioni all’estero costituiva un’esigenza abbastanza infrequente, l’idea di preferire il noleggio all’acquisto mi sembrava assolutamente sensata. Chi di noi acquisterebbe un’automobile sapendo che al massimo ne avrà bisogno due o tre volte l’anno? Molto più economico affittarla quando serve. Del resto, come detto, sempre per scelta del centrosinistra, l’Aeronautica militare era già stata largamente dotata di aerei da trasporto peraltro affidabilissimi. Mi convinsi, quindi, che l’adesione al progetto fosse inutile e contraria agli interessi nazionali e, adducendo come giustificazione il fatto che il governo, non avendo ancora ottenuto la fiducia del Parlamento, non era nella pienezza dei suoi poteri, non partecipai all’incontro internazionale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Apriti cielo! Fui sommerso da critiche e contumelie, accusato d’essere anti-europeista e filo-americano, di avere preferito un aereo americano a uno europeo (dimenticando che l’acquisto dei C130J era stato deciso dal centrosinistra), di far perdere alle industrie italiane commesse lucrative e chi più ne ha più ne metta. Persino il normalmente cortese Letta (Enrico, ovviamente, non Gianni) stigmatizzò quella che chiamò “politica della sedia vuota” (che credo sia da preferire alla politica della testa vuota)!&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il mio problema divenne quello di far accettare questa mia scelta e scoprii immediatamente che la cosa non era per nulla facile. Dovetti anzitutto dare conto alle commissioni parlamentari congiunte Esteri e Difesa di Camera e Senato. In risposta a una domanda, dissi che “nell’occasione la Francia non si è limitata a elargire croci della Legion d’onore”. L’effetto di questa mia affermazione fu che l’indomani mi pervenne una lettera dell’ambasciatore francese che pretendeva scuse ufficiali. Chiesi al mio consigliere diplomatico di informare l’esimio rappresentante della sorella latina che mi ero limitato ad alludere alla notizia ampiamente riferita dalla stampa tedesca quella mattina secondo cui gli sforzi per ottenere l’adesione dei vari paesi al progetto avrebbero incluso anche incentivi pecuniari.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tempo dopo, trovandomi alla riunione dei ministri della Difesa della Nato a Bruxelles, convinto che avrei dovuto informare i paesi interessati della decisione italiana, telefonai al presidente del Consiglio per sapere se ero autorizzato a farlo. Mi rispose che potevo procedere e così feci. In quell’occasione trovai impeccabile la risposta del collega francese, il socialista Alain Richard, che comprese perfettamente le mie motivazioni e incassò la decisione senza battere ciglio.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;La mia soddisfazione per l’esito della vicenda, tuttavia, non durò a lungo. Tornato a Roma, in occasione di una riunione del Consiglio dei ministri, il nostro ministro degli Esteri, Renato Ruggiero, manifestò la sua convinta disapprovazione per la mia scelta. Per rabbonirlo il presidente del Consiglio sostenne che si era trattato di una mia iniziativa personale e che il governo non aveva ancora deciso. Per nulla soddisfatto, Ruggiero pretese che il Parlamento fosse informato di come stessero effettivamente le cose e fu così che Berlusconi, evidentemente dimentico di avermi autorizzato, mi chiese di andare in Aula alla Camera per dichiarare che si era trattato solo di un mio personalissimo parere. Renato Ruggiero e io avemmo nei primi mesi di vita del governo un rapporto ispirato a sincera simpatia e fruttuosa collaborazione. Renato diceva che eravamo “twin ministers”, ministri gemelli, e approfittando di questo simpatico rapporto, lo avevo prontamente informato di cosa pensassi dell’A400M, chiedendogli di aiutarmi a fare accettare la decisione ai partner europei. Con mio grande stupore, la documentazione che gli avevo trasmesso non lo convinse: era irrimediabilmente dell’idea che l’Italia dovesse aderire al consorzio del maledetto aeroplano. La nostra divergenza di vedute non ha cancellato la stima e l’amicizia che provo nei suoi confronti e che ritengo ricambiate.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Andai in Aula e non fu un’esperienza piacevole.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Ricordo vividamente lo scambio di battute con Marco Minniti, responsabile per la Difesa dei Ds, che era stato sottosegretario alla Difesa nel governo D’Alema. Dimentico del fatto che la decisione di acquistare i 22 C130J era stata presa dal governo di cui aveva fatto parte, insisteva nel caldeggiare la partecipazione al consorzio dell’aereo francese e lasciava trapelare la sua convinzione che la mia posizione fosse determinata anche da un pregiudiziale favore per gli Stati Uniti d’America e da una irragionevole antipatia per l’Europa. Ovviamente, entrambe le cose erano irrilevanti e fondate su ipotesi false.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Una delle differenze fra la tesi dei fautori dell’A400M e la mia era che per me un aereo militare merita di essere acquistato se e soltanto se serve alle esigenze dell’Aeronautica; i miei critici, invece, erano convinti che dovesse servire all’industria italiana e all’integrazione dell’Europa. Rispondendo a quei due requisiti, doveva essere comprato anche se non particolarmente necessario alla nostra forza aerea. Vanamente tentai di far comprendere che scavare buche nei campi da tennis per poi farle riempire “crea” lavoro sia per i “buchisti” sia per i “copribuchisti” ma che non per questo fa l’interesse dell’economia nazionale. Costruire parti di un aereo è conveniente per chi quelle parti produce, ma acquistare un mezzo militare che non serve alle Forze armate significa sprecare risorse che potrebbero essere impiegate altrimenti.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Noi non acquistiamo un prodotto per fare un piacere a chi lo vende, ma perché lo riteniamo utile e conveniente. Gli acquisti non si fanno perché convengono a questo o a quel produttore, ma perché l’acquirente è convinto dell’utilità del prodotto e della sua economicità. Fuor di metafora, è l’industria che dev’essere al servizio della Difesa, non il contrario. Non vi pare? Quanto all’integrazione europea, è vero che la Difesa è un tipico “bene pubblico europeo” – un obiettivo che può essere perseguito più efficacemente a livello europeo che non a livello nazionale – ma non si vede perché la produzione di un aereo per altri versi antieconomica dovrebbe giovare alla difesa dell’Europa. Né mi è chiaro perché mai una difesa europea implichi necessariamente la necessità di un’industria europea della difesa, autonoma rispetto a quelle di altri paesi. Se, per esempio, un aereo militare può essere acquistato da paesi non europei a condizioni più favorevoli di quanto non siano quelle di uno prodotto in Europa, optare per questa seconda ipotesi significa solo sprecare risorse.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;L’esempio più clamoroso è offerto dalla vicenda dell’Eurofighter o Typhoon, un intercettore puro ideato all’inizio degli anni 80 per contrastare la superiorità del Mig 29 dell’Unione sovietica. Quest’ultima non esiste più e il suo eccellente intercettore è ormai divenuto pezzo da collezione, ma il consorzio europeo dell’Eurofighter esiste ancora e l’Italia, per decisione del governo D’Alema, si è impegnata ad acquistarne 122 esemplari! Ognuno di questi costa quasi dieci volte più di un F16 americano e non ne ha le capacità: l’F16 è anche un bombardiere che può fare uso di Pgm (“precision guided munitions”, le cosiddette bombe intelligenti), mentre l’aereo europeo è soltanto un intercettore, un caccia. Ha senso produrre in Europa a un costo di dieci volte superiore un aereo inferiore? A me non sembra.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Può darsi, tuttavia, che dal 2006 a oggi l’inferiorità dell’aereo europeo rispetto a quello americano sia stata eliminata e devo anche riconoscere che si tratta di una splendida macchina (l’ho anche pilotato!), ma dubito che gli artigiani del nord-est e i contribuenti considerino un buon affare pagare tasse per finanziare sprechi. Il vero europeista non è chi in nome dell’Europa sacrifica gli interessi del suo paese. L’europeismo autentico è, viceversa, basato sulla convinzione che un’Europa unita consenta di realizzare meglio l’interesse nazionale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Tornando all’aereo francese, anche se confesso che mi asterrò dal pianto nel caso in cui non fosse prodotto, devo ammettere che provo sincera gratitudine nei suoi confronti. Grazie ad esso, credo di potere con tutta serenità affermare di essere stato il primo ministro della Difesa al mondo a rifiutare un mezzo militare che il suo governo gli offriva. In genere accade il contrario: il ministro chiede per le Forze armate qualcosa che, per una ragione qualsiasi, il governo si rifiuta di concedergli! Ma come riuscii a ottenere quell’esito? Dopo qualche tempo, la presidenza del Consiglio decise che si doveva mettere la parola fine a una vicenda durata anche troppo a lungo. Venne così convocata una riunione cui presero parte il presidente del Consiglio, il sottosegretario alla presidenza, il vicepresidente del Consiglio, il ministro degli Esteri e quelli dell’Economia, Attività produttive, Affari europei, e io. Giulio Tremonti disse che non era contrario all’A400M e, quando gli rinfacciai la stranezza di negare alla Difesa un miliardo di lire per la manutenzione dell’aeroporto di Pristina e poi dirsi disposti a sborsarne un gran numero per qualcosa che gli interessati reputavano non necessario, abbandonò la riunione.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Antonio Marzano si limitò a sostenere quanto era ovvio: se la Difesa dice che ne può fare a meno, non si vede perché si debba acquistare. Ruggiero dichiarò che non difendeva il progetto per ragioni militari né per europeismo ma per ragioni di politica industriale: partecipare era nell’interesse dell’industria italiana ed europea. Gianfranco Fini osservò che se perfino l’“imbelle” Lussemburgo partecipava, l’Italia non poteva restare fuori. Fu a questo punto che lasciai cadere l’osservazione che un ministro italiano aveva avuto l’onestà e lo scrupolo di informare la presidenza del Consiglio di avere ricevuto l’offerta di una percentuale sull’affare se avesse convinto il governo ad aderire. Fu come se avessi sganciato una bomba: Fini mi accusò di essere un irresponsabile, Ruggiero dichiarò con forza che non si sarebbe mai più occupato della questione e così via. La riunione si concluse con la vittoria della mia tesi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Morale: le frodi e il malaffare connessi alle forniture militari risalgono alla notte dei tempi e il problema, temo, non ha una soluzione infallibile in tutti i casi. In questa, come in molte altre circostanze, non sarebbe male se gli interessati avessero a cuore la Difesa, che è la sola ragion d’essere dello stato, l’unico presidio alle nostre libertà e la nostra ragione di speranza nel futuro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;di Antonio Martino&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;© - FOGLIO QUOTIDIANO&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;31 gennaio 2010&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2428084513272143825?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2428084513272143825/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2428084513272143825' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2428084513272143825'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2428084513272143825'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/03/un-esempio-raro-di-politica-liberale.html' title='UN ESEMPIO RARO DI POLITICA LIBERALE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3786625721330163090</id><published>2010-03-22T11:55:00.000-07:00</published><updated>2010-06-25T10:02:53.170-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Centro Studi Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='centro studi liberali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='elezioni regionali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali'/><title type='text'>ENDORSEMENT? NO GRAZIE</title><content type='html'>Ho letto gli articoli pubblicati dall’amico Riccardo Rinaldi e, come scritto in un commento al primo articolo, continuo a non essere d’accordo sulle ragioni espresse a favore di un endorsement personale per quelli che Rinaldi considera “i meno peggio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preciso, per coloro che leggono il blog della nostra associazione, che le opinioni espresse dalle pagine del blog sono opinioni personali e non coinvolgono il Centro Studi Liberali Benedetto Croce che è un’associazione culturale, non legata ad alcun partito, e che vanta tra i suoi iscritti persone che votano partiti di destra, di centro, di sinistra e anche chi non vota affatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrando nel merito delle tesi di Rinaldi circa queste elezioni regionali, noto due importanti difetti: 1) il primo riguarda la tipologia di delega che diamo in questa tornata che non riguarda i temi della fiscalità o della immigrazione che sono competenze del governo centrale. Se guardiamo i bilanci, le Regioni sono soggetti che prevalentemente si occupano di Sanità e Agricoltura e sono titolari dei fondi europei. Il voto sulle regionali dovrebbe quindi essere indirizzato su questi temi e non su quelli di fiscalità e immigrazione. Vorrei sapere come i canditati Presidenti e come i candidati Consiglieri vogliono rendere la mia regione la migliore nelle statistiche sui servizi che questa eroga. Solo così posso andare a votare, magari senza avere la risposta che avrei voluto ascoltare, ma scegliendo quella ritenuta migliore tra quelle esposte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) il secondo errore, secondo me è quello di invitare a votare chi dice una cosa e invece ne fa un’altra. Questo, secondo me, è premiare chi non rispetta i patti, premiare l'inaffidabilità di chi governa, di chi si muove sul piano politico quasi esclusivamente per interesse privato a danno della grande maggioranza dei contribuenti. Votare turandosi il naso ha permesso che l'Italia diventasse il paese europeo più indebitato, con la corruzione più alta, con il tasso di sviluppo più basso, con la burocrazia più ingombrante e alla pressione fiscale più elevata. Siamo il paese con il minor senso civico e dello Stato e con il sistema democratico più traballante (ci stiamo rendendo conto che ormai ad ogni tornata elettorale si cambiano le regole del gioco a seconda delle posizioni vantaggio o svantaggio dei contendenti). E poi...siamo sicuri che il PDL "predichi bene"?&lt;br /&gt;Votare è un diritto che vorrei esercitare senza dovermi turare il naso per scegliere il meno peggio. Possibile che nessuno di noi possa aspirare a qualcosa di meglio?. Da semplice liberale (senza definirmi autentico) mi permetto di dubitare dei maestri, anche di Indro Montanelli. Inoltre, lo stesso Montanelli, fece questa dichiarazione, che non condivido, in un periodo molto particolare: gli avevano da poco sparato alle gambe e si profilava in Italia un bel regime, stato di polizia da una parte e rivoluzione proletaria dall’altra e forse non si poteva andare troppo per il sottile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi permetto inoltre di esprimere un’opinione anch’essa personale: La posizione della Lega Nord in tema di immigrazione non può essere considerata liberale (“autenticamente liberale” direbbe Riccado Rinaldi). La posizione liberale è quella di Milton Friedman che diceva: “gli immigrati hanno due braccia ed una sola bocca, quindi sono una risorsa per il paese”. Gli immigrati sono in genere le persone più capaci dei paesi di provenienza, retti spesso da dittature o paesi dove si fa la fame vera. Sono persone che cercano la fortuna dove le condizioni lo permettono. La clandestinità è nella stragrande maggioranza di casi un problema indotto da leggi proibizioniste (e il proibizionismo non è liberale). In Italia inoltre abbiamo un problema in più… dato che non riusciamo a tenere i nostri giovani migliori che debbono sempre più spesso&amp;nbsp;cercare fortuna all’estero (nuovi emigrati), non riusciamo ad attrarre cervelli stranieri ma solo persone che debbono occuparsi di lavori umili che gli italiani non vogliono più fare. Il saldo è negativo (esportiamo cervelli, importiamo manodopera) ma le ricette della Lega, purtroppo, non sono quelle che ci faranno fare il salto in avanti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro Riccardo, ci vuole coraggio! Mettiamoci in pista e smettiamola di turarci il naso, altrimenti si determina una situazione rischiosa. Quella di vedere posizioni liberali anche dove non ci sono e poi ci convinciamo che lo siano solo perché espresse da una parte politica che usa la parola “libertà” negli slogan. Così funziona la pubblicità commerciale!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cerchiamo invece di fare noi proposte, trovare degli interlocutori politici affidabili che le possano portare avanti, richiamarli all’ordine quando non rispettano gli impegni. Questa credo sia&amp;nbsp;la democrazia (anche se non liberale). Su questo si dovrebbe fondare il principio della delega del potere. Altrimenti parliamo di tifo politico, di arbitrio. In altre parole è su questo che si esercita uno dei diritti del cittadino che altrimenti rischia di essere semplicemente un suddito. (di CLAUDIO FERRETTI)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3786625721330163090?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3786625721330163090/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3786625721330163090' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3786625721330163090'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3786625721330163090'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/03/endorsement-no-grazie.html' title='ENDORSEMENT? NO GRAZIE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3563443403795600036</id><published>2010-03-21T03:02:00.000-07:00</published><updated>2010-03-21T03:02:22.815-07:00</updated><title type='text'>ELEZIONI REGIONALI MENO UNA SETTIMANA</title><content type='html'>Dunque c’eravamo lasciati a tre settimane dalla elezioni regionali con il ragionamento “turiamoci il naso e andiamo a votare per uno schieramento” sulla base della dicotomia tasse bellissime – tasse odiose.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma all’interno dello schieramento di centro destra si trovano posizioni eterogenee su vari argomenti ed allora proviamo a prenderne uno e ad analizzarlo con la nostra speciale lente liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questi giorni tutti parlano di giustizia, di informazione, di crisi economica, ma io preferisco affrontare il tema della immigrazione perché forse è quello in realtà davvero più percepito dalla gente, nonostante le distrazioni causate dagli ultimi fatti di cronaca (corruzione, intercettazioni ed escort di turno).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accetto la sfida di parlare di immigrazione allettato anche dal fatto che ogni liberale che si rispetti si trova un po’ spiazzato davanti al tema della globalizzazione e del significato prevalentemente dispregiativo con il quale viene affrancato da tanti .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La globalizzazione invece presuppone una estensione del principio di libero scambio per merci, capitali e persone dovunque, in ogni parte del mondo e quindi, a prima vista, una perfetta ricetta di liberalismo puro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio dimostrare che in realtà questo è un argomento ostico per un liberale vero, al di là delle apparenze, e va sciolto attraverso ragionamenti sopraffini, per nulla banali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci si ricorda mai abbastanza di quel titolo del capolavoro di Frederic Bastiat “Quel che si vede e quel che non si vede” nel quale già a metà ottocento si metteva in guardia il popolo sprovveduto rispetto ai giochi di illusionismo al quale il potere di allora ricorreva per spacciare liberalismo falso per liberalismo vero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’immigrazione oggi è esplosa come un fenomeno mondiale all’apparenza inarrestabile che riguarda tutti i paesi sviluppati, specie se confinanti con paesi in via di sviluppo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci occuperemo del diritto di asilo per ragioni umanitarie, ma solo delle accoglienze promosse da semplici fattori economici, cioè povertà verso ricchezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il punto di vista liberale afferma che ogni forma di sviluppo della competizione procura un incremento della ricchezza delle nazioni che va a beneficio di tutti, anche delle classi più deboli e che a marcare le differenze tra gli individui deve essere l’impegno e il merito personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi alle fondamenta sta sempre il principio della libera competizione, se non c’è quello il sistema non può considerarsi liberale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Applicato al tema della immigrazione significa che essa è benefica se va ad alimentare il meccanismo concorrenziale in una società già di per se concorrenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma è questo il caso dell’Italia e in generale dei principali paesi dell’occidente?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Riflettiamo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’immigrazione in Italia è concentrata in una ben precisa nicchia di lavoro: quello che gli Italiani rifiutano di fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di badanti, di addetti alle pulizie, di raccoglitori di prodotti agricoli, di manovali non specializzati, di facchini etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi lavoratori cioè non vanno a modificare il grado di efficienza con il quale vengono prodotti determinati servizi, ma vanno semplicemente a sostituire intere classi di lavoratori indigeni i quali rivolgono altrove i loro interessi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’immigrazione italiana è prevalentemente illegale e alimenta le attività esercitate “in nero” con tutte le conseguenze che si immaginano in termini di sicurezza sul lavoro, di evasione fiscale, per non parlare poi di sleale concorrenza che non può neppure chiamarsi più tale quanto legge della Jungla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli Italiani che rifiutano i suddetti lavori in blocco, in realtà per la stragrande maggioranza vanno ad ingrossare le fila di coloro che approfittano del colabrodo del sistema sociale il quale garantisce un fondo di sussistenza a tutti purchè siano cittadini italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In molte regioni d’Italia poi vengono procacciate braccia al sistema malavitoso o in generale a quel mondo di nullafacenti che vivono di espedienti per truffare lo Stato prima di tutto e talvolta la gente onesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma l’arrivo di immigrazione tutta concentrata in determinate classi di lavoratori non produce leale concorrenza, ma fornisce unicamente manovalanza a basso costo e sposta tutta una massa di cittadini italiani verso fasce sociali che a loro volta non producono concorrenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema della sicurezza sociale si acuisce quindi per gli effetti concomitanti della delinquenza importata dall’esterno e quella indotta verso l’interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sorgono così gravi effetti sul sentimento di sicurezza e benessere che ad un certo punto diventa socialmente insostenibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non va poi dimenticato che l’Italia soffre di una grave sindrome per cui buona parte dei suoi lavoratori operano in regime di totale protezione (dipendenti pubblici, quelli ufficiali e quelli assimilabili, poi ordini professionali etc.), con la conseguenza che per questi l’effetto immigrazione non è neppure avvertibile in senso di evoluzione concorrenziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi per essi diventa solo un problema sociale e un problema di convivenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutte queste ragioni si comprende che il punto di vista liberale sul tema della immigrazione dovrebbe, a mio avviso, pretendere che ogni ingresso nel nostro paese debba essere regolamentato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anzi devono valere in modo rigido i meccanismi di contingentamento con una caratteristica peculiare: dovrebbero essere spalmati su un più ampio ventaglio di categorie di lavoratori, non cioè solo verso quelli attualmente interessati (badanti etc.)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per fare ciò si potrebbe organizzare presso le ambasciate dei paesi più poveri scuole di qualificazione (finanziate dall’Italia) alle quali dovrebbero accedere i giovani del posto con il doppio obiettivo di andare a pescare lì i possibili lavoratori immigrati e comunque lasciare alla Nazione in via di sviluppo una massa di giovani scolarizzati e qualificati a spese dell’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo sì che sarebbe un serio metodo per aiutare i popoli bisognosi e promuovere allo stesso tempo vantaggi anche in patria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioè l’immigrazione deve avere due caratteristiche; essere regolamentata (e quindi non clandestina) e deve coprire tutte le tipologie di lavoro per migliorare, attraverso la competizione, le prestazioni lavorative stesse e di conseguenza i prodotti e i servizi che se ne ricavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Naturalmente tutto questo sta agli antipodi di qualsiasi forma di protezionismo che a parole tutti dichiarano di rifiutare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In conclusione a me sembra che le riflessioni alle quali sono stato portato seguendo il filo del pensiero liberale coincidono in modo abbastanza preciso con le idee sostenute da tempo dalla Lega Nord.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Creare legislativamente un regime di ingressi regolamentati che vadano a favorire la libera concorrenza per molte classi di lavoro rappresenta un obiettivo auspicabile e per niente razzista.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo definirei forse pragmatico, ma non razzista, anzi la preoccupazione di favorire la formazione di lavoratori presso i paesi terzi mi sembra invece piuttosto generoso e comunque reciprocamente conveniente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutte queste ragioni non trovo in contrasto la posizione liberale rispetto a quella politicamente sostenuta con vigore dalla Lega Nord sul fenomeno dell’immigrazione, purchè la Lega Nord sia disposta ad accettare il contingentamento di ingressi anche per le altre categorie di lavoratori oggi immuni e respinga ogni tentazione protezionistica .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scritto da Riccardo Rinaldi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3563443403795600036?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3563443403795600036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3563443403795600036' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3563443403795600036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3563443403795600036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/03/elezioni-regionali-meno-una-settimana.html' title='ELEZIONI REGIONALI MENO UNA SETTIMANA'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7788601057883407799</id><published>2010-03-15T14:40:00.000-07:00</published><updated>2010-03-15T14:40:48.532-07:00</updated><title type='text'>ANALISI DELLA CRISI IN CORSO</title><content type='html'>Ralf Dahrendorf, dimostra nell'articolo che vi allego di rappresentare un esempio di quel mondo culturale che non vuole arrendersi alla omologazione del potere economico imperante.&lt;br /&gt;Con lucidità e perspicacia esamina le ragioni di questa crisi e ne anticipa i possibili rimedi.&lt;br /&gt;Apprezzabile è la sua analisi di carattere morale che accompagna sempre i periodi di frattura storica tra un passato ed un futuro che non si conciliano, una cuspide della storia come tante già trascorse e tante che dovranno venire.&lt;br /&gt;Scritto da Riccardo Rinaldi&lt;br /&gt;AL MERCATO DELLA RESPONSABILITA’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di Ralf Dahrendorf&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi nel 2009 parla "della crisi" non ha bisogno di spiegare ai suoi lettori o ascoltatori di che cosa si tratti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E le spiegazioni del crollo socio-economico sono così varie quanto le reazioni alla crisi stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vanno dal troppo specifico al troppo generale e confondono più di quanto non spieghino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'estremità ultraspecifica di queste spiegazioni vi è la tesi che tutto quanto è successo nell'economia mondiale dallo scorso settembre è riconducibile alla decisione del Governo americano di non proteggere la banca Lehman Brothers dall'insolvenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una singola decisione avrebbe così scatenato un effetto domino che ha scosso prima la finanza e poi l'economia reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'altra estremità vi è invece chi parla di un crollo del "sistema".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D'altronde forse già Carl Marx non aveva profetizzato una brutta fine per il capitalismo? Tra questi due estremi viene offerta ogni sorta di spiegazioni politico-economiche possibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando le spiegazioni di un fenomeno diventano così varie, è bene mantenere la calma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evidentemente non sappiamo ancora dove porti la crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sappiamo quanto durerà e abbiamo solo una vaga idea di come sarà il mondo quando sarà finita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La tesi qui sostenuta è che abbiamo vissuto un profondo cambio di mentalità e che adesso, in reazione alla crisi, siamo di fronte a un nuovo mutamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al cambio che abbiamo alle spalle si può dare un nome semplice: è il passaggio dal capitalismo di risparmio a quello di debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il brillante scritto di Max Weber su L'etica protestante e lo spirito del capitalismo ha i suoi punti deboli, ma rimane plausibile la tesi weberiana che l'origine dell'economia capitalista richieda una diffusa predisposizione a rimandare la soddisfazione immediata dei bisogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'economia capitalista si mette in moto solo quando gli uomini non si aspettano di godere subito i frutti del loro lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel protestantesimo calvinista l'aldilà era il luogo della ricompensa per il sudore versato lavorando nell'aldiqua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da allora tuttavia si è verificato quel cambio di mentalità di cui scrive Daniel Bell in vari saggi del suo libro Cultural Contradictions of Capitalism.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Egli parla dello &amp;lt;&lt;sviluppo abitudini="" comportamento="" consumistica="" d?acquisto="" del="" dell?etica="" della="" di="" e="" erosione="" fortemente="" in="" nuove="" protestante="" puritano="" risultante="" società="" una=""&gt;&amp;gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In altre parole, il capitalismo sviluppato esige dagli uomini elementi dell'etica protestante quando sono sul luogo di lavoro, ma al di fuori di esso, nel mondo del consumo, richiede proprio il contrario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il sistema economico in un certo senso distrugge le proprie premesse mentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando Bell scrive questo, non si era ancora compiuto il nuovo cambio di mentalità economica, ovvero il passaggio dalla mania consumistica alla gioiosa abitudine di fare debiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando è cominciato questo percorso? Di sicuro negli anni 80 c'erano già persone che per un centinaio di marchi facevano un giro del mondo di sei settimane pagando le ultime rate dei costi effettivi quando già più nessuno dei loro amici e conoscenti voleva vedere le diapositive scattate a Rio o Bangkok.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giustamente Daniel Bell parla dei pagamenti a rate come del peccato originale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Allora il capitalismo, che era già mutato dal capitalismo di risparmio a quello di consumo, si avviò finalmente verso il capitalismo di debito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed è proprio qui il passaggio dal reale al virtuale, dalla creazione di valore al commercio dei derivati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si diffuse un comportamento che permetteva il godimento non solo prima del risparmio, bensì addirittura prima del pagamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;lt;&lt;enjoy later!="" now,="" pay=""&gt;&amp;gt; divenne una massima d'azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il cambiamento di mentalità qui tratteggiato è instabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si possono fare debiti all'infinito. Questa è proprio l'esperienza della crisi, nella quale cresce anche la tentazione di sostituire i debiti privati con quelli pubblici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si pone così la domanda sull'aspetto che assumerà il mondo dopo la crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parlare seriamente di ciò nella primavera del 2009 è un'impresa temeraria. E tuttavia una serie di sviluppi appare quantomeno molto probabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto durerà la crisi? Due anni? Tre anni? Le condizioni generali dell'economia e della società in molti luoghi, come appunto in Europa, non sono particolarmente piacevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esse potrebbero però diventare la causa di un nuovo cambiamento di mentalità, il cui nucleo risiede in un rapporto nuovo col tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una caratteristica del capitalismo avanzato di debito era l'agire con il fiato incredibilmente corto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel caso estremo dei commercianti di derivati significa che essi avevano già passato di mano il denaro fittizio prima ancora di porsi il quesito su quanto esso realmente valesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma un simile comportamento era solo parte di una frenesia più generalizzata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Degli sviluppi imprenditoriali si dava notizia non più con cadenza annuale, bensì trimestrale e spesso a intervalli ancora più brevi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I top manager non presentavano più prospettive di lungo periodo; molti venivano congedati dopo pochissimo tempo con una stretta di mano milionaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I politici si lamentavano di questo agire dal fiato corto, ma ne condividevano sempre più le debolezze. Per questo motivo è dall'alto che deve iniziare un nuovo rapporto con il tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione dei compensi ai manager - uno dei motivi di rabbia popolare - diventa risolvibile solo nel momento in cui i redditi vengono agganciati a conquiste di lungo periodo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo si può riportare al centro delle decisioni anche un concetto che negli ultimi anni del capitalismo di debito è stato dimenticato, ovvero quello degli "stakeholder".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questa parola s'intendono tutti quelli che magari non hanno delle partecipazioni in un'impresa, ovvero che non sono "stakeholder", ma che hanno un interesse esistenziale alla sopravvivenza e al successo dell'azienda: i fornitori e i clienti, ma soprattutto gli abitanti delle comunità in cui sono attive le imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per essi non è tanto importante la cogestione quanto il riconoscimento dei loro interessi da parte del management, e ciò a sua volta presuppone che i dirigenti sappiano guardare oltre il loro naso anziché tenere sott'occhio solo i profitti e i bonus del prossimo trimestre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche il superamento delle questioni strettamente globali dipende da una nuova prospettiva temporale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che l'agire venga determinato da un pensare a breve o, invece, a medio periodo lo si capisce anche da come viene attuata la politica di lotta ai cambiamenti climatici o, meglio, alla mancanza di una tale politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse sono necessari avvenimenti radicali per favorire un'agire orientato al futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Probabilmente il Bangladesh o l'Olanda dovranno affondare nelle onde marine prima che s'imponga il messaggio di Al Gore o Nicholas Stern.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cambio centrale di mentalità che potrebbe nascere da questa crisi è quindi un nuovo rapporto col tempo nell'economia e nella società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ultimamente, d'altro canto, si fa un gran parlare di fiducia e responsabilità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono necessarie entrambe, ma entrambe presuppongono che cessi il modo di pensare estremamente miope di chi ha in mano il potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché ciò avvenga, il management deve scendere dai piani alti affinché chi prende le decisioni si rapporti nuovamente in modo responsabile verso le persone di cui ha in mano il destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per favorire questo cambio di mentalità sono necessarie misure in parte reali e in parte simboliche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dovrebbe quindi verificare un ritorno all'etica protestante di beata memoria? E' possibile un tale ritorno? La risposta all'ultima domanda non può che essere: probabilmente no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questo modo anche la prima domanda perde di valore. Ciò che non può essere , allora non sia. Le nostre economie moderne non potranno tornare indietro a Keynes e dopo di lui il pensare all'eternità con la speranza di una ricompensa nell'aldilà ha perso la sua forza e la sua attrattiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci sarà quindi nessun ritorno all'etica protestante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tuttavia un ravvivamento delle antiche virtù è possibile e auspicabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paradosso del capitalismo di cui parla Daniel Bell non potrà sparire del tutto: il motore del capitalismo moderno fonda su preferenze che i metodi del capitalismo moderno non contribuiscono a rafforzare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per formularla in maniera meno astratta: lavoro, ordine, servizio, dovere rimangono i prerequisiti del benessere; ma lo stesso benessere significa piacere, divertimento, desiderio e distensione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uomini lavorano duro per creare beni che in senso stretto sono superflui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non torneremo al capitalismo di risparmio, ma a un ordine in cui il soddisfacimento dei bisogni è coperto dal necessario valore aggiunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il capitalismo di debito deve essere ricondotto a una misura sopportabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' necessario qualcosa come un "capitalismo responsabile", sebbene nel concetto di responsabilità è necessario che risuoni soprattutto la prospettiva di medio periodo, ovvero quella di un nuovo rapporto col tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' importante che tra pacchetti congiunturali e schemi di salvataggio non si perda di vista il dopo crisi, perché in questi anni si decide in quale tempo vivrà la prossima generazione di cittadini delle società libere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7788601057883407799?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7788601057883407799/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7788601057883407799' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7788601057883407799'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7788601057883407799'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/03/analisi-della-crisi-in-corso.html' title='ANALISI DELLA CRISI IN CORSO'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7427932669801157327</id><published>2010-03-05T09:57:00.000-08:00</published><updated>2010-03-05T09:57:55.948-08:00</updated><title type='text'>ELEZIONI REGIONALI MENO TRE SETTIMANE</title><content type='html'>Le elezioni regionali sono alle porte e sarebbe bene che sul nostro blog si potessero leggere post di indirizzo politico in attesa del voto che comunque la si pensi è un momento speciale di quell'animale sociale che è l'uomo.&lt;br /&gt;La politica degli ultimi decenni ha portato l'Italia ad un sistema maggioritario che costringe i votanti a schierarsi di qua o di là per non sprecare il voto verso formazioni che poi non avranno voce in capitolo (non me ne voglia Casini).&lt;br /&gt;Nel corso dell'ultima riunione del nostro circolo il Prof. Brunelli ha proposto di incentrare i corsi di avviamento al pensiero liberale nelle scuole presentando ai ragazzi la figura del giornalista Indro Montanelli.&lt;br /&gt;L'ho trovata una idea molto brillante e l'ho sostenuta con decisione in quanto ritengo che quell'esempio di figura libera in un mestiere, quello del giornalista, che più di altri spinge al servilismo verso chi ti offre il pane per vivere, merita di essere divulgata tra le giovani generazioni.&lt;br /&gt;Montanelli, quando si avvicina una qualche elezione, diceva di turarsi il naso e di andare a votare in un certo modo.&lt;br /&gt;Voglio provare a far rivivere Montanelli e spiegare perchè oggi c'è ancora da turarsi il naso e andare a votare lo schieramento di centro-destra.&lt;br /&gt;C'è un argomento che per chi si sente liberale assurge a cartina di tornasole per verificare da che parte stare.&lt;br /&gt;Questo argomento è quello della fiscalità&lt;br /&gt;Il precedente Ministro dell'economia Prof. Padoa Schioppa del precedente Governo di centro sinistra rilasciò in televisione una dichiarazione che da quel momento è rimasta impressa nelle menti di tutti gli Italiani "Le tasse sono bellissime".&lt;br /&gt;Noi liberali invece diciamo "le tasse sono odiose ma necessarie e perciò devono corrispondere&amp;nbsp;al minimo indispensabile".&lt;br /&gt;Su questo argomento siamo tutti molto sensibili, ma noi liberali più degli altri.&lt;br /&gt;Finchè la sinistra non smentisce ufficialmente la dichiarazione di Padoa Schioppa e condivide la nostra io credo che non si possa ragionevolmente votare a sinistra.&lt;br /&gt;Lo dico con tutta la stima per le tante persone di sinistra che credono ingenuamente che l'interventismo statale sia un valore aggiunto.&lt;br /&gt;Noi liberali autentici siamo convinti invece che la condizione di minimo stato sia quella più vantaggiosa proprio per le categorie più povere, quelle per intenderci che la sinistra vorrebbe tutelare.&lt;br /&gt;Questo argomento è per noi quello dal quale deriva poi tutto il resto e da cui non si può transigere.&lt;br /&gt;E' vero che il centro destra parla di abbassare le tasse e poi non fa nulla, che parla di introdurre la concorrenza e poi invece di privatizzare i settori più favorevoli ad un regime di mercato, tenta di privatizzare la Protezione Civile che con il mercato non centra un bel nulla.&lt;br /&gt;Per tutte queste ragioni vale il consiglio del buon Montanelli di turarsi il naso e andare a votare chi a parole dice il giusto e poi razzola male rispetto a chi sbaglia anche a parlare.&lt;br /&gt;Per dare una dimostrazione, se ce ne fosse bisogno, di quanti soldi si potrebbero risparmiare se solo lo si volesse veramente, di quanta parte parte del pubblico erario se ne va in sprechi inutili quando non in veri balzelli occulti, riporto un breve articolo che ho ripreso navigando qua e la su internet (provenienza liberale).&lt;br /&gt;Sono certo che dopo averlo letto tutti arriviamo a stimare che se il bilancio statale (cioè le nostre tasse) fosse ridotto della metà nessuno si accorgerebbe in termini di servizi pubblici.&lt;br /&gt;Provare per credere, scritto da Riccardo Rinaldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In previsione delle prossime elezioni regionali, assistiamo ad una serrata campagna di buoni propositi e convinti intendimenti sulla necessità di moralizzare la vita politica, iniziando dal ripulire le liste elettorali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Attendiamo che si stabilisca se un indagato possa essere candidabile ed, eventualmente, se ciò debba essere disciplinato da una legge o dalla buona volontà dei partiti e che si decida dopo quale grado di giudizio un condannato debba essere escluso dall’elettorato passivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa premessa, la crisi economica e la quotidianità di milioni di famiglie imporrebbero una campagna elettorale improntata alla sobrietà e alla trasparenza. Mentre il dibattito ferve, la campagna incalza, gli aspiranti consiglieri regionali fremono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Milano e nell’ hinterland la faccia sorridente di una signora, con la necessità di comunicare il suo trasferimento ad altro schieramento, fin da gennaio, campeggia sui muri e nelle stazioni della metropolitana dove si è dovuta accollare anche i costi dei diritti di affissione. Tra stampa e messa in opera si tratta di qualche decina di migliaia di euro. E, poverina, la campagna deve ancora iniziare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per non parlare delle “megacene” di due candidati , una da 7.500 inviati nei padiglioni della Fiera, l’altra con 4.000 commensali in un grande albergo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, proviamo a far di conto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una cena di 7.500 persone, pur con tutti i favori, gli sconti e gli amici su cui può contare il candidato, vogliamo ipotizzare una spesa di 20 euro a coperto? Una cifra irrisoria, certo, ma tanto per stare al gioco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vogliamo aggiungere qualche euro per affittare un padiglione della Fiera (anche qui non mancano gli amici, ma qualcosa dobbiamo pur pagare), per la macchina organizzativa e il personale per gestire e disciplinare il flusso dei 7.500 da mettere a tavola? Un impianto di amplificazione: se il candidato non delinea il roseo futuro, a seguito della sua elezione, che senso avrebbe dar da mangiare a 7.500 bocche? Insomma, questa iniziativa è costata almeno 170/180 mila euro! E la campagna ufficiale non è ancora iniziata. Quante bocche sfamerà il nostro benefattore da qui al 27 marzo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questi costi vogliamo aggiungere una dotazione minima di materiale per ‘apparire’? 100.000 manifesti, squadre di volontari per l’affissione, 500.000 santini, 200/300.000 depliant; mega poster da 6x3 metri, vele sui camion, camper che girano la città e i mercati e tanto altro ancora. E poi in televisione possiamo non esserci? Spot per gli ultimi quindici giorni e nelle quattro principali emittenti regionali significano altri 100.000 euro; e alla carta stampata non vogliamo elargire qualche soldo? Un paio di mezze pagine e un paio di pagine intere per gli ultimi giorni di campagna elettorale significano altri 35/40.000 euro. Poi abbiamo i giornali d’area, qualche passaggio sul Corriere, sui free press, sui tanti settimanali locali in provincia. Altri 100mila euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fermiamoci qui. Tralasciamo altre cene, aperitivi (molto di moda quest’anno), convegni, centinaia di volontari pagati con rimborsi spese e buoni benzina, le radio e tanto altro ancora. Solo così siamo già arrivati alla modesta cifra di mezzo milione di euro e davanti ci sono ancora trenta giorni pieni di insidie, tentazioni ed obblighi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Lombardia una legge prevede un tetto di spesa di circa 55.000 euro a candidato e che ogni candidato debba farsi carico anche di una quota delle spese sostenute dalla lista. Significano circa 15/16.000 euro, al nostro candidato rimangono per la sua campagna circa 40.000 euro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ed allora, due domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Esiste una legge che stabilisce un tetto di spesa. Chi ne controlla la sua applicazione? Chi e quando applica le eventuali sanzioni?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Per concorrere ad un seggio di Consigliere regionale in Lombardia occorre un patrimonio, in mancanza, chi presta o regala questi denari ai candidati e perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo è un altro capitolo, seppur, della stessa storia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7427932669801157327?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7427932669801157327/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7427932669801157327' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7427932669801157327'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7427932669801157327'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/03/elezioni-regionali-meno-tre-settimane.html' title='ELEZIONI REGIONALI MENO TRE SETTIMANE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-5573479497742353500</id><published>2010-02-11T11:45:00.000-08:00</published><updated>2010-02-11T11:45:38.446-08:00</updated><title type='text'>FEDERALISMO FISCALE</title><content type='html'>Vi propongo questa intervista al Prof. Luca Ricolfi per introdurre un dibattito sul federalismo fiscale anche sul blog così come qualcuno ha proposto durante gli ultimi due recenti incontri. Riccardo Rinaldi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il federalismo fiscale, presentato e atteso come una delle più importanti riforme del paese diverrà presto realtà, quando il Governo presenterà i decreti attuativi in materia. Come un fulmine al ciel sereno è però stato pubblicato il libro del sociologo Luca Ricolfi, intitolato Il sacco del Nord che mette in guardia sugli esiti negativi che il federalismo potrebbe portare. Abbiamo quindi chiesto all'autore di spiegarci le sue perplessità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Professor Ricolfi, leggendo le anticipazioni sul suo libro, lei sembra preoccuparsi degli esiti possibili negativi del federalismo ancor prima che i decreti attuativi della legge delega prendano forma. Perché? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per due motivi. Il primo è che il federalismo parte senza una base di dati condivisa, con conti pubblici poco trasparenti (si pensi a quelli delle Asl) e gravissimi ritardi nell’aggiornamento dei dati. Basti pensare che il mio libro è uscito quest'anno, ma la maggior parte delle stime presentate fotografano la situazione del 2006, l’anno più recente per cui si dispone di una base statistica completa. Questo ritardo dei dati non è gravissimo per un lavoro scientifico, perché i dati di fondo non cambiano rapidamente, ma è inaccettabile per un processo politico: le singole Regioni e i singoli Enti locali non possono essere premiati e puniti sulla base dei loro conti di 3 o 4 anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come mai questa situazione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché in un decennio (la riforma del titolo V risale a dieci anni fa) non si è riusciti a riformare e velocizzare i conti pubblici territoriali. Un punto questo su cui Tremonti e Padoa Schioppa hanno insistito più volte, ma su cui finora - a mio parere - si è fatto troppo poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qual è invece la seconda ragione delle sue preoccupazioni cui accennava prima?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto attentamente la legge 42 del 2009 e penso che non possa funzionare, è troppo macchinosa e ambigua sui punti cruciali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei ha detto che il federalismo è una soluzione per rimediare a sprechi e inefficienze, ma solo sulla carta. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I principi di base della legge sono condivisibili, ma in questo genere di materie i dettagli sono tutto. E i dettagli sono terrificanti, già solo per l’oscurità del linguaggio in cui la legge è formulata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sarebbero allora i requisiti per far funzionare a dovere la riforma federale?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono requisiti ovvi ma su cui non si può intervenire direttamente, primo fra tutti lo spirito civico, che significa anche abitudine a esercitare la protesta (voice, come la chiama Hirshman), che è il modo più efficace di costringere gli amministratori pubblici alla virtù. Ma il punto chiave è di tipo politico-comunicativo: le regole devono essere chiare, enunciate solennemente, e applicate inflessibilmente. Basta un solo episodio di ripianamento del deficit di un comune (si pensi al caso di Catania) da parte dello Stato centrale per mandare il messaggio sbagliato e demoralizzare gli amministratori onesti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di chi è la colpa del malfunzionamento del sistema Italia e dell’abisso economico e produttivo tra Nord e Sud visto finora? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le colpe sono anche dei cittadini, l’Italia è da anni un paese “seduto”, in cui la laboriosità sta diventando una merce rara. Gli immigrati regolari, lentamente ma inesorabilmente, stanno diventando la spina dorsale del Paese, mentre gli italiani appaiono sempre meno capaci di iniziativa, di sacrificio, di umiltà. Quanto al divario Nord-Sud le colpe sono soprattutto delle classi dirigenti del Paese, che prima hanno depredato il Sud, poi l’hanno risarcito nel modo peggiore, con tanto assistenzialismo e nessun autonomia. Come un cattivo genitore, ad esempio un contadino, che prima sfrutta il lavoro dei figli nei campi e poi, quando sono adulti, vieta loro di trasferirsi in città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’intero paese è oppresso dal debito pubblico, che ha recentemente costretto il capo del governo ad un dietrofront sulla riforma fiscale. Qual è il vero problema della pressione fiscale nel nostro paese?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo problema è che il nero è volutamente tollerato dalle autorità, perché l’economia sommersa è al tempo stesso una fonte di profitti e un potente ammortizzatore sociale. Inoltre l’evasione fiscale è molto più intensa nel Mezzogiorno, specie nelle regioni ad alto insediamento della criminalità organizzata: combattere seriamente il nero significherebbe alzare il livello dello scontro con le mafie, un passo che nessun governo ha finora avuto la forza di compiere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come dovrà essere e cosa dovrà fare una riforma fiscale per essere efficace?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho le idee chiarissime su questo punto, perché non l’ho ancora studiato a sufficienza (soprattutto in termini di simulazione degli effetti). Per quel che riesco a vedere, i problemi più gravi del nostro sistema fiscale sono quattro: l’eccessiva complessità; la tassazione separata delle rendite finanziarie, specie per quanto riguarda i titoli di Stato; il peso eccessivo dell’imposizione sulle imprese; il peso troppo basso delle imposte indirette e sul patrimonio. A mio parere una buona riforma fiscale dovrebbe spostare il prelievo sui consumi e sui patrimoni, alleggerire le imposte sui produttori (Irap e Ires), vietare la tassazione separata dei redditi di origine finanziaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché la tassazione delle rendite finanziarie è un problema?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci si stupisce tanto che ci siano pochissimi super-ricchi in base alle dichiarazioni Irpef, ma ci si dimentica che un soggetto che incassa 100 mila euro l’anno grazie al possesso d titoli di stato non è tenuto a dichiarare nemmeno 1 euro, visto che i suoi redditi sono tassati alla fonte con la ridicola aliquota del 12.5%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E perché la soluzione dovrebbe essere spostare la tassazione sui consumi?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che le imposte sui consumi (come l’Iva) non piacciono ai sindacati, perché si osserva, correttamente, che sono regressive (i poveri consumano una quota del loro reddito maggiore di quella dei ricchi). Si trascura però un punto fondamentale per un paese che ha tanto nero e tanta economia criminale come l’Italia: le imposte sui consumi sono le uniche che vengono pagate anche dagli evasori totali e dalla criminalità organizzata. Senza contare i benefici sulla bilancia dei pagamenti, visto che l’Iva colpisce le importazioni ma non le esportazioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella sua analisi il tenore di vita ha un ruolo fondamentale. Perché?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È semplice: perché il tenore di vita medio del Sud è molto più alto di quanto si crede, e questo sia a causa del più basso livello dei prezzi, sia a causa della maggiore quantità di tempo libero. Una delle tesi centrali del Sacco del Nord è che il divario Nord-Sud esiste ed è molto ampio in termini di reddito prodotto, ma si riduce drasticamente se consideriamo il potere di acquisto del reddito disponibile, e addirittura si capovolge in un vantaggio del Sud se nel calcolo includiamo il tempo libero. È questa la ragione di fondo per cui il Mezzogiorno accetta lo status quo: questo assetto dei rapporti fra Nord e Sud è il solo che gli permette di vivere (ampiamente) al di sopra dei propri mezzi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-5573479497742353500?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/5573479497742353500/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=5573479497742353500' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5573479497742353500'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5573479497742353500'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/02/federalismo-fiscale.html' title='FEDERALISMO FISCALE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7736979401187151914</id><published>2010-02-03T22:02:00.000-08:00</published><updated>2010-02-04T08:38:51.801-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regionali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='intervento dello Stato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Regioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sanità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali'/><title type='text'>Ritorniamo a votare: come e per cosa?</title><content type='html'>L’ennesima campagna elettorale sta partendo, si vota per le Regioni questa volta! Gli sfidanti iniziano ad affilare le armi e a definire le strategie di comunicazione. Le città iniziano ad essere tappezzate di manifesti, facce, loghi, slogan. Le TV iniziano a mettere in mostra i concorrenti, non tutti però, solo alcuni. Poi arriveranno gli incontri elettorali, le cene, gli inviti al voto via posta, il volantinaggio per le strade…. E’ questo il momento fondamentale, dove i partiti e i candidati possono discutere con gli elettori dei problemi e delle soluzioni affidate alla politica e alle pubbliche amministrazioni. E’ il momento per fare il bilancio di quanto fatto da chi ha governato ed ha gestito il potere, e di chi è stato all’opposizione e ha controllato i governanti. E’ il momento per dirla con Luigi Einaudi del conoscere per deliberare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Eppure…qualcosa non funziona. Il mercato elettorale non è veramente libero, l’asimmetria informativa è molto elevata. L’esito del voto, anche in caso di cambio di maggioranza, spesso non cambia le scelte politiche di fondo. I costi delle campagne elettorali sono elevati, il rimborso per i partiti che riescono a “qualificarsi” con degli eletti li compensano in maniera più che proporzionale, e gli altri non prendono niente.&amp;nbsp;Si attivano anche dei meccanismi, antichi come la democrazia, già illustrati da Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca all’inizio del secolo scorso, ed esemplificati in un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera (&lt;a href="http://laderiva.corriere.it/2010/02/03/index.html"&gt;http://laderiva.corriere.it/2010/02/03/index.html&lt;/a&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esistono, volendo semplificare, “due Italie”: da una parte le regioni del centro nord che pur avendo gli stessi problemi di governo nazionale, e pur con grosse difficoltà, riescono in qualche modo a tenere il passo con le altre aree sviluppate dell’occidente. Dall’altra parte le regioni del centro sud che si allontanano da quelle del nord per sviluppo economico, servizi pubblici, sicurezza. E quindi ancor di più si allontanano dagli altri paesi dell’occidente industrializzato. Ora, in queste regioni del centro sud, sono in pochi a credere che questa tornata elettorale possa cambiare qualcosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse, da una parte, si spera troppo nella mano pubblica, e quindi si dispera quando questa non crea ricchezza duratura, ma si limita a distribuire ricchezza prodotta altrove attraverso meccanismi assistenziali o peggio clientelari. Forse, ma sono due facce della stessa medaglia, la “mano invisibile” di Smith, e lo sviluppo dell’economia privata (se escludiamo quella illegale) è inesistente, annichilita da anni di assistenzialismo e di assenza della politica nell’affermazione della legalità e lo stato di diritto. Fatto sta che quale che sia il colore politico che ha governato tali regioni (un esempio per tutte la Campania) le cose sono solo peggiorate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa sta succedendo adesso mentre si chiude una legislatura regionale? Cosa succederà dopo la tornata elettorale? Vorranno i nuovi governanti locali ridurre le entrate dallo Stato da redistribuire a propria discrezione sui propri elettori? Vorranno i nuovi governanti fare in modo che i contributi all’innovazione tecnologica e i fondi stanziati dall’U.E. per le aree depresse vengano impiegati in maniera produttiva e non distribuiti a pioggia senza alcun controllo reale? Opereranno i nuovi governanti delle Regioni per migliorare i livelli di servizio pubblico, in particolare quello della sanità che vede in tutte le classifiche, le strutture del centro Sud agli ultimi posti per qualità del servizio e per costi sostenuti? Quest’ultimo indicatore è particolarmente significativo, perché mentre per lo sviluppo economico si deve fare i conti con il passato, con la cultura imprenditoriale, con la presenza di infrastrutture, la vicinanza ai mercati e tante altre variabili, questo non vale per la sanità. Questa viene finanziata quasi completamente con i soldi dell’erario, sia per le strutture di accoglienza che nella formazione degli operatori sanitari (medici e infermieri) che generalmente si laureano in università pubbliche. Come è possibile ci sia una così grande differenza tra il servizio sanitario nelle regioni del Centro Sud rispetto a quello delle regioni del Centro Nord? Credo che se troviamo una risposta a questo quesito potremmo trovare la soluzione per il rilancio del nostro Mezzogiorno. (di Claudio Ferretti)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7736979401187151914?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7736979401187151914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7736979401187151914' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7736979401187151914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7736979401187151914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/02/ritorniamo-votare-come-e-per-cosa.html' title='Ritorniamo a votare: come e per cosa?'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3157352815569057027</id><published>2010-01-31T02:14:00.001-08:00</published><updated>2010-01-31T03:17:49.861-08:00</updated><title type='text'>SANT'AGOSTINO E IL LIBERO ARBITRIO</title><content type='html'>Nell'incontro di venerdì Claudio Pietroni ha introdotto casualmente il concetto di libero arbitrio.&lt;br /&gt;Poco dopo io, del tutto casualmente ho ricordato ai presenti che domenica, in televisione avrebbero proposto in due puntate (anche lunedì) lo sceneggiato Sant'Agostino.&lt;br /&gt;Le due cose sono state veramente casuali ma io con questo scritto voglio suggerire che la casualità talvolta ha un senso logico.&lt;br /&gt;Infatti le due cose sono strettamente legate tra loro e rappresentano le fondamenta del pensiero cristiano ed anche in qualche modo il punto d'incotro tra pensiero religioso (trascendente) e pensiero liberale (immanente).&lt;br /&gt;La questione sta in questi termini.&lt;br /&gt;Fin dalle origini i Cristiani si sono domandati se l'uomo possiede la libertà di essere buono o cattivo e quindi se possiede in se la forza per scegliere il bene.&lt;br /&gt;La questione si è trascinata per quattro secoli tra dispute varie finchè è giunta fino a Agostino, Vescovo di Ippona, che tra le tante cose importanti che ha scritto (la sua Opera Omnia è veramente monumentale ed è stata raccolta solo di recente) ha anche inscenato una disputa feroce con tale Pelagio che all'epoca andava asserendo che l'uomo è libero in proprio di scegliere il bene anzichè il male e che dipende da lui e da lui solo.&lt;br /&gt;Agostino, che il male l'aveva ben conosciuto in vita sua e lo vedrete stasera nello sceneggiato, rispondeva rifacendosi a San Paolo che in molti punti delle sue Lettere sembrava asserire il contrario.&lt;br /&gt;Rifacendosi al Nuovo Testamento e alle parole del Vangelo, Agostino interpretava San Paolo fino a concludere che l'uomo è pervaso dal peccato, da quella che lui chiamava concupiscenza, e che non aveva e non ha in se la potenza di agire diversamente da un peccatore.&lt;br /&gt;Da ciò nasceva il concetto di Grazia che era l'unica potenza, di origine divina capace di sollevare l'uomo peccatore ed aiutarlo a pentirsi e disporsi al bene.&lt;br /&gt;Ne discendeva che Dio perdonava l'uomo del suo essere peccatore attraverso lo strumento della giustificazione che cadeva su tutti coloro che si predisponevano all'amore di Dio con spirito contrito, con le preghiere e con le opere.&lt;br /&gt;Cioè è la fede che salva l'uomo perchè l'uomo da solo non sarebbe in grado di salvarsi.&lt;br /&gt;Certo la tesi non è così favorevole per l'uomo in quanto non è solo a parole, cioè solo dichiarandosi peccatore che si salva l'uomo.&lt;br /&gt;E' necessario conoscere la propria reale identità col peccato, accettare la tesi che si è peccatori anche se non si sembra, divenire peccatore "spiritualmente".&lt;br /&gt;Tutto ciò comporta il rifiuto a considerare giuste e buone le proprie opere e di riporre in esse fiducia.&lt;br /&gt;Le opere non salvano, ma hanno un valore preparatorio e assomigliano a una preghiera, umile e fiduciosa rivolta a Dio, perchè renda giusto l'uomo peccatore.&lt;br /&gt;Tuttavia Dio giustifica l'uomo, non per le opere, ma gratuitamente, per quello che egli stesso ha ispirato e guidato nel cuore.&lt;br /&gt;L'uomo, riconoscendo la propria realtà di peccato, riceve il dono di Dio e viene trasformato dalla parola in creatura nuova.&lt;br /&gt;Agostino nelle sue opere prende posizione contro la scuola Pelagiana e fa sterzare la Chiesa verso una impostazione che poi ne ha determinato il corso teologico.&lt;br /&gt;Infatti Martin Lutero nel 1500 riprende il pensiero di Agostino (Lutero era un monaco Agostiniano) e nelle sue 95 tesi che affigge alla porta della cattedrale di Wittenberg riprende e rafforza il concetto assieme naturalmente a molte altre considerazioni sulla necessità di riformare la Chiesa del tempo.&lt;br /&gt;Anzi fa di più, poco tempo dopo scrive un libro intitolato "De servo arbitrio" in antitesi con il libro scritto da Erasmo da Rotterdam intitolato "De libero arbitrio" il quale, per conto della Chiesa di allora, intendeva rintuzzare le tesi affisse al portone della cattedrale.&lt;br /&gt;Como è noto quell'episodio fu l'inizio della riforma Luterana e diede avvio a quello che va sotto il nome di Protestantesimo.&lt;br /&gt;Poco dopo sarebbe avvenuto il Concilio di Trento che avrebbe tentato, senza riuscirvi, di far conciliare le diverse opinioni a confrotno.&lt;br /&gt;Per aggiornare al massimo il resoconto sull'argomento mi consta riferire che recentemente c'è stato un passo importante di riavvicinamento tra la Chiesa Cattolica e quella Protestante sul punto in questione.&lt;br /&gt;Ad Augusta, il 31 ottobre 1999, è stata firmata una dichiarazione congiunta della Chiesa Cattolica e della Federazione Luterana Mondiale sulla dottrina della giustificazione che rappresenta un primo passo importante verso la riunificazione tra cattolicesimo e protestantesimo.&lt;br /&gt;Invito tutti a leggerla in quanto potrebbe essere un passo molto importante al quale noi contemporanei abbiamo partecipato senza probabilmente esserne a conoscenza.&lt;br /&gt;A noi liberali tutta questa storia insegna ancor più di tenere distinto il pensiero religioso da quello liberale.&lt;br /&gt;Infatti sembrerebbe che il liberalismo debba spingere a pensare con Pelagio e con Erasmo da Rotterdam che l'uomo è veramente libero di scegliere e fare tanto il bene quanto il male, di possedere cioè come diceva Claudio Pietroni l'altro giorno il libero arbitrio.&lt;br /&gt;Ma attenzione la questione è più sottile.&lt;br /&gt;Il pensiero liberale dice che l'uomo è puro egoismo (peccatore), ma che perseguendo il suo egoismo in libertà è in grado di apportare un beneficio concreto a tutta l'umanità in termini di ricchezza e benessere, cioè in termini di felicità umana.&lt;br /&gt;Naturalmente nel rispetto del principio di non recare mai danno agli altri, cioè essendo fondamentalmente giusto nelle sue azioni.&lt;br /&gt;Questa apparente contraddizione ci fa ancor più ritenere che, come dicevo in un mio precedente scritto, che si può essere contemporaneamente buoni Cristiani e buoni liberali assieme, ma non nel nome del libero arbitrio quanto nel nome della distinzione tra regno terreno e regno dei cieli.&lt;br /&gt;Tutto ciò fa comprendere perchè l'altra sera mi sono permesso di dire che i tre principali padri della Chiesa Cristiana (attenzione ho detto Cristiana e non Cattolica) sono San Paolo, Agostino e Lutero.&lt;br /&gt;Auguro a tutti di gustarsi questa sera e domani sera lo sceneggiato su Sant'Agostino, con la convinzione che si tratta di un'opera da non perdere in quanto questo grande Santo ha veramente segnato il corso della storia umana e di tutto il pensiero occidentale fino ai giorni nostri.&lt;br /&gt;Scritto da Riccardo Rinaldi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3157352815569057027?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3157352815569057027/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3157352815569057027' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3157352815569057027'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3157352815569057027'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/santagostino-e-il-libero-arbitrio.html' title='SANT&apos;AGOSTINO E IL LIBERO ARBITRIO'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-8385065634890484750</id><published>2010-01-25T05:40:00.000-08:00</published><updated>2010-01-25T05:51:26.210-08:00</updated><title type='text'>UN AUTORE LA CUI LIBERALITA' E' POCO CONOSCIUTA</title><content type='html'>Di liberali Italiani che hanno fama internazionale non abbondiamo a parte il nostro Bruno Leoni.&lt;br /&gt;Ma a saperlo ben leggere ci si accorge che Vilfredo Pareto nato e vissuto a cavallo dell'ottocento e novecento mostra scorci di pensiero liberale interessanti e degni di rivalutazione postuma.&lt;br /&gt;Con piacere riporto qui alcune pagine Paretiane che erano sfuggite alle Letture Liberali da noi affrontate tra il 2008 e il 2009 e che forse valeva la pena non avessimo tralasciato (Riccardo Rinaldi).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  “Le diverse classi economiche hanno degli interessi diversi. Ciò risulta dalla natura stessa delle cose. E’ ben evidente che un semplice operaio non ha gli stessi interessi economici di un grande proprietario terriero o del possessore d’un grande patrimonio mobiliare. In fatto di imposte ogni classe cerca di riversarne quanto più possibile il peso sulle altre. In fatto di spese pubbliche ogni classe cerca che sieno effettuate a proprio favore.&lt;br /&gt;I socialisti hanno dunque interamente ragione nell’attribuire una grande importanza alla lotta delle classi e di affermare che è questo il gran fatto che domina la storia. Da tal punto di vista le opere di K. Marx e del Loria sono degne della più grande attenzione.&lt;br /&gt;La lotta delle classi assume due forme note in tutti i tempi. L’una non è altro che la concorrenza economica. Abbiamo visto che quando è libera, questa concorrenza produce il massimo di ofelimità. Ogni classe, come ogni individuo, pur non avendo di mira che il proprio vantaggio, viene indirettamente ad essere utile alle altre. Ancor più. Poiché non distrugge, ma produce ricchezza, questa concorrenza contribuisce indirettamente a fare aumentare il livello del reddito minimo e a diminuire la disuguaglianza dei redditi.&lt;br /&gt;L’altra forma della lotta delle classi è quella, per cui ogni classe si sforza d’impossessarsi del governo per farne una macchina con cui spogliare le altre. La lotta che intraprendono certi individui per appropriarsi la ricchezza prodotta da altri è il gran fatto che domina tutta la storia dell’umanità. Si cela e si asconde con i pretesti più vari, che hanno spesso tratto in inganno gli storici. Si può perfino dire che è soltanto nella nostra epoca che la verità è affiorata.&lt;br /&gt;La classe dominante non si limita semplicemente a recare un danno diretto alle classi ch’essa spoglia; reca danno pure a tutta quanta la nazione: poiché la spogliazione è di solito accompagnata da una distribuzione di ricchezza, spesso assai considerevole, il reddito minimo deve abbassarsi e la disuguaglianza dei redditi deve aumentare.&lt;br /&gt;Dal punto di vista, poco importa che la classe dominante sia una oligarchia o una plutocrazia o una democrazia. Si può dire soltanto che, sebbene vi sieno delle eccezioni, quanto più questa classe è numerosa, tanto più intensi sono i mali che risultano dalla sua dominazione, perché una classe numerosa consuma una quantità di ricchezza maggiore di quella che consuma una classe più circoscritta. E’ questa probabilmente la causa che fa sì che il regime demagogico abbia sempre avuto una durata ben minore dei regimi tirannici ed oligarchici. Sarà questo probabilmente pure il grande ostacolo che si opporrà all’instaurazione del socialismo del popolo. Il socialismo borghese, che si esplica per mezzo della protezione doganale, dei premi di esportazione e della falsificazione della moneta, ecc. ha, a proprio favore, la circostanza che ha un minor numero di aderenti da soddisfare. Ha dunque modo di arricchirli senza distruggere interamente la ricchezza del paese.&lt;br /&gt;Parecchi autori confondono due questioni assolutamente diverse: quella della esistenza d’una classe dominante e quella del modo con cui se ne reclutano i membri. A questi autori pare che, quando la classe dominata ha il diritto di scegliere secondo un certo modo di elezione i suoi padroni, non ha più nulla da desiderare e deve reputarsi perfettamente felice e fortunata. Non passa loro in mente che sarebbe forse più utile evitare qualsiasi spogliazione anziché limitarsi a determinare a profitto di chi la spogliazione dovrà essere esercitata.&lt;br /&gt;E’ certo che, quando i membri della classe dominante sono reclutati per eredità o per cooptazione, il giogo ch’essa esercita è più odioso di quanto accada quando i membri sono reclutati per elezione, ma non ne segue affatto che tale giogo risulti anche più grave. Non è dimostrato per nulla che un governo oligarchico avrebbe potuto essere più disonesto di quanto lo fu la municipalità di New York eletta col suffragio universale. Il popolo della Toscana era più felice e meno spogliato sotto il governo assoluto di Pietro Leopoldo di quanto lo sia ora sotto l’attuale governo costituzionale. Nella nostra epoca le elezioni hanno, nella maggior parte dei paesi, una parte più o meno preponderante nella scelta della classe governante, ma non è questo un fatto nuovo nella storia. A Roma, verso la fine della repubblica, erano ben le elezioni che attribuivano il potere, ma le scelte che venivano così effettuate eran tanto deplorevoli, l’oppressione così grande, che ai più il dispotismo militare apparve un male minore e che, in un certo senso, Cesare e Augusto furono effettivamente dei benefattori della classe dominata. Non intendiamo già decidere con ciò quale sia la forma di governo che debba essere preferita, chè quella stessa forma di governo, che, in un dato istante, risulta inferiore ad un’altra, può contenere in sé dei germi di riforma, che verranno a renderla superiore in avvenire; quanto vogliamo affermare è che la forma non deve aver la prevalenza sulla sostanza e che, mutando i nomi con cui si decora la spogliazione, non si muta per nulla la quantità di ricchezza ch’essa distrugge.&lt;br /&gt;Qualsiasi uomo può avvertire i mali della società in cui vive, ma solo ricerche scientifiche, spesso estremamente difficili, possono rivelarcene le vere cause. Gli uomini che le ignorano se ne foggiano spesso delle immaginarie. Sono soprattutto portati, in modo quasi invincibile, a semplificare enormemente il problema per evitare la fatica di uno studio sintetico. E’ ad un uomo, ad una legge, ad una istituzione ch’essi attribuiranno esclusivamente tutti i mali che sarà loro dato di osservare nella società. Sistemi tanto esclusivi quanto erronei attraggono di volta in volta il favore del pubblico. Non è remoto il tempo in cui il regime costituzionale era considerato come una panacea universale; ai nostri giorni parecchi autori ne han fatto il capro espiatorio di tutti i peccati degli uomini politici. All’inizio di questo secolo si diceva che l’istruzione elementare era il solo mezzo di rendere morale il popolo; vi è ora chi pretende che tale istruzione abbia fatto aumentare il numero dei delinquenti. Discussioni di tal genere sono necessariamente infeconde. Fino a che ci si ostinerà a cercare una causa unica per spiegare fenomeni estremamente complessi e svariati, è certo che si seguirà una via sbagliata. Il progresso scientifico è indissolubilmente legato a una concezione sintetica dei fenomeni sociali e della loro mutua dipendenza.&lt;br /&gt;Poiché le classi ricche hanno molto spesso spogliato le classi povere si è voluto concluderne che il possesso dei capitali mobiliari e dei capitali fondiari costituisce la causa della spogliazione e che solo il collettivismo potrebbe recar rimedio ai mali della società.&lt;br /&gt;In simili ragionamenti vi è un errore radicale, che già abbiamo avuto spesso occasione di notare. Sta nell’attribuire al capitale o alla ricchezza (il risparmio) degli effetti, a cui tali cose sono estranee. Non è già il semplice possesso del risparmio che pone certi uomini in grado di spogliarne altri; è l’uso ch’essi fanno di tale risparmio, valendosene, ad esempio, per rendersi amici i poteri pubblici, in luogo di trasformarlo in capitale nel senso economico dell’espressione. Ben lungi dal discorrere dell’oppressione del capitale, si deve quindi riconoscere che è precisamente quando non si trasforma in capitale che il risparmio può essere usato in modo nocivo per la società.&lt;br /&gt;La ricchezza, al pari del fine a cui mira la spogliazione, è certo un mezzo che consente di esercitare la spogliazione stessa. Ma ciò non potrebbe bastare a condannare l’appropriazione dei beni economici, chè, altrimenti, dal fatto che il ferro serve agli assassini ed ai ladri, si dovrebbe concludere che questo metallo è nocivo alla razza umana e perché le navi servono ai pirati si dovrebbe rinunciare alla navigazione. Del resto, la potenza degli spogliatori non è basata soltanto sulla ricchezza (risparmio); essi si valgono di ben altri mezzi e fanno abilmente ricorso alle cose più rispettabili e più utili, di per sé, all’umanità. Poiché il mantenimento dell’ordine e della sicurezza costituisce il bisogno più urgente delle società, gli spogliatori se ne sono valsi, e se ne valgono, correntemente di pretesto per assicurare il successo delle loro operazioni. Si è pure tentato di porre la spogliazione sotto la sanzione della religione e della morale. Agli occhi della classe dominante, le azioni più abominevoli sono quelle che possono scuotere il suo potere ed essa perviene talvolta a far condividere tale idea dagli stessi sudditi suoi dominati. Dopo la morale, la cosa più indispensabile agli uomini è la giustizia; la classe dominante ha pure sempre tentato di farla servire ai suoi fini. La sola idea di magistrati assolutamente indipendenti le ripugna: istintivamente avverte che li deve asservire per porre su di una solida base il potere che detiene. E’ questo, in fondo il vero motivo del movimento che si manifesta ora contro la giuria. Non già che questa istituzione non abbia pure dei sinceri avversari, che la giudicano unicamente dal punto di vista oggettivo, ma costoro non riflettono a sufficienza che essa costituisce ancora la sola istituzione che, nonostante i suoi difetti, dia agli accusati, che non sono in buoni rapporti con la classe dominante, qualche probabilità di cavarsela. E’ questo, precisamente, il motivo dell’avversione che gli uomini politici hanno per la giuria: il motivo, che li induce ad avversarla, non differisce per nulla da quello che induceva i cavalieri romani ad impadronirsi del potere giudiziario. Persone onestissime si lasciano convincere dagli ingegnosi pretesti, che in questi casi non mancano mai e, tratti in inganno dal falso principio che il fine giustifica i mezzi, credono di servire la causa dell’ordine e della giustizia, mentre a tale causa apportano i colpi più rudi.&lt;br /&gt;L’abuso, che si fa di cose di per sé perfettamente rispettabili ed eminentemente utili, genera dottrine erronee, che, al fine di evitare l’abuso, vogliono eliminare l’uso. Il comunismo, il collettivismo, il protezionismo, il socialismo di Stato o della cattedra, il socialismo borghese (nei limiti in cui è in buona fede), le teorie neo-aristocratiche di Nietzsche, l’antisemitismo, il nichilismo, l’anarchia sono propaggini di un medesimo seme: procedono direttamente da un’osservazione incompleta delle leggi della scienza sociale e spesso anche dalla passione che prende il posto della ragione.&lt;br /&gt;In tutti i tempi gli uomini hanno attribuito i loro mali, purtroppo più che reali, a cause immaginarie. Nell’antica Roma è spesso risuonato il grido : -i cristiani alle belve- Nelle città del medio evo si è spesso sentito gridare –morte ai lombardi- Ora si vorrebbe ripetere –abbasso gli ebrei- Si tratta di rivolte incoscienti, che non hanno maggior ragione d’essere dell’atto del bambino che colpisce l’oggetto inanimato contro cui è andato a sbattere. Ad un grado intellettualmente un po’ più elevato, questi sentimenti di disagio e di odio nei confronti di certi abusi, si manifestano sotto forma di sistemi e di teorie. I proprietari di beni fondiari, impadroniti che si furono dello Stato, hanno fatto pesare sui loro connazionali un giogo gravoso. Si deve abolire la proprietà fondiaria e rendere comuni le terre. Certi proprietari di risparmio, in luogo di trasformarlo in capitale, se ne sono valsi per opprimere il paese. Si deve abolire la proprietà del risparmio. Degli imprenditori, in luogo di ricercare, secondo quella che è la funzione loro propria, i metodi migliori di produzione, si son fatti accordare dai poteri pubblici dei privilegi. Si debbono abolire gli imprenditori e alla sola collettività va consentito il possesso dei mezzi di produzione, dei capitali fondiari cioè e dei capitali mobiliari. I socialisti si fermano a questo punto, ma, come fa loro assai bene osservare Pietro Krapotkin, non sono logici; gli anarchici, che non si vogliono fermare a mezza strada, continuano imperturbabilmente a dedurre le conseguenze che discendono dalle premesse di cui i collettivisti si sono valsi. –Dal giorno- essi dicono –in cui si colpirà la proprietà privata in una o l’altra delle sue forme, fondiaria o industriale, si sarà costretti a colpirla pure in tutte le sue altre forme-. Poiché l’organizzazione della giustizia è servita a coprire dei misfatti, dobbiamo abolirla del tutto. Famiglia, governo, morale, tutto dev’essere eliminato per gli interessi motivi. A loro volta, però, gli anarchici sono ben costretti, essi pure, ad arrestarsi ad un certo punto, chè, se si volesse spingere questa singolare teoria fino alle sue ultime conseguenze, bisognerebbe lasciarsi morir di fame, poiché, se se ne abusa, gli stessi alimenti possono generare ogni specie di malanni.&lt;br /&gt;Spesso una teoria esagerata in un senso ne fa sorgere un’altra, esagerata in senso opposto. Certi socialisti predicando l’uguaglianza assoluta, fisica e intellettuale, degli uomini, giungono al punto di voler irretire in lavori manuali senza importanza, e che non presentano alcuna difficoltà, le facoltà eccezionalmente rare e preziose dei maggiori scienziati. I neo-aristocratici, senza star molto a lambiccarsi il cervello, hanno enunciato semplicemente una dottrina esattamente contraria a quella dei socialisti. A loro dire, l’umanità intera non esiste che per produrre alcuni uomini superiori; non è che un letamaio sul quale crescono alcuni fiori.&lt;br /&gt;Ciascuna di tali sette ha, naturalmente, un qualche sistema economico da propugnare. Sistema, che non ha con la realtà altri rapporti fuor di quelli che si riscontrano nei sistemi cosmogonici degli antichi.&lt;br /&gt;A quest’analisi assolutamente incompleta la scienza sostituisce uno studio ampio e comprensivo, che non si limita allo studio qualitativo dei fatti, ma assurge allo studio quantitativo. A delle astrazioni senza fondamento essa sostituisce delle realtà ed elimina vaghe aspirazioni senza consistenza sostituendo loro lo studio rigoroso dei rapporti necessari alle cose.&lt;br /&gt;Al di sopra, ben al di sopra, dei pregiudizi e delle passioni dell’uomo planano le leggi della natura. Eterne, immutabili, sono l’espressione della potenza creatrice: rappresentano quel che è, quel che deve essere, quel che non potrebbe essere altrimenti. L’uomo può pervenire a conoscerle; non a mutarle. Dagli infinitamente grandi agli infinitamente piccoli, tutto vi è soggetto. I soli e i pianeti seguono le leggi scoperte dal genio di un Newton e di un Laplace, precisamente come gli atomi seguono, nelle loro combinazioni, le leggi della chimica e gli esseri viventi le leggi della biologia. E’ solo l’imperfezione dello spirito umano che moltiplica le divisioni delle scienze, che separa l’astronomia dalla fisica o dalla chimica, le scienze naturali dalle scienze sociali. Nella sua essenza, la scienza è una; non è altro che la verità.”&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-8385065634890484750?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/8385065634890484750/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=8385065634890484750' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8385065634890484750'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8385065634890484750'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/un-autore-la-cui-liberalita-e-poco.html' title='UN AUTORE LA CUI LIBERALITA&apos; E&apos; POCO CONOSCIUTA'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7794927576837416708</id><published>2010-01-20T12:38:00.000-08:00</published><updated>2010-01-20T14:07:39.264-08:00</updated><title type='text'>IL CATTOLICESIMO LIBERALE 2</title><content type='html'>Questo tema, introdotto da Claudio Ferretti ai primi di gennaio è sempre stato uno dei più ostici per tutti coloro che tentano di conciliare la fede cattolica con la fede liberale.&lt;br /&gt;Ho usato in entrambi i casi il termine fede che sembra un minimo comune denominatore adatto a porre le due cose sullo stesso piano.&lt;br /&gt;Ma così non è, e per quanto io abbia pensato a lungo alla materia, alla fine mi sono convinto che le due fedi operano su due livelli distinti.&lt;br /&gt;La prima su quello religioso e la seconda su quello naturale.&lt;br /&gt;Sono due mondi separati, l'uno trascendente, l'altro immanente e vano si rivela ogni tentativo di farli incontrare su basi comuni.&lt;br /&gt;Come conseguenza si ha che ogni onesto ricercatore dei punti di convergenza (o di divergenza) debba accontentarsi di studiare quali aspetti, delle due fedi, pur operando su piani diversi, mostrino connotati comuni, o almeno dimostrino di vibrare in sintonia.&lt;br /&gt;Tra i tanti temi che possono essere studiati, ne scelgo uno che sembra, ad una prima evidenza essere il più discordante.&lt;br /&gt;Il pensiero liberale, fin dalle sue origini ha dichiarato che gli uomini sono diversi tra loro e che proprio nella loro diversità si annida lo strumento per farli interagire, in modo scambievolmente conveniente, e raccogliere i prodotti di tale rapporto che vanno a distribuirsi profittevolmente per tutti.&lt;br /&gt;Dalla accettazione della diversità degli uomini, seppure mitigata dalla convinzione della necessità di offrire a tutti pari opportunità, ne discende l'accettazione, tutta liberale, della proprietà privata come elemento che rende compiuta la diversità umana.&lt;br /&gt;In altre parole, dal fatto che ciascuno è portatore di proprie caratteristiche distintive deriva che le proprietà, conquistate in forza dell'operare con successo proprozionale a dette qualità, sono una parte identificativa della sua personalità, in fin dei conti quindi della sua persona.&lt;br /&gt;E' inutile fare qui una cronistoria di come il pensiero liberale ha sedimentato questo concetto, risalente ai fondamentali filosofici via via elaborati dai pensatori sociali, economici e politici che si sono succeduti fino ai giorni nostri.&lt;br /&gt;All'inizio si è partiti dalla tesi dell'incontro degli egoismi individuali, per dimostrare il vantaggio che ne ricava l'intera società.&lt;br /&gt;Ma qui va detto che la parola egoismi va intesa come diversa inclinazione del carattere la quale crea una diversa propensione a godere dei beni in forma e quantità diversa.&lt;br /&gt;Alla radice comunque c'è la condivisione che questa diversità esiste e che gli uomini non nascono tutti buoni come voleva farci credere Rousseau e che essi venivano poi traviati dalla malvagità delle convenzioni sociali, per cui bastava correggere il bastone storto, per prendere in prestito la acuta definizione di Kant.&lt;br /&gt;Noi liberali non vogliamo correggere nessuno, anzi vogliamo lasciare ciascuno libero di sperimentare, di sbagliare, di correggersi, di inciampare, di rialzarsi da soli, sempre però senza arrecare danni ad altri.&lt;br /&gt;Ma puntiamo diritto al tema del titolo.&lt;br /&gt;Tutto ciò è conforme al credo cattolico?&lt;br /&gt;A prima vista sembra di no in quanto la Chiesa ha sempre cercato di correggere le diversità, seppure l'argomento sia sempre rimasto controverso.&lt;br /&gt;Uno dei passi più belli ma anche più duri da comprendere del Nuovo Testamento è senz'altro la parabola dei talenti.&lt;br /&gt;Non che non ci siano pagine ancora più ardue, ma questa non è da meno di altre.&lt;br /&gt;Ebbene io affermo che se il Signore ci riconosce diversi talenti e pretende che ciascuno operi in modo da mettere a frutto anche quel poco talento che gli viene riconosciuto, allora anche il cattolicesimo ammette le differenze costituzionali e non pretende di correggerle ma di agire in modo da massimizzare sempre il proprio impegno a favore degli altri.&lt;br /&gt;Ed è proprio quello che dice il pensiero liberale che vede nella varietà dell'impegno diffuso il segreto per cooperare al bene comune.&lt;br /&gt;Certo, su un altro piano, il cattolicesimo sul piano dell'amore, il liberalismo sul piano del benessere sociale, ma come si vede la rotta all'orizzonte è la stessa, o almeno stessa è la direzione e il cammino.&lt;br /&gt;Il Signore giunge a punire proprio colui che ha dotato di minor talento sol perchè non ha messo a frutto quel poco che aveva.&lt;br /&gt;Non gli dice, sei stato un po' discolo, ma siccome hai avuto la sfortuna di avere in dote di meno degli altri ti perdono, non lo consola per la sua sfortuna, no è severo con lui come con chiunque non opera in ragione di quello di cui dispone.&lt;br /&gt;Questa accettazione della diversità di natura da parte del Vangelo non è facile da comprendere ma ci aiuta, noi liberali a sperare che in fondo non siamo lontani dalla verità, almeno in via di principio.&lt;br /&gt;Tutto ciò mi ha fatto sempre pensare che, in barba a quanto ne pensino molti, si può essere buoni cristiani e buoni liberali assieme, basta tenere distinti i due mondi.&lt;br /&gt;Leggere continuamente il Nuovo Testamento, ti fa scoprire particolari che in altri momenti della vita ti erano scivolati via ed ora ti entrano diritti dentro il cuore.&lt;br /&gt;Il nostro antistatalismo promuove l'azione volontaria e solo noi veri liberali siamo in grado di accorgerci come invece la presenza pervasiva dello Stato ha come effetto quello di annichilire le nostre buone intenzioni.&lt;br /&gt;Per queste e molte altre riflessioni una società liberale in questo mondo è coerente con la crescita del mondo che è nei cieli.&lt;br /&gt;Non rivendichiamo migliori titoli di altri ad essere migliori cristiani, ma ci accontentiamo di rivendicare una consonanza che ci rasserena e ci mette in pace con tutti, credenti e non credenti.  Scritto da Riccardo Rinaldi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7794927576837416708?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7794927576837416708/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7794927576837416708' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7794927576837416708'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7794927576837416708'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/il-cattolicesimo-liberale-2.html' title='IL CATTOLICESIMO LIBERALE 2'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-6270379021128683234</id><published>2010-01-16T01:51:00.000-08:00</published><updated>2010-01-16T02:13:16.519-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Socialista'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tangentopoli'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stato di diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rule of law'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='partitocrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Craxi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corruzione'/><title type='text'>L'ultimo discorso di Craxi alla Camera e lo Stato di Diritto</title><content type='html'>Ritengo che sia utile riportare l’ultimo discorso di Bettino Craxi alla Camera dei Deputati. Discorso molto importante per inquadrare bene la questione culturale italiana. Mi permetto di esprimere solo queste brevi considerazioni: Craxi riconosceva che il sistema dei partiti aveva operato non rispettando le leggi che esso stesso si era dato e che il fenomeno della corruzione aveva portato livelli di degrado insopportabili nella vita pubblica. Denunciava che l’industria aveva beneficiato del sistema descritto attraverso varie sovvenzioni, e che altri organi dello Stato, in particolare la magistratura, nel tentativo di perseguire i fatti illeciti reali, operavano loro volta senza rispettare le leggi alle quali avrebbero dovuto attenersi. Quasi tutti i partiti furono toccati da “tangentopoli” con la sola esclusione di quelli che non avevano mai avuto incarichi di governo nazionale o nelle amministrazioni locali (in pratica i Radicali di Pannella e l’MSI). Una domanda non retorica: Rispetto a quanto denunciava Craxi è cambiato qualcosa? Esiste oggi in italia "&lt;em&gt;the Rule of Law&lt;/em&gt;"? Si sa in italia cosa è lo Stato di Diritto, cosa è il diritto e cosa è un diritto? (&lt;em&gt;di Claudio Ferretti&lt;/em&gt;)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Discorso alla Camera dei Deputati del 29 Aprile 1993 - Di Bettino Craxi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;"Circa dieci mesi or sono prendendo la parola di fronte alla Camera dissi con franchezza cio' che un ex Presidente della Repubblica defini' poi come l'apertura di quella "grande confessione" verso la quale avrebbe dovuto e dovrebbe aprirsi, con tutta la sincerità necessaria, tutto o gran parte almeno del mondo politico. I giudici che mi accusano l'hanno considerata invece come una "confessione extragiudiziale" elevandola subito e senz'altro a prova di primo grado contro di me. Quella per la verità era ed è rimasta la sola prova di quell'accusa. Sempre che una dichiarazione una analisi ed una riflessione fatte di fronte al Parlamento possano essere considerate alla stregua di una prova penale. Ricordo che, ancor prima di allora, commentando a caldo le prime esplosioni scandalistiche milanesi che aprivano il libro dagli inesauribili capitoli apertosi poi un po' dovunque, mi ero permesso semplicemente di dire :"Su quanto sta accadendo la classe politica ha di che riflettere". Questa affermazione fu allora maltrattata come espressione di un atteggiamento intimidatorio, provocatorio, financo ricattatorio. In realtà non era difficile avvertire gia' da allora tutta la dimensione del problema che si era aperto, tutta la sua gravità e la sua complessità. Non era difficile cogliere la inutilità e l'errore di una difesa e di una giustificazione che non fossero improntate al linguaggio della verità. Per le responsabilità che mi competevano, per il ruolo che, per lungo tempo, avevo esercitato, di Segretario nazionale del Partito Socialista, io non ho negato la realtà, non ho minimizzato, non ho sottovalutato il significato morale, politico, istituzionale della questione che veniva clamorosamente alla luce riguardante il finanziamento irregolare ed illegale ai partiti ed alle attività politiche ed anche il vasto intreccio degenerativo che ad esso si collegava o poteva, anche a nostra insaputa, essersi collegato. Come si ricorderà ne parlai proprio di fronte a voi seguendo una traccia che stamane mi consentirete di riprendere.&lt;br /&gt;Osservavo nel Luglio del '92: "C'è un problema di moralizzazione della vita pubblica che deve essere affrontato con serietà e con rigore, senza infingimenti, ipocrisie, ingiustizie, processi sommari e grida spagnolesche. E' tornato alla ribalta, in modo devastante, il problema del finanziamento dei Partiti, meglio del finanziamento del sistema politico nel suo complesso, delle sue degenerazioni, degli abusi che si compiono in suo nome, delle illegalita' che si verificano da tempo, forse da tempo immemorabile. Bisogna innanzitutto dire la verita' delle cose e non nascondersi dietro nobili e altisonanti parole di circostanza che molto spesso e in certi casi hanno tutto il sapore della menzogna.&lt;br /&gt;Si è diffusa nel paese, nella vita delle istituzioni e della pubblica amministrazione, una rete di corruttele grandi e piccole che segnalano uno stato di crescente degrado della vita pubblica, uno stato di cose che suscita la piu' viva indignazione, leggittimando un vero e proprio allarme sociale, ponendo l'urgenza di una rete di contrasto che riesca ad operare con rapidita' e con efficacia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I casi sono della piu' diversa natura, spesso confinano con il racket malavitoso, e talvolta si presentano con caratteri particolarmente odiosi di immoralita' e di asocialita'.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Purtroppo anche nella vita dei Partiti molto spesso e' difficile individuare, prevenire, tagliare aree infette sia per la impossibilita' oggettiva di un controllo adeguato, sia talvolta, per l'esistenza ed il prevalere di logiche perverse. E cosi' all'ombra di un finanziamento irregolare ai Partiti e, ripeto, al sistema politico, fioriscono e si intrecciano casi di corruzione e di concussione, che come tali vanno definiti trattati provati e giudicati. E tuttavia, d'altra parte, cio' che bisogna dire, e che tutti sanno del resto, e' che buona parte del finanziamento politico e' irregolare od illegale. I Partiti specie quelli che contano su apparati grandi, medi o piccoli, giornali, attivita' propagandistiche, promozionali e associative, e con essi molte e varie strutture politiche e operative, hanno ricorso e ricorrono all'uso di risorse aggiuntive in forma irregolare od illegale. Se gran parte di questa materia deve essere considerata materia puramente criminale allora gran parte del sistema sarebbe un sistema criminale.&lt;br /&gt;Non credo che ci sia nessuno in quest'aula, responsabile politico di organizzazioni importanti che possa alzarsi e pronunciare un giuramento in senso contrario a quanto affermo: presto o tardi i fatti si incaricherebbero di dichiararlo spergiuro". E del resto, andando alla ricerca dei fatti, si è dimostrato e si dimostrerà che tante sorprese non sono in realtà mai state tali. Per esempio, nella materia tanto scottante dei finanziamenti dall'estero sarebbe solo il caso di ripetere l'arcinoto "tutti sapevano e nessuno parlava". Ed osservavo ancora:"Un finanziamento irregolare ed illegale al sistema politico, per quante reazioni e giudizi negativi possa comportare e per quante degenerazioni possa aver generato non e' e non puo' essere considerato ed utilizzato da nessuno come un esplosivo per far saltare un sistema, per delegittimare una classe politica, per creare un clima nel quale di certo non possono nascere ne' le correzioni che si impongono ne' un'opera di risanamento efficace ma solo la disgragazione e l'avventura. A questa situazione va ora posto un rimedio, anzi piu' di un rimedio". Mi spiace che tutto questo sia stato, allora, sottovalutato. Tante verità negate o sottaciute sono venute una dopo l'altra a galla e tante ne verranno, ne possono e ne dovranno venire ancora. E mentre molti si considerano tuttora al riparo dietro una regola di reticenza e di menzogna, non si è posto mano a nessun rimedio ragionevole e costruttivo. Questo deve valere anche per i Partiti che se debbono continuare ad esistere come elementi attivi della democrazia italiana ed europea sia pure in un diverso ruolo ed in diverse configurazioni, debbono essere posti di fronte a nuove regole impegnative ed utili a rinnovare e a far rifiorire la loro essenza associativa e democratica.&lt;br /&gt;Si e' invece fatto strada con la forza di una valanga un processo di criminalizzazione dei partiti e della classe politica. Un processo spesso generalizzato ed indiscriminato che ha investito in particolare la classe politica ed i partiti di governo anche se, per la parte che ha cominciato ad emergere, non ha risparmiato altri come era e come sara' prima o poi inevitabile. Era del tutto evidente che scavando e risalendo negli anni e persino nei decenni nella sfera delle forme di finanziamento illegale dell'attivita' politica, delle sue articolazioni, delle organizzazioni e competizioni elettorali, ogni giorno si sarebbe incontrato un episodio, un caso, uno scandalo. E così è stato. E così sarà. La lista delle indagini, delle investigazioni e poi delle controinvestigazioni, dei pentiti, dei pentiti a scoppio ritardato e dei contropentiti, delle rivelazioni vere o false, mirate o sapientemente mutilate, e dei rei-confessi per amore o per forza e' destinata a farsi interminabile. A queste si sono aggiunti fatti di corruzione personale che sono del tutto estranei alla responsabilità dei Partiti anche se pesano egualmente in tutta la loro gravità. Ma di tutte l'erbe s'e' fatto alla fine un fascio. Tutto si è ridotto ad una unica accusa generalizzata. Le campagne propagandistiche hanno ruotato sovente solo attorno a slogans ed a brutali semplificazioni. Di questo si è incaricata infatti parte almeno della stampa e dell'informazione, andando ben al di là dei diritti e dei doveri propri dell'informazione, deformando spesso oltre misura, esaltando le ragioni dell'accusa e mettendo di canto quelle della difesa, travolgendo senza alcun rispetto diritti costituzionalmente garantiti con difese divenute praticamente impossibili, creando sovente un clima infame che ha distrutto persone, famiglie e generato tragedie. La criminalizzazione della classe politica, giunta ormai al suo apice, si spinge verso le accuse piu' estreme, formula accuse per i crimini piu' gravi, piu' infamanti e piu' socialmente pericolosi. Un processo che quasi non sembra riguardare piu' le singole persone, ma insieme ad esse tutto un tratto di storia, marchiato nel suo insieme. Un vero e proprio processo storico e politico ai Partiti che per lungo tempo hanno governato il Paese.&lt;br /&gt;Mi chiedo come e quando tutto questo si concili con la verita', che rapporto abbia con la verita' storica, con gli avvenimenti e le fasi diverse e travagliate che abbiamo attraversato e nelle quali molti di noi hanno avuto responsabilita' politiche di governo di primo piano. Davvero siamo stati protagonisti, testimoni o complici di un dominio criminale? Davvero la politica e le maggioranze politiche si sono imposte ai cittadini attraverso l'attuazione ed il sostegno di disegni criminosi? Davvero gli anni ottanta di cui soprattutto si parla, senza risparmiare i precedenti, sono stati gli anni bui della regressione, della repressione, della malavita politica che scrivono e cantano in prima fila tanti reduci dell'eversione, delle rivoluzioni mancate, delle rotture traumatiche che sono state contrastate ed impedite? Questa non e' altro che una lettura falsa, rovesciata mistificata della realta' e della storia. Chi ha condotto per anni una opposizione democratica ha da far valere in ben altro modo tutte le sue ragioni.&lt;br /&gt;Per parte mia, io non dimentico che negli anni Ottanta l'Italia ha rimontato la china della regressione, della stagnazione e dell'inflazione, è uscita dalla crisi economica e produttiva per entrare in un ciclo di espansione e di sviluppo senza precedenti toccando le punte di sviluppo piu' alte tra i paesi dell'Europa industrializzata. Si è trattato di un progresso forte, intenso, diffuso, che ha ridotto tante disuguaglianze e che poneva le basi per ridurne tante altre che ancora dividevano e dividono la nostra societa'. Sono gli anni in cui viene posto fine al capitolo dell'eversione militare, del terrorismo e delle sue code sanguinose. Sono anche gli anni di un nuovo prestigio internazionale, con l'Europa comunitaria che si amplia e si consolida e con l'Italia che entra a far parte del club economico ma anche politico delle maggiori Nazioni industrializzate del mondo occidentale. Tutti i cicli, come è naturale passano, entrano in contraddizione, si esauriscono, degenerano. Sono cosi' subentrati gli anni delle difficolta' e della crisi, che stiamo ancora attraversando. Ma gli effetti e le conseguente di un periodo critico sarebbero stati ben diversi e ben piu' onerosi se non avessimo avuto alle spalle il solido sviluppo realizzato nel corso degli anni ottanta ed un retroterra conquistato con un balzo in avanti poderoso.&lt;br /&gt;I finanziamenti illegali ai partiti ed alle attività politiche non sono stati tuttavia una invenzione e una creazione degli anni ottanta. Hanno radici, come si sa, ben piu' antiche e ben ripartite tra le forze che si contrapponevano, in lotta tra loro, e sovente senza esclusione di colpi. Cosi' come nella vita della societa' italiana non e' nata negli anni ottanta la corruzione nella pubblica amministrazione e nella vita pubblica. La vicenda dei finanziamenti alla politica, dei loro aspetti illegali, dei finanziamenti provenienti attraverso le vie piu' disparate dell'estero, della ricerca di risorse aggiuntive rispetto poi ad una legge sul finanziamento pubblico ipocrita e ipocritamente accettata e generalmente non rispettata, accompagna la storia della societa' politica italiana, dei suoi aspri conflitti, delle sue contraddizioni e delle sue ombre, dal dopoguerra sino ad oggi. Non c'e' dubbio che un troppo prolungato esercizio del potere da parte delle piu' o meno medesime coalizioni di Partiti ha finito con il creare per loro un terreno piu' facilmente praticabile per abusi e distorsioni che si sono verificate. Ma onestà e verità vorrebbero che in luogo di un processo falsato, forzato, ed esasperato, condotto prevalentemente in una direzione, si desse il via ad una ricostruzione per quanto possibile obiettiva ed appropriata di tutto l'insieme di cio' che è accaduto. Si tratta di una realta' che non si puo' dividere in due come una mela, tra buoni e cattivi, gli uni appena sfiorati dal sospetto, gli altri responsabili di ogni sorta di errori e nefandezze. Trovo perlomeno singolare che sia stata liquidata con poche battute di circostanza, qualche pretesto e qualche falsa riverenza la proposta di una inchiesta parlamentare che abbracciasse l'arco di almeno un quindicennio della nostra storia politica. Il Parlamento avrebbe il dovere di farlo avendo esso stesso nella sua storia una montagna di dichiarazioni di bilanci di Partiti certamente falsi, di organi di controllo che non hanno controllato, di revisori che non hanno rivisto. Che tutto questo avvenisse senza l'insorgere di clamorose contestazioni e denunce e senza clamorosi conflitti, salvo casi sporadici ed aspetti particolari, significa che il sistema in funzione e le sue irregolarita' non solo erano in principio riconosciute, ma erano consensualmente accettate e condivise, almeno dai piu'. E' d'altro canto un sistema cui hanno partecipato e concorso, in forme varie e diverse, tutti i maggiori gruppi industriali del paese, privati e pubblici. Gruppi e società importanti nel loro settore e nella economia nazionale e in molti casi presenti e influenti anche sui mercati internazionali, gruppi potenti in grado di influire e di condizionare i poteri della politica e dello Stato.&lt;br /&gt;Di questi tutto si puo' dire salvo che siano state vittime di una prepotenza, di una imposizione, di un sistema vessatorio ed oppressivo di cui non vedevano l'ora di liberarsi. Si tratta di tutti i maggiori gruppi del paese, quelli che sono stati chiamati in causa e quelli che ancora possono esservi chiamati, anch'essi fornitori dello stato, tributari dello stato di sostegno di varia natura, tributari di appalti pubblici, esportatori, proprietari di catene giornalistiche, speculatori a vario titolo, se la verità, anche per loro, come c'e' da augurarsi, finira' prima o poi per farsi strada. Si tratta di condotte illegali del mondo imprenditoriale attuate con piena consapevolezza e responsabilità e con finalità di molteplice natura, di ordine economico aziendale commerciale ed anche di ordine pubblico a sostegno di un sistema, dei suoi diversi equilibri, della sua stabilita' complessiva, ed anche a sostegno piu' diretto di singoli membri di un personale politico con il quale mantenere rapporti amichevoli piu' impegnativi.&lt;br /&gt;Illegalità nel mondo politico, illegalità nel mondo imprenditoriale. Ad esse si sono venute aggiungendo illegalita' nel mondo giudiziario. Una inchiesta giudiziaria è tanto piu' forte, accettata, rispettata, quanto piu' forte, rigoroso, lineare e' il rispetto della legge ch'essa si impone, senza prevaricazioni, arbitri, forzature ed eccessi di sorta. Si e' verificato purtroppo, e in piu' casi e ripetutamente tutto il contrario. Non c'e' fine che possa giustificare il ricorso a mezzi illegali, a violazioni sistematiche, clamorose e persino esaltate della legge, dei diritti dei cittadini, dei diritti umani. Non c'è consenso popolare, sostegno politico, campagna di stampa che possa giustificare un qualsiasi distacco dai principi garantiti dalla Costituzione e fissati dalla legge. Non la giustifica neppure l'assenza, l'insensibilità o il ritardo degli organi di controllo, la debolezza o il disorientamento delle difese, la barriera del pregiudizio negativo. Non lo ha visto e non lo vede, del resto, solo chi non lo vuole e preferisce, per opportunità, per superficialità o per calcolo voltare la testa dall'altra parte. Chi non ha visto le forzature macroscopiche e strumentali nella interpretazione delle leggi per giungere ad usare impropriamente i poteri giudiziari? Sin da quattro secoli in Inghilterra era stato scritto nel Leviatano "Se il giudice usa con arroganza il potere di interpretare le leggi, tutto diventa arbitrio imprevedibile. Di fronte ad un metodo del genere ogni sicurezza viene meno". Chi non ha visto gli arresti illegali, facili, collettivi, spettacolari e financo capricciosi, di fronte ad una civilta' del diritto e ad una normativa di legge che anche nel nostro paese considerava l'arresto una "extrema-ratio". Chi non ha visto le detenzioni illegali che fanno impallidire la civilta' dell'Habeas Corpus. Le detenzioni a scopo di confessione che sono tutto il contrario di cio' che e' riconosciuto ed accettato. Chi non ha visto le perquisizioni a scoppio ritardato, quelle in particolare delle sedi di Partito manifestatamente inutili ma utili, per la messinscena predisposta e per lo spettacolo denigratorio assicurato.&lt;br /&gt;Sono all'ordine del giorno del resto le sistematiche violazioni del segreto istruttorio, ormai praticamente vanificato e inesistente o esistente solo in ragione di criteri discriminatori o criteri arbitrari dettati da interessi ed opportunita' di varia natura ivi comprese quelle politiche. C'è forse qualcuno che non ha visto la esemplare tempistica politica di determinate operazioni? Quando la giustizia funziona ad orologeria politica essa contiene gia' in se qualcosa di aberrante. Purtroppo c'e' anche materia per scrivere un capitolo sui diritti umani, sulla loro mortificazione e sulle loro violazioni.&lt;br /&gt;Affacciandosi, gia' mesi orsono, sulla realta' italiana, una missione internazionale composta di alti magistrati ed esponenti del Foro di Parigi, prudentemente, rispettosamente annotava in un suo primo rapporto :"I magistrati, incaricati delle inchieste sulla corruzione, applicano le disposizioni di legge relative alla detenzione preventiva in modo particolarmente 'estensivo'. Senza arrivare ad espressioni quali 'tortura' o 'inquisizioni' - pur usate da diverse personalita', non sembra si possa dubitare del fatto che la carcerazione preventiva sistematica di numerosi indiziati -molti dei quali presentano evidenti qualifiche di notorieta'- e che e' ufficialmente motivata dalla preoccupazione di un possibile 'inquinamento' delle prove, ha in realta' lo scopo di esercitare delle pressioni per ottenere confessioni di colpevolezza, o la denuncia di complici. Cio' che numerosi magistrati hanno ammesso pubblicamente sottolineando l'efficacia di tale metodo. Questa pratica, di carattere chiaramente repressivo appare in contraddizione sia con il disposto art. 275 del nuovo codice di procedura penale italiano che indica la detenzione preventiva come una misura coercitiva di natura eccezionale, sia con i testi internazionali esistenti in materia di tutela dei diritti dell'uomo". Nello stesso rapporto si legge che "Gli eccessi constatati nell'applicazione del codice di procedura penale nell'ambito delle inchieste in materia di corruzione sono ancora piu' preoccupanti perche' a tutt'oggi sembrano sottratti a qualsiasi tipo di controllo. In effetti la maggior parte dei ricorsi al Tribunale delle Libertà sono stati rigettati. L'opinione pubblica italiana che è molto favorevole alla repressione delle tangenti esercita sulla magistratura una notevole pressione, alla quale quest'ultima non è insensibile, e che raggiunge il risultato di rendere alcuni magistrati incaricati delle inchieste dei personaggi protagonisti al riparo da qualsiasi 'critica pubblica'". La stessa delegazione della "Federation Internationale des Droits de l'Homme" ancora osserva :"Il compito di 'purificatore' che taluni magistrati si attribuiscono e che essi pubblicamente proclamano, solleva problemi delicati nel rapporto tra potere giudiziario, potere esecutivo e potere legislativo; e non solo perche' molti politici sono oggetto della maggioranza dei procedimenti in corso, insieme ad industriali e uomini d'affare; ma per la distorsione di tali rapporti, che puo' andare oltre il caso specifico e determinare una preoccupante inclinatura dell'ordinamento democratico". Spiace doverlo dire ma le ripetute affermazioni di magistrati, talvolta solenni, talvolta sdegnate, che vogliono suonare come una proclamazione di indipendenza e di indifferenza rispetto alla politica, agli effetti politici, agli obiettivi politici, in molti troppi casi non convincono affatto e non possono convincere. Penso agli arresti alla vigilia della formazione di governi locali o dopo la loro formazione, alle retate di interi corpi amministrativi, alle operazioni di marca preelettorale, agli scoops in vista di precise scadenze politiche, alla disparita' di trattamento, che meriterebbero un approfondimento a parte, alle oculate selezioni, all'accanimento con il quale ci si e' mossi soprattutto in certe direzioni ma, allo stesso modo, non in altre. Un grande processo politico era preconizzato dagli ideologhi, magistrati e non, della rottura traumatica che sui loro giornali scrivevano :"Il sistema politico e' la culla piu' ospitale ed al tempo stesso la piu' formidabile difesa del crimine organizzato della violenza mafiosa e camorristica delle lobbies illegali". Leggiamo oggi una pubblicistica che si muove ad un passo financo dai testi della letteratura terroristica quando questa si scagliava contro il "regime politico-mafioso, DC-PSI", e contro "l'amerikano Craxi che si adopera per accelerare il processo di edificazione del SIM (Stato Imperialista delle Multinazionali)", contro il "gangster Craxi che si propone come baricentro dello scenario politico". Contro un demone di questa natura allora tutto era possibile, tutto giustificato, tutto lecito.&lt;br /&gt;Puo' capitare nel corso della storia che la violenza nell'uso di un potere sia necessaria ed inevitabile ma e' necessario allora che essa sia chiamata con il suo nome, sia riconosciuta ed esaltata come tale e non mistificata e proclamata in nome delle leggi o degli ordinamenti in vigore. In questo caso sapremo senza possibilita' di equivoci di essere di fronte ad una nuova forza, ad una nuova legge e ad un nuovo potere. Una "rivoluzione": cosi' sono stati definiti e cosi' molti concepiscono gli avvenimenti di casa nostra. Puo' darsi. Pero' allora è bene essere consapevoli che una rivoluzione è di per se sempre una grande incognita ed una grande avventura, ma soprattutto che una rivoluzione senza un ceto organico di rivoluzionari e' destinata solo a distruggere ed a preparare un fallimento certo. C'è stata violenza nell'uso del potere giudiziario, nell'uso dei sempre piu' potenti mezzi di comunicazione, c'è stato un eccesso di violenza nella polemica politica, nella critica, nel linguaggio, nei comportamenti. E la violenza non puo' far altro che generare violenza, nei giudizi, nei sentimenti, nelle passioni, negli animi. In quale democrazia del mondo, a memoria del secolo, inchieste giudiziarie, ed il clima esasperato che attorno ad esse è stato creato, hanno potuto provocare tanti suicidi, tentati suicidi e morti improvvise. In quale Paese civile e libero del mondo si sono celebrati in piazza tanti processi sommari,si e' assistito a tanti pubblici linciaggi e si sono consacrate tante sentenze di condanna prima ancora che sia stato pronunciato un rinvio a giudizio? Tutto questo non puo' non far riflettere. Doveva far riflettere, mi auguro che faccia riflettere.&lt;br /&gt;Non credo del resto che la moralizzazione della vita pubblica possa esaurirsi con la denuncia ed il superamento dei sistemi di finanziamento illegale dei Partiti e delle attività politiche e con la condanna di tutte le forme degenerative che ne sono derivate. Non credo che solo in questo consista la questione della corruzione della vita pubblica. Non credo che il procedere in modo violento con l'inevitabile inasprimento dei traumi e dei conflitti che ne scaturira' potra' aprire un periodo ordinato e rigoglioso nella vita democratica. Non credo che per queste vie li Paese si incamminerà verso un periodo di rinascita economica,di riequilibrio sociale,di un rinnovamento politico ed istituzionale all'insegna di un grande decentramento dei poteri, nel consolidamento dell'unita' della Nazione,e insieme di riconquista di un prestigio internazionale tanto piu' necessario quanto piu' aspre si vanno facendo la competizione e la conquista di aree di influenza nel mondo. C'e' un problema democratico di rinnovamento e di ricambio della classe politica dirigente, c'è un problema di alternanza di forze nelle responsabilità di guida e di governo. E' un problema che deve essere risolto democraticamente, nel modo piu' trasparente e diretto, senza provocare il soffocamento del pluralismo politico e senza fare ricorso alla barbarie della giustizia politica. Una politica che fosse intrisa di demagogia e di ipocrisia, non sarebbe destinata a fare lunga strada. Cosi' come non e' destinato a farla chi ancora oggi continua a non usare il linguaggio della verità, per non parlare di chi si presenta di fronte al paese con l'aria smemorata, con i tratti di chi non sapeva anche cio' che avrebbe dovuto inevitabilmente sapere, di chi ha vissuto sino a ieri in preda a superficiali distrazioni, di chi denuncia nomenklature, ignorando la propria di cui continua a portare tutti i caratteri, e dimenticando il proprio ruolo, la propria responsabilità, di chi addirittura giudica dall'alto delle sue frequentazioni malavitose.&lt;br /&gt;Il 2 novembre dello scorso anno moriva improvvisamente Vincenzo Balzamo, deputato al Parlamento, Segretario Amministrativo nazionale del PSI. Dopo settimane di angosce e di tensioni un infarto ne aveva stroncato l'esistenza. Solo pochi giorni prima aveva ricevuto un avviso di garanzia per gravi reati. Da quel momento dopo la sua morte nel giudizio degli inquirenti vengo considerato una sorta di successore universale di tutte le condotte addebitate all'On. Balzamo e vengo investito da una raffica di avvisi di garanzia per concorso in fatti veri o presunti attribuiti ai responsabili dell'Amministrazione del PSI.&lt;br /&gt;Purtroppo la scomparsa immatura dell'On.Balzamo lasciando un vuoto doloroso ci ha privato di un testimone essenziale e decisivo per tante vicende che costituiscono oggetto di indagine. Sta di fatto che fino alla sua morte gli inquirenti concludono con l'On.Balzamo il rapporto concorsuale nei reati che vengono individuati. Alla sua morte coprono con me il posto rimasto vuoto. In assenza di qualsiasi elemento probatorio che possa legarmi agli atti ritenuti criminalizzabili, la traslazione di condotte altrui sotto la responsabilità mia personale in forza della carica che rivestivo e del vantaggio economico che il Partito ne ha tratto, è un fatto del tutto arbitrario ed inammissibile nel diritto penalprocessualistico. Ammenoche', data la straordinarietà del mio caso, non sia stato sospeso, e soltanto nei miei confronti, il principio di diritto della responsabilita' personale, sancito dalla Costituzione. La verità è che sin dall'inizio si è mossa contro di me una azione ispirata da un intento persecutorio evidente che numerosi fatti, che emergono dalla semplice lettura degli atti, provano e confermano in modo chiaro ed inequivocabile. L'obiettivo "Craxi" era un obiettivo politico primario e per tentare di colpirlo si è agito con la piu' grande determinazione e talvolta anche con la piu' grande spregiudicatezza, violando ripetutamente la legge e le stesse prerogative della immunita' e della inviolabilita' del Parlamentare. Di fronte alla Camera la Giunta delle autorizzazioni a procedere ha recentemente dichiarato che cio' che bisogna accertare ai fini della concessione dell'autorizzazione a procedere è "l'esistenza anche di un ombra di volontà di persecuzione". L'esistenza del "fumus persecutionis" per un principio di diritto che non puo' essere ignorato e cancellato, risulta confermata ogni qualvolta il magistrato giunge a compiere atti di indagine preliminare a carico del deputato prima della informazione di garanzia e prima della concessa autorizzazione a procedere. Ebbene, nel "caso Craxi" i magistrati incaricati dell'indagine senza la spedizione delle informazioni di garanzia e senza la autorizzazione a procedere, hanno con insistenza, con accanimento crescente e anche, a piu' riprese, con sotteso atteggiamento di coartazione, richiesto e elencato elementi probatori da porre a base delle accuse contro di me, presupposte in un teoreme gia' elaborato e per un obiettivo già ben delineato. Tutto questo è avvenuto sistematicamente a partire dai primi atti dell'inchiesta. Ne è scaturita in questo modo una massa ingente di indagini che sono state svolte su di me, illegittimamente, attraverso interrogatori, perquisizioni, sequestri, accertamenti patrimoniali, deposizioni testimoniali, acquisizione di atti. Si è proceduto ad accertamenti trasversali per violare il divieto di indagine in mancanza di autorizzazione a procedere al fine di costruire una ipotesi accusatoria irrimediabilmente viziata perche' costruita dalla sommatoria di una notizia di reato artefatta e da dati di riscontro formati e selezionati per sorreggerla.&lt;br /&gt;Scendendo solo per un attimo nel particolare ricordo che si è giunti persino a sequestrare il conto del mio ufficio di Milano, amministrato dalla mia segretaria che e' a tutt'oggi privata della libertà. I giornali ne diedero subito grande notizia e grande risalto gridarono nei titoli "Otto miliardi trovati sul conto della segretaria di Craxi". In realta' quel conto in quel momento era praticamente in rosso, gli otto miliardi riguardavano l'insieme dei movimenti che su quel conto erano stati fatti negli anni precedenti. Si trattava delle spese generali dell'ufficio, di rimborsi spese fatti a collaboratori, di contributi versati a Centri Culturali, Centri politici sociali ed assistenziali, di spese elettorali e personali. Entrate e spese documentabili e perfettamente legittime. Sta di fatto che in questo modo si e' andati a spulciare l'attività che era passata per quasi un decennio attraverso il mio ufficio di Milano e la sua amministrazione, nella perfetta consapevolezza che si trattava di attività politiche e personali risalenti alla responsabilità di un Parlamentare contro il quale non si poteva procedere. Del resto il "Lei conosce Craxi?","Quali rapporti ha avuto con Craxi?","Dica che ha versato a Craxi" e ancora "Quale ruolo aveva Craxi","Chi incontrava Craxi?" è una lunga litania che si è snodata a lungo ed insistentemente attraverso gli interrogatori, di indagati ed anche di testi scelti a bella posta tra le persone dichiaratamente e notoriamente ostili. Si è cosi' indagato su di me e sulla mia famiglia, sulle mie proprietà, e si è trovato modo di indagare sui miei figli e sui miei parenti.&lt;br /&gt;Ma v'e' qualcosa di piu' e di ancor piu' grave. Contro il principio generale ed indiscusso, secondo cui la magistratura puo' indagare su di un cittadino solo in presenza di una notizia di reato che essa apprende direttamente ovvero attraverso denuncia, querela o informativa di polizia giudiziaria, con riferimento alla vicenda che mi riguarda, i pubblici ministeri milanesi hanno pervicacemente fatto ricerca di una pretesa notizia di reato sulla quale poter costruire il teorema evidentemente gia' prescelto. Siffatta metodologia di per se sola la dice lunga sul fumus persecutionis. Già insito nella costruzione di una accusa manifestamente infondata, esso è innegabile allorché, in un contesto minatorio,come quello legato a scarcerazioni anche immediate di chi si fosse reso disponibile a rendere le dichiarazioni desiderate dagli inquirenti,si riesca nel tentativo o semplicemente si tenti di selezionare le notizie di reato e di dotarle di un contenuto piuttosto che un altro. Se in tutto questo non è ravvisabile neppure "l'ombra" di un intento persecutorio allora diciamo pure che il fumus persecutionis è qualcosa di indefinibile,di inaccertabile,di inavvistabile e cioe' è un qualcosa che praticamente non esiste.Anche questo naturalmente lo si puo' decidere per ragioni politiche le piu' diverse,ma non per ragioni di verità e giustizia. Aggiungo che non saprei dire,almeno allo stato delle cose,che uso sia stato fatto,e se sia stato fatto,delle intercettazioni telefoniche e d'altri metodi d'ascolto.E' ben possibile che tutto sia perfettamente regolare.&lt;br /&gt;Tuttavia non sono il solo ad aver avvertito la presenza come di una "mano invisibile", irresponsabile,illegale,che,come spesso avviene nelle situazioni confuse e traumatiche,si e' mossa e si muove allo scopo di intorbidire le acque e di rendere piu' agevole l'organizzazione e lo svolgimento di manovre di varia natura. Sta comunque di fatto che una "mano invisibile" in questi mesi trascorsi,simulando furti,ha provveduto a perquisire il mio ufficio, uffici di mia moglie, di mio figlio, locali della famiglia della mia segretaria , e, nella stessa notte, la casa dove abitava mia figlia a Milano ed il suo ufficio di Roma. Il "fumus persecutionis" ritorna ancora ben visibile quando l'indagine viene sistematicamente sottratta alla riservatezza ed al segreto istruttorio e consegnata,attivita' per attivita',e sempre con grande e singolarissima tempestività e con dovizia di particolari e di indiscrezioni di varia natura,all'informazione e alla stampa,dalla quale sono poi derivate molto spesso ed in molteplici casi deformazioni e distorsioni di portata e di genere vario e variopinto.Questo riguarda non solo i verbali degli interrogatori,o spezzoni dei verbali, subito diffusi,quando contenevano riferimenti ed accuse dirette e indirette contro di me. Riguarda persino le deposizioni testimoniali, la cui lettura è vietata anche al difensore della persona indagata, che, invece, in alcuni casi, sono state integralmente riferite alla stampa e da questa puntualmente pubblicate.E cosi' contro di me sono state deliberatamente alimentate nei mesi scorsi violente campagne denigratorie,di tale brutalità e di tale natura,da non avere precedenti almeno fino a quel momento,in tutta la storia della Nazione. Ho retto le maggiori responsabilità del Partito Socialista per sedici anni guidandolo in dieci campagne elettorali,ed egualmente per un lungo periodo ho partecipato e ne ho sorretto le responsabilità di governo. Delle attività della struttura nazionale del Partito ivi comprese quelle amministrative mi sono assunto tutte le responsabilità politiche e morali di fronte al Parlamento ed al Paese come era mio dovere di fare ma ho respinto e torno a respingere accuse che considero assolutamente infondate,pretestuose e strumentali ed una campagna di aggressione personale e politica che tutti hanno potuto vedere e valutare. Le accuse partono dal presupposto che il Segretario politico del PSI sia, non il "percettore materiale", indicati questi nell'amministratore,in suoi collaboratori o fiduciari, ma uno che, alla fine,leggo testualmente:"riceve". A tutte le attività che vengono descritte,iniziali e finali,e rispetto alle quali vengono elevate gravi imputazioni,il Segretario politico nazionale del Partito Socialista non ha invece mai partecipato in nessuna forma,in nessuna forma né diretta né indiretta è intervenuto e in tutti i casi citati,per favorire l'appalto di lavori, l'assegnazione di forniture, l'acquisto di immobili e quant'altro. Ad un certo punto venivano complessivamente elencati nelle accuse i nomi di quarantuno imprenditori e dirigenti di societa' private con i quali avrei concorso in azioni esecutive di disegni criminosi. Di questi quarantuno imprenditori e dirigenti di aziende, 38 io non li ho mai ne' visti ne' conosciuti, e con uno solo di loro ho intrattenuto nel tempo rapporti di amicizia. Vengono poi elencate 44 societa' di diversi settori produttivi in favore delle quali io sarei intervenuto in concorso di attuazione di disegni criminosi.&lt;br /&gt;Non sono mai intervenuto, ed in tutti i casi citati,e in nessuna occasione,in favore di nessuna di queste 44 società ne' ho intrattenuto rapporti con alcuna di esse,i loro uffici,le loro strutture e per nessuna ragione, ne', per questo motivo, con i "pubblici ufficiali" citati anche se spesso non nominati. Rispetto alla mia posizione i pubblici ministeri non hanno ricostruito fatti,ma solo presupposto un teorema che hanno tentato di supportare con atti di indagine adempiuti nell'ambito complessivo dell'intera inchiesta. Ma, in tutto l'insieme, non e' stato neppure avvicinato il livello minimo della garanzia di fondatezza. La sostanza delle accuse che mi vengono rivolte si basa solo su congetture e falsi sillogismi. Soprattutto una serie di condotte e di miei comportamenti che il PM si è preoccupato di evidenziare non raggiungono in nessun modo il livello della rilevanza penale come attivita' di partecipazione e quindi non possono costituire il fondamento di una responsabilità per concorso,cio' che rappresenta l'aspetto essenziale dell'intera impostazione accusatoria. Dei reati per i quali e' stata formulata richiesta di autorizzazione a procedere,io dovrei rispondere non quale autore materiale,ma come concorrente alla stregua dell'art.110 c.p.. L'argomento merita approfondimento, perché, anche a volere tenere ferme le coordinate in fatto postulate dal teorema che viene disegnato, la fattispecie concorsuale non puo' dirsi realizzata in base a regole di buon senso, ancor prima che giuridiche. La responsabilità penale a titolo di concorso, infatti,è rigorosamente legata al principio della personalita' di cui al comma 1 dell'art.27 Cost..Dal lato del c.d. concorso morale,si ritiene principio univocamente acquisito che non possa essere mai la mera posizione occupata da un soggetto a determinarne il coinvolgimento:il presidente o l'amministratore delegato di una S.p.A., il capo di una amministrazione pubblica, e via dicendo, non possono rispondere penalmente del fatto degli altri organi o persone in cui si articola l'organizzazione,nemmeno in materia contravvenzionale o colposa, secondo l'insegnamento giurisdizionale comunemente ricevuto,quando siano individuabili gli estremi della delega di funzioni. La tesi dei pubblici ministeri, se fondata,dovrebbe di per se' sola infatti giustificare la sistematica chiamata in causa di tanti altri segretari politici dei Partiti, perche' secondo quella tesi, il Segretario politico di quel Partito, in ragione della sua carica, sapeva o doveva supporre che finanziamenti illegali o irregolari erano diventati una fonte consistente di sostegno economico dei Partiti. Quando si tratta di impostare problemi di responsabilita' penale,dunque a titolo di concorso morale, per fattispecie di concussione, corruzione, ricettazione od altro,rispetto alle quali l'impianto accusatorio individua in altri, con sicurezza,l'autore materiale o comunque l'attuatore della condotta tipica, è tecnicamente impossibile affermare che,stante la posizione di Segretario politico del Partito e percio' solo, come sostanzialmente dichiarato nella richiesta di autorizzazione a procedere,non possa che in maniera automatica espandersi le responsabilita' ai reati presupposti. La verità è che è tecnicamente impraticabile ogni fattispecie concorsuale a mio carico per il titolo morale immaginato dalla magistratura milanese. In punto di diritto giurisprudenza,dottrina e prassi giuridica depongono univocamente in questa direzione. Da essa gli organi giudiziari inquirenti si sono allontanati per dimostrare una volta di piu' il fumus persecutionis coltivato nei miei confronti, tenuto conto della mia posizione politica ed istituzionale.&lt;br /&gt;Prima di compiere il tragico gesto di togliersi la vita Sergio Moroni, deputato socialista, ha dichiarato:"E' indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere del nostro Paese, della sua democrazia,delle istituzioni che ne sono l'espressione. Al centro sta la crisi dei Partiti (di tutti i Partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo". "Eppure non è giusto che cio' avvenga attraverso un processo sommario e violento per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito di vittime sacrificali. Né mi èestranea la convinzione che forze oscure coltivino disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la "pulizia"". "Un grande velo di ipocrisia condivisa da tutti ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei Partiti e i loro sistemi di finanziamento. C'è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste stesse regole". "Né mi pare giusto-continua Moroni-che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive,a cui è consentito distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto all'informazione ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie". "A cio' si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici che,ricercando un utile meschino,dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori". "Non credo che questo nostro Paese costruira' il futuro che si merita coltivando un clima da "pogrom"nei confronti della classe politica,i cui limiti sono noti ma che pure ha fatto dell'Italia uno dei Paesi piu' liberi". Quando Sergio Moroni si uccise un magistrato inquirente sentenzio' con parole ignobili:"Si puo' morire anche di vergogna". Dopo aver letto alla Camera la sua lettera-testamento, il Presidente rivolse a tutti un invito alla riflessione. Ebbene penso che questa riflessione dovrebbe ricondurre direttamente ed essenzialmente al valore della giustizia che deve essere rigorosa ma anche e sempre serena, equilibrata, obiettiva, umana. Nel mio caso la Camera puo' concedere o negare l'autorizzazione a procedere dopo aver accertato se nei miei confronti è stata violata una norma, o sono state violate piu' norme che proteggono i miei diritti di parlamentare e i miei diritti di cittadino. Mi auguro che gli onorevoli deputati vorranno farlo, nel modo piu' franco e libero, con tutto il senso di giustizia di cui sono capaci."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-6270379021128683234?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/6270379021128683234/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=6270379021128683234' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6270379021128683234'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/6270379021128683234'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/lultimo-discorso-di-craxi-alla-camera-e.html' title='L&apos;ultimo discorso di Craxi alla Camera e lo Stato di Diritto'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-4195183953714502352</id><published>2010-01-09T06:27:00.000-08:00</published><updated>2010-01-09T06:53:06.009-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Dickens'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ernesto Rossi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='servizio sanitario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='abolire la miseria'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Beveridge'/><title type='text'>Dickens, Beveridge, E. Rossi, il servizio sanitario nazionale e l'abolizione della miseria</title><content type='html'>&lt;em&gt;“Perdonami se sono indiscreto, - disse Scrooge guardando fisso alla veste dello Spirito, - ma io vedo venir fuori dal lembo della tua veste non so che di strano che non t'appartiene. È un piede o un artiglio?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-         Potrebbe essere un artiglio, per la poca carne che lo ricopre, - rispose malinconico lo Spirito. - Guarda. –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalle pieghe della sua veste trasse fuori due bambini striminziti, abietti, spaventevoli, ributtanti, miserabili. Caddero ginocchioni ai piedi di lui e si attaccarono saldi ai lembi della veste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Guarda, uomo! - esclamò lo Spirito. - Guarda, guarda qui, per terra! –&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano un bambino e una bambina. Gialli, scarni, cenciosi, arcigni, selvaggi; ma prostrati anche nella umiltà loro. Dove la grazia della gioventù avrebbe dovuto fiorir rigogliosa sulle loro guance, una mano secca e grinzosa, come quella del tempo, li avea corrosi, torti, tagliuzzati. Dove gli angeli doveano sedere in trono, nascondevansi i demoni e balenavano minacciosi. Nessun mutamento, nessuna degradazione, nessun pervertimento del genere umano, in qualsivoglia grado, in tutti i misteri della meravigliosa  creazione  ha mai partorito mostri così orrendi.&lt;br /&gt;Scrooge indietreggiò, atterrito. Tentò di dire allo Spirito, il quale glieli additava, che quelli erano due bei bambini; ma le parole gli fecero groppo, anzi che partecipare alla enorme menzogna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Spirito! Son figli tuoi? - potette appena domandare Scrooge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Sono figli dell'Uomo - rispose lo Spirito chinando gli occhi a guardarli. - E a me s'attaccano, accusando i padri loro. Questo bambino è l'Ignoranza. Questa bambina è la Miseria. Guardati da tutti e due, da tutta la loro discendenza, ma soprattutto guardati da questo bambino, perché sulla sua fronte io vedo scritto: "Dannazione", se la parola non è presto cancellata. Negalo! - gridò lo Spirito, protendendo le mani verso la città. - Diffama pure coloro che te lo dicono! Serba il male, carezzalo, pei tuoi fini perversi. Ma bada, bada alla fine!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- Non hanno un rifugio? - domandò Scrooge; - non c'è per loro un sollievo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;- E non ci son forse prigioni? - ribatté lo Spirito, ritorcendogli contro le sue proprie parole. - Non ci son forse case di lavoro?”&lt;/em&gt; –  (Tratto dal Canto di Natale di Charles Dickens)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se è vero, come diceva Leonardo Sciascia, che “nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende” allora occorre riprendere in mano i libri di Charles Dickens e magari quelli di Victor Hugo per capire come era la società dell’ottocento e per capire quali sono state le conquiste di civiltà ottenute fino ai nostri giorni.&lt;br /&gt;Le situazioni di miseria e ignoranza in cui versava una buona parte della società e le ingiustizie che ne erano causa e poi conseguenza sono scandalo oggi come allora. Un ruolo importantissimo per migliorare le condizioni di vita di molti esseri umani è stato svolto da chi professava idee definite liberali. Tra questi possiamo citare l’inglese Lord Beveridge, economista, direttore della London School of Economics e poi parlamentare Liberale che stila, nel 1942, il famoso piano che porta il suo nome. Il piano Beveridge propone il servizio sanitario nazionale universale accessibile a tutti e pagato tramite la fiscalità generale. L’obiettivo era di garantire dei livelli minimi di assistenza a tutti i cittadini, senza interventi particolari e clientelari.&lt;br /&gt;In Italia, nello stesso periodo, un altro economista liberale, confinato dal regime fascista nell’isola di Ventotene, Ernesto Rossi, elaborava parallelamente alcune idee per abolire la miseria. Tale studio sarà poi pubblicato negli anni ‘50 da Laterza, appunto, con il titolo “Abolire la miseria”.&lt;br /&gt;La tesi centrale del libro resta sempre attuale: la miseria è una malattia infettiva, chi ne è colpito demoralizza tutti coloro con cui è in contatto, pertanto occorre attaccarla vigorosamente ed eliminarla per quanto possibile, tanto più che la miseria, secondo E. Rossi, non è l’esito necessario del sistema capitalistico. Tuttavia il mercato da solo non garantisce la sua eliminazione pertanto si rende necessario l’intervento dello Stato. Per Rossi, liberale, occorre fare in modo che tale intervento non si trasformi in assistenzialismo; occorre quindi che sia ridotta al minimo la burocrazia e che siano contrastati i comportamenti parassitari che porterebbero a far pagare a tutta la collettività i privilegi di qualcuno.&lt;br /&gt;Un punto deve essere fermo: per poter eliminare la miseria e garantire sostegno  ai cittadini nei momenti di particolare difficoltà, quali ad esempio la malattia, occorrono risorse finanziarie. Quindi bisogna preservare la capacità dei sistemi liberi di generare ricchezza, che sarà poi destinata a questi scopi. I sistemi che sono stati caratterizzati dalle libertà economiche e di mercato sono quelli che hanno saputo meglio far crescere la ricchezza e migliorare le condizioni di vita dei cittadini più svantaggiati.&lt;br /&gt;Non bisogna mai stancarsi però di monitorare l’efficacia e l’efficienza dei servizi erogati o garantiti dallo Stato. Non bisognerebbe stancarsi di indagare sui costi e sui benefici dei servizi che costituiscono il “Welfare State” ed operare per avere, a parità di costo, servizi migliori. Infine, non bisogna avere la presunzione, per dirla alla Kant , di raddrizzare il legno storto di cui è fatto l’uomo, se non vogliamo correre il rischio di vivere in uno Stato etico ed illiberale. (di Claudio Ferretti)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-4195183953714502352?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/4195183953714502352/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=4195183953714502352' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4195183953714502352'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4195183953714502352'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/dickens-beveridge-e-rossi-il-servizio.html' title='Dickens, Beveridge, E. Rossi, il servizio sanitario nazionale e l&apos;abolizione della miseria'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-3333286246276986485</id><published>2010-01-06T00:00:00.000-08:00</published><updated>2010-01-06T11:52:37.919-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sturzo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Einaudi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Don Sturzo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cattolicesimo Liberale'/><title type='text'>IL CATTOLICESIMO LIBERALE</title><content type='html'>Esiste un Cattolicesimo Liberale?&lt;br /&gt;Molti si pongono la domanda se le teorie e la prassi del liberalismo siano compatibili con espressioni di religiosità come l’adesione alla fede Cristiana Cattolica.&lt;br /&gt;Il liberalismo, in realtà, può considerarsi neutro e aperto a tutti i contributi che possono venire dalle culture più disparate. Il liberalismo non è una religione, né una filosofia totalizzante. Il liberalismo può essere definito “&lt;em&gt;una teoria e una prassi per il controllo e la riduzione del potere, che muove dalla constatazione che gli individui, pur avendo gli stessi diritti, sono naturalmente diversi perché dotati di una conoscenza limitata e fallibile. L’uguaglianza di fronte alla legge (Rule of law) può essere vista come un tentativo di superare la disuguaglianza naturale&lt;/em&gt;”. (Atlante del Liberalismo di Raimondo Cubeddu)&lt;br /&gt;Tornando al Cattolicesimo Liberale, questa è una importante tradizione che ha cercato di conciliare liberalismo e cattolicesimo, tra i cui esponenti si possono ricordare Lord Acton, W. Ropke, Luigi Einaudi, Don Luigi Sturzo, V. Mathieu, M. Novak, D. Antiseri.&lt;br /&gt;Basterebbe citare il nome di Luigi Einaudi - economista, politico, governatore della Banca d’Italia, Presidente della Repubblica Italiana, uno dei più importanti pensatori liberali italiani - per rendere palese che liberalismo e cattolicesimo possono essere complementari.&lt;br /&gt;Vorrei però focalizzare l’attenzione su Don Sturzo che condusse la sua azione politica vestendo l’abito talare.&lt;br /&gt;“(tratto da Wikipedia) &lt;em&gt;Tutta l'attività &lt;/em&gt;&lt;a title="Politica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Politica"&gt;&lt;em&gt;politica&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; di Sturzo è fondata su una questione centrale: dare voce in politica ai cattolici. Sturzo si impegna per dare un'alternativa &lt;/em&gt;&lt;a title="Pensiero cristiano sociale (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pensiero_cristiano_sociale&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;em&gt;cattolica e sociale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; al &lt;/em&gt;&lt;a title="Socialismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Socialismo"&gt;&lt;em&gt;movimento socialista&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;.&lt;br /&gt;Per Sturzo i cattolici si devono impegnare in politica, tuttavia tra politica e Chiesa deve esserci assoluta autonomia. La politica, essendo complessa, può essere mossa da princìpi cristiani, ma non si deve tornare alla vecchia rigidità e all'eccessivo schematismo del passato. Il Cristianesimo è, insomma, la principale fonte di ispirazione, ma non l'unica.&lt;br /&gt;La società deve saper riconoscere le aspirazioni di ogni singolo individuo: “la base del fatto sociale è da ricercarsi nell'individuo” e l'individuo viene prima della società; la società è socialità: si fonda, cioè, su libere e coscienti attività relazionali.&lt;br /&gt;Sturzo è contrario ad una società immobile ed il movimento è dato dalle relazioni interindividuali tra le persone; la società non deve essere un limite alla libertà dell'individuo. Non può essere, tuttavia, definito iperindividualista. All'interno di questo schema sociale multiforme la religione non può essere strumento di governo. Il cristianesimo ha dato qualcosa ad ogni corrente politica, quindi nessuno può dire di possedere il monopolio della verità religiosa.&lt;br /&gt;L'individuo deve scegliere da sé se seguire la propria coscienza di buon cittadino o di credente; non è la Chiesa che deve indirizzarlo nell'atto della scelta, la quale attiene strettamente alla sfera individuale del singolo.&lt;br /&gt;Il PPI nasce perciò come aconfessionale: la religione può influenzare, ma non imporre. In questo modo si palesa una concezione liberale del partito.&lt;br /&gt;In economia Sturzo non è un &lt;/em&gt;&lt;a title="Liberalismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Liberalismo"&gt;&lt;em&gt;liberale classico&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;, ma da un lato denuncia il capitalismo di Stato che ritiene dilapidatore di risorse, e dall'altro rimane convinto della possibilità di interventi dello Stato in economia, anche se per un tempo breve e finalizzato ad un risultato. Il suo faro è la centralità della persona, non delle masse; è un fautore dello stato minimo e censura già all'epoca l'eccessivo partitismo. Si dichiara, inoltre, ostile a una concezione statale panteistica.&lt;br /&gt;In questo modo fonda il &lt;/em&gt;&lt;a title="Popolarismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Popolarismo"&gt;&lt;em&gt;Popolarismo&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;, dottrina politica autonoma e originale, che non è altro che la messa in pratica della &lt;/em&gt;&lt;a title="Dottrina Sociale (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Dottrina_Sociale&amp;amp;action=edit&amp;amp;redlink=1"&gt;&lt;em&gt;Dottrina Sociale&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt; della &lt;/em&gt;&lt;a title="Chiesa Cattolica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Chiesa_Cattolica"&gt;&lt;em&gt;Chiesa Cattolica&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;, arricchita dal suo pensiero e lavorio, spesso profetica e -pur essendo prettamente pragmatica- profondamente intessuta eticamente&lt;/em&gt;.”&lt;br /&gt;L'importanza di questo approccio di Don Sturzo è tanto più evidente oggi che è chiaro cosa può provocare un approccio diverso, quello teocratico. Un giorno, parlando molto intensamente con un mio amico, fervente ed impegnato cattolico, sostenevo che unire troppo la sfera religiosa e quella politica poteva portare a risultati negativi sia per la libertà che per la democrazia. Lui mi rispose che secondo il suo avviso le due sfere non potevano essere separate perchè la religiosità porta valori universali che non possono non permeare le leggi dello Stato. Gli dissi che il regime degli Ayatollah la pensava esattamente allo stesso modo, ma che l'IRAN non era per questo il paradiso in terra. Il mio amico ne fu molto colpito e iniziò a pensare come poter conciliare le due sfere... proprio come Sturzo. (di Claudio Ferretti)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-3333286246276986485?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/3333286246276986485/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=3333286246276986485' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3333286246276986485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/3333286246276986485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/il-cattolicesimo-liberale.html' title='IL CATTOLICESIMO LIBERALE'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-8395813313828713648</id><published>2010-01-02T02:58:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T03:00:30.794-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Isaiah Berlin'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Ostellino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Centro Studi Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberista'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Berlin'/><title type='text'>LECTIO MAGISTRALIS “PREMIO ISAIAH BERLIN” di Piero Ostellino</title><content type='html'>C’è una costante che percorre tutto il pensiero di Isaiah Berlin. La ricerca delle radici del totalitarismo. Si sviluppa lungo tre direttrici. La prima riguarda la distorsione del concetto di libertà; dalla libertà liberale, libertà “negativa”, libertà “da” – come assenza di costrizione – alla libertà democratica, libertà “positiva”, libertà “di”, come auto-realizzazione. La seconda riguarda il contrasto fra l’Illuminismo razionalista francese e l’irrazionalismo contro-illuminista del Romanticismo tedesco - fra il primato della Ragione e quello della Volontà – entrambi forieri di totalitarismi. La terza direttrice riguarda la differenza fra “monismo” – la concezione che alle questioni etiche e politiche ci sia una risposta riconducibile a un solo sistema di valori - e “pluralismo di valori”, la concezione opposta che ci siano risposte plurime, ancorché conflittuali, ugualmente legittime.&lt;br /&gt;Berlin è un empirista. Ciò che distingue il liberalismo dalle altre dottrine politiche è la metodologia della conoscenza. Quella liberale è empirica; quella delle altre dottrine è filosofica. La metodologia empirica della conoscenza si pone la domanda “come”: come stanno le cose. Quella filosofica si pone la domanda “perché”: perché delle cose. La risposta alla domanda “come” è verificabile nella realtà perchè è un giudizio di fatto. La risposta alla domanda “perché” non è verificabile nella realtà in quanto è un giudizio di valore. Un esempio di metodologia empirica della conoscenza è la frase di Adam Smith nella “Ricchezza delle nazioni” che non è dalla benevolenza del fornaio, del macellaio e del birraio che traiamo il nostro desinare, ma dal loro tornaconto. La proposizione è descrittiva: dice “come” sono gli uomini. Non prescrive nulla. La rappresentazione del comportamento dei tre è passibile di verifica se vera o falsa. Per constatare che è vera è sufficiente verificare che né il fornaio, né il macellaio, né il birraio regalano la propria produzione perché dalla vendita traggono giovamento come ne trae chi la acquista. Si perviene, così, alla definizione del mercato come quella forma di giustizia “commutativa” attraverso la quale ci si scambiano beni con vantaggio di entrambi i contraenti. Chiedere al mercato di realizzare la giustizia “retributiva” – di ubbidire a un principio etico: la giustizia sociale, l’eguaglianza e simili – e imporgli dall’esterno di farlo, è un non senso logico e una violenza politica.&lt;br /&gt;E’ un nonsenso logico, perché ne snatura la vera funzione, che non è quella di produrre valori; è violenza politica, perché viola una delle libertà liberali, quella economica.&lt;br /&gt;Il teorico della metodologia filosofica della conoscenza attribuisce, invece, il comportamento del fornaio, del macellaio e del birraio all’“egoismo” individualista e auspica un mondo eticamente fondato sull’”altruismo” universale. Il suo, però, è un “salto” logico - dall’essere al dover essere – inspiegabile se non col passaggio dall’individualismo liberale al totalitarismo collettivista: l’imposizione, in sede politica e in nome della “volontà&lt;br /&gt;generale”, di comportamenti morali estranei al contesto economico nel quale si manifestano. Il cerchio qui si chiude con la trasformazione di una proposizione descrittiva (l’egoismo, come categoria dello spirito) in una prescrittiva (l’altruismo, come categoria normativa).&lt;br /&gt;E’ qui che il liberalismo ha storicamente incrociato lo Scientismo come “metodo” di analisi delle Scienze naturali applicato alle Scienze sociali; ma se ne è anche discostato subito dopo. Quando l’Illuminismo ha coniugato lo Scientismo – che, per sua stessa natura, espone a costante verifica empirica le proprie affermazioni – col Razionalismo, con la pretesa della pura Ragione che i comportamenti umani ubbidiscano alle stesse leggi delle Scienze naturali, siano la conseguenza logica del “nesso causale” cui ubbidiscono la fisica e la meccanica, e, perciò, ugualmente prevedibili e sempre governabili. Il liberalismo ha compreso che sono le passioni che informano, e muovono, la Ragione, non viceversa; che i valori non si fondano né sulla Ragione, né sulla Scienza, ma sono scelte della coscienza individuale; che non può esserci una (sola) base razionale a tutte le convinzioni etiche e persino politiche né, tanto meno, una “razionalità collettiva”. Il liberalismo è, perciò, individualismo, spontaneismo; non indulge a astrazioni ideologiche collettive come “popolo”, “classe”, “razza” e simili. Le quali sono la giustificazione “etica” della negazione delle libertà individuali, in nome dell’affermazione di altre astrazioni ideologiche collettive, quali “l’utilità sociale”, “il progresso civile” e simili, politicamente mortificatrici, a loro volta, delle libertà soggettive.&lt;br /&gt;Isaiah Berlin denuncia, a questo punto, le implicazioni politiche illiberali della libertà positiva che sacrifichi la realizzazione di sé associata alle passioni (la “falsa” identità dell’Individuo, o della collettività) a quella definita dalla Ragione (l’”autentica” identità dell’Individuo, o della collettività). Ma la libertà consiste nel fare ciò che si vuole, cioè anche nella possibilità di sbagliare, quale che sia l’interpretazione, autentica o falsa, della realizzazione di sé che se ne dia. C’è il rischio, inoltre, che qualcuno – l’autocrate, la classe sociale, la nazione e simili – pretenda di sapere quale è la realizzazione “autentica” di sé e la imponga coercitivamente.&lt;br /&gt;E’, in senso lato, lo Stato etico. Ma è anche la logica che, nelle democrazie contemporanee, giustifica l’eccesso di spesa pubblica e la confisca – in nome dell’idea “autentica” di socialità – di ingenti risorse che i cittadini utilizzerebbero meglio, non solo per sé, anche nella produzione privata di beni e servizi collettivi oggi prodotti dallo Stato con grande spreco. La superiorità della libertà negativa, liberale, è che la libertà “da” è “la” libertà, indipendentemente da quale possa essere l’idea che ne hanno gli altri; sia che la associno all’agire moralmente, sia che la associno all’adeguarsi alla corrente della storia o quant’altro.&lt;br /&gt;Un’altra implicazione, politicamente e socialmente negativa della libertà positiva – che Berlin non aveva previsto, ma che è sotto i nostri occhi - è la trasformazione, da parte della classe politica, di desideri personali in diritti universali, senza mediazione della Ragione. Le contro-indicazioni, qui, sono tre. La prima è l’impropria identificazione dei desideri con diritti, che provoca una anomala “inflazione” di questi ultimi. La seconda è la “bulimia democraticista” di chi rivendica un numero sempre maggiore di diritti, sovraccaricando la politica di domande e di aspettative, e riducendosi alla condizione di mendicità psicologica e di dipendenza politica dal potere cui si chiede di soddisfarli. La terza contro-indicazione – anche questa non teorizzata da Berlin, ma che sta diventando la “malattia senile” delle democrazie e le sta portando all’auto-distruzione per via fiscale - è che ad ogni diritto di qualcuno corrisponde un dovere di qualcun altro, che si concreta in una “violenza” esercitata dalla politica nei confronti di quest’ultimo. La fiscalità – come strumento di redistribuzione della ricchezza, non come contropartita di beni e servizi che lo Stato fornisce - è un forma di distorsione, di matrice moralistica e collettivistica, del rapporto fra l’Individuo e lo Stato.&lt;br /&gt;Il “pluralismo di valori” – la compresenza, in una “società aperta”, di una pluralità di risposte, moralmente incommensurabili, fra loro conflittuali e politicamente non negoziabili, alle questioni etiche e politiche – assolve, infine, nel pensiero di Berlin, due funzioni. La prima è descrittiva della realtà “effettuale; che è sempre perfettibile, mai passibile di approdare alla perfezione. La seconda è esemplificativa del carattere realista, pluralista, umanista, gradualista, concretamente riformista del liberalismo.&lt;br /&gt;La convinzione che la perfezione morale e politica sia realizzabile produce due conseguenze. A) nega validità al riformismo, cadendo, filosoficamente, nell’utopia e, politicamente, nel massimalismo; che finiscono col trasformarsi in conservatorismo, se non in reazione, in nome, e nell’attesa, di un obiettivo, via-via sempre più remoto, grandioso e mai empiricamente raggiungibile. E’ la parabola del bicchiere mezzo pieno – il riconoscimento (riformista, gradualista) che la globalizzazione ha sottratto dalla condizione di povertà milioni di cinesi, indiani, sudafricani, sudamericani – e del bicchiere mezzo vuoto, la condanna (massimalista, reazionaria) della globalizzazione perché non ha tolto&lt;br /&gt;dalla povertà altri milioni di uomini. B) apre la strada al totalitarismo, nella convinzione che qualsiasi mezzo sia giustificabile per raggiungerla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-8395813313828713648?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/8395813313828713648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=8395813313828713648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8395813313828713648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8395813313828713648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/lectio-magistralis-premio-isaiah-berlin.html' title='LECTIO MAGISTRALIS “PREMIO ISAIAH BERLIN” di Piero Ostellino'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-5327883219497582793</id><published>2009-12-30T08:03:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T08:48:38.270-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gaetano Salvemini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ernesto Rossi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Luigi Einaudi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiscalità'/><title type='text'>Evasioni Fiscali 2 - La Luna o il dito? (di Claudio Ferretti)</title><content type='html'>&lt;em&gt;Pubblico il secondo intervento in risposta al Prof. Calafati , docente della Facoltà di Economia di Ancona, che aveva accolto delle mie considerazioni sul suo blog. Il Prof. Calafati pone una nuova questione: stiamo ancora alla contrapposizione tra individuo e Stato? - "e comunque -&lt;/em&gt; scriveva Calafati &lt;em&gt;- noi di questa contrapposizione non ne possiamo più"&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gentile Prof. Calafati,&lt;br /&gt;la ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di chiarire gli obiettivi e i temi trattati all’incontro del Centro Studi Liberali Benedetto Croce sulla fiscalità .&lt;br /&gt;Non posso che condividere quanto da lei affermato: oggi anche i Ministri fanno provocazioni quindi sarebbe meglio smettere. Tuttavia ritengo che chi non rappresenta le Istituzioni e non ha l’incarico di amministrare la res publica abbia quasi il dovere di porre certi temi all’attenzione della cittadinanza con l’obiettivo di far riflettere su questioni dove c’è spesso solo riflesso e quasi mai pensiero.&lt;br /&gt;Visti gli interventi che sono seguiti al suo post e alla nostra iniziativa, credo che la nostra provocazione sia stata abbastanza inutile perché ci si è concentrati solo su di essa senza entrare nel merito della questione fiscale in Italia.&lt;br /&gt;Torno quindi sul tema per cercare di spiegare perché ritengo che la questione fiscale sia centrale per una persona che vuole comportarsi come cittadino responsabile e non da suddito.&lt;br /&gt;L’esclamazione dell’ex Ministro Padoa Schioppa: “Le tasse sono una cosa bellissima” e il titolo del libro di Facco “Se le tasse sono un furto non pagarle è legittima difesa” sono due sentenze estreme che non mi trovano d’accordo.&lt;br /&gt;Circa la prima affermazione, che dire se un cassiere di panetteria esclamasse “Il prezzo del pane è una cosa bellissima”? Non so se a qualcuno è mai capitato di sentire una cosa del genere. A me non è capitato! Il prezzo del pane, più che bello, è necessario perché ci permette di avere un parametro per calcolare il valore del prodotto, di confrontare tale valore con quello di altre panetterie e con quello di beni succedanei o alternativi.&lt;br /&gt;La seconda invece è un’espressione non così rara da sentire, ma provo a trasferire anche questa in panetteria: “Se il prezzo del pane è un furto, non pagarlo è legittima difesa”. Cosa significa? Prendo il pane e fuggo senza pagare nulla (quindi rubo)? Oppure, scelgo di non prendere il pane e lo vado a comprare da un panettiere che lo vende ad un prezzo da me ritenuto più onesto? In questo secondo caso credo che tutti ci potremmo ritrovare.&lt;br /&gt;Tornando alla tassazione, la cosa si complica:&lt;br /&gt;- con le tasse si pagano servizi che non sono misurabili in modo diretto&lt;br /&gt;- poiché le tasse servono anche a ridistribuire ricchezza tra chi ha di più e chi ha di meno è normale che ci sia la percezione di ricevere meno di quanto si paga, salvo però mettere sul piatto della bilancia che la redistribuzione può essere utile a migliorare la convivenza.&lt;br /&gt;- non pagare le tasse e dichiararlo è impossibile perché illegale. Come conseguenza ci sarebbe un prelievo coatto da parte dello Stato.&lt;br /&gt;- non pagare le tasse e non usufruire anche in minima parte dei benefici dei servizi pubblici è impossibile (ad esempio per l’utilizzo delle strade e dei marciapiedi sei si abita in città)&lt;br /&gt;- (ecc.ecc.)&lt;br /&gt;Il rapporto tra il cittadino e lo Stato in tutte le sue forme è questione complessa, tuttavia credo che esistano gli elementi per sostenere che il nostro sistema fiscale sia iniquo perché:&lt;br /&gt;a) esiste una pressione fiscale elevata su chi paga le tasse&lt;br /&gt;b) c’è un certo lassismo nei confronti di chi non paga le tasse&lt;br /&gt;c) l’impiego delle entrate fiscali è caratterizzato spesso da una certa inefficacia ed inefficienza dei servizi erogati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo per fare alcuni esempi:&lt;br /&gt;Sicurezza per i cittadini: Lo stato, si dice, dovrebbe garantire la sicurezza ma almeno un terzo del paese è in mano alla criminalità organizzata.&lt;br /&gt;Certezza del Diritto e funzione Legislativa: Lo Stato dovrebbe garantire la certezza del diritto, l’Italia è il paese con più leggi e regolamenti tra i paesi occidentali, tanto che non si riescono neanche a contare. Queste producono continuamente nuove leggi e regolamenti per definire come e quando applicarli, rendendo di fatto l’incertezza del diritto una costante (c’è un interessante studio dell’Istituto Bruno Leoni che illustra l’iter folle del processo di semplificazione della nostra complessità normativa).&lt;br /&gt;Amministrazione della Giustizia: Lo Stato, si dice, dovrebbe garantire la giustizia, invece abbiamo una giustizia civile con i tempi di giudizio più lunghi del mondo che di fatto rendono impossibile la tutela dei diritti (ma tutti parlano solo di quella penale che pure non gode di buona salute con la penalizzazione di quasi tutto, anche dei casi in cui comportamenti illeciti non vedono la presenza di vittima).&lt;br /&gt;Amministrazione delle Carceri: Lo Stato dovrebbe garantire la sicurezza anche dei propri cittadini assicurati alla giustizia (spesso di classe) ma in Italia, facendo le debite proporzioni, abbiamo 4 volte il numero di morti violente in carcere rispetto agli USA.&lt;br /&gt;Amministrazione della solidarietà pubblica: lo Stato, si dice, dovrebbe garantire chi si trova senza lavoro ed in difficoltà, ma come mai il sussidio viene dato solo a chi ha avuto un lavoro, magari nella grande industria e mai a chi non riesce neanche ad entrare nel mercato del lavoro? E perché l’impiego pubblico viene utilizzato come sussidio di disoccupazione ma solo per chi ha il privilegio di essere stato “prescelto”?&lt;br /&gt;Gestione del pubblico impiego: Lo Stato dovrebbe garantire che per i pubblici impieghi si selezionino le persone più idonee e competenti a ricoprire quel ruolo eppure, spesso, i concorsi sono “truccati. Ma il dato più eclatante è che, anche quando le truffe vengono scoperte e accertate dagli organi competenti, avviene che colui che ha beneficiato di comportamenti illegittimi e scorretti rimane al proprio posto, alla faccia del merito altrui. E i partecipanti alle commissioni continuano a svolgere il loro importante ruolo in seno alla società.&lt;br /&gt;Molti di questi esempi riguardano il vissuto quotidiano di tanti di noi. Esempi ben documentati nelle recenti pubblicazioni di Stella e Rizzo, di Ostellino e tanti altri testi divulgativi. Uno “stato della Nazione” si può evincere anche anche nelle annuali “Prediche inutili” della Corte dei Conti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa triste è che quando diversi anni fa studiavo nella vostra stessa facoltà di Economia ebbi l’opportunità di prendere a prestito dei vecchi libri degli anni 50 e 60 di Ernesto Rossi: Il Malgoverno, I nostri quattrini, Borse e Borsaioli, Settimo non rubare…. Libri che parlavano delle stesse cose e in sessanta anni il problema di fondo si è acutizzato, si è fatto patologico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(e comunque noi di queste cose non ne possiamo più)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono dell'avviso che non esiste l’individuo, per bene, e lo Stato, malfattore. Io penso che ci sia un problema di mancanza di senso civico da parte di molti cittadini italiani. Quanto allo Stato, quando ricercavo idee per la mia modesta tesi di Laurea, su una rivista di Economia che aveva il Prof. Sotte nel comitato scientifico, trovai una descrizione Stato data da Gaetano Salvemini che scriveva sull’Unità nel 1921: “lo Stato non esiste, esistono solo degli impiegati a cui non importa nulla di noi…”. Se messa insieme alla definizione di Bastiat: “lo Stato è quella finzione in cui tutti cercano di vivere alle spalle di tutti” , si potrebbe arrivare a dire che non c’è alcuna contrapposizione tra l’individuo e lo Stato. Anche questa affermazione non è del tutto vera. Esiste secondo me un problema di individui che non riescono a sentirsi cittadini, e uno Stato che è ostaggio di interessi corporativi e di parte. Uno Stato che non riesce a ricomporre tali interessi in una società libera e aperta che riconosca il merito e la responsabilità individuali come valori indispensabili per lo sviluppo e il benessere della società stessa. Questo sarebbe un ambito da approfondire per capire meglio l’ambiente in cui viviamo. Mi pongo molte domande: chi gestisce realmente le prerogative degli organi dello Stato in Italia? Quale è l’attuale ruolo della politica e dei partiti politici? Che tipo di democrazia è quella italiana? Quali sono gli interessi che sono rappresentati e quali interessi non lo sono? Quali sono i privilegi tutelati? Quanto costano questi privilegi al contribuente?&lt;br /&gt;Non riusciamo a capire che l’insieme di tanti privilegi non fanno un diritto, ma alla fine qualcuno dovrà pagare, e tutti speculano sperando che sia sempre qualcun altro a ricevere il conto della spesa.&lt;br /&gt;Possiamo pensare che le cose potranno andare avanti a lungo in questo modo? Anche se fosse possibile, sarebbe giusto? Quali sono le riforme che porterebbero a servizi pubblici più efficaci e meno costosi? Io potrei essere anche contento di pagare il livello di tassazione attuale (paragonabile a quello dei paesi scandinavi), ma vorrei allora che lo Stato esistesse e funzionasse, svolgendo bene almeno il ruolo a cui è preposto (la sicurezza, la giustizia nei tribunali, le grandi infrastrutture, il sostegno a chi si trova in difficoltà in malattia o nell’indigenza). Ma è davvero così?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-5327883219497582793?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/5327883219497582793/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=5327883219497582793' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5327883219497582793'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5327883219497582793'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/12/la-luna-o-il-dito-di-claudio-ferretti.html' title='Evasioni Fiscali 2 - La Luna o il dito? (di Claudio Ferretti)'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-725717146817498165</id><published>2009-12-04T02:50:00.000-08:00</published><updated>2010-02-07T08:49:17.921-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Ostellino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Centro Studi Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gaetano Salvemini'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ernesto Rossi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='civiltà giuridica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><title type='text'>Introduzione alla Relazione di Piero Ostellino</title><content type='html'>Con la lettura del libro di Ostellino, Lo Stato Canaglia, sono tornato alla mia formazione e alle mie letture sin dai tempi dell’università, quando ho tolto molta polvere da diversi libri di Ernesto Rossi presenti nella biblioteca della nostra facoltà di Economia. Questi testi avevano dei titoli singolari: Il Malgoverno, Settimo Non Rubare, I nostri Quattrini, Borse e Borsaioli che mi hanno invogliato a leggere le Prediche Inutili di Einaudi ed altri ancora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti in Italia esiste un’ampia letteratura ed un filone culturale di analisi delle distorsioni di quello che chiamiamo Stato con tutte le sue ramificazioni e delle relazioni di questo con Economia, attraverso le corporazioni, e con la benedizione delle istituzioni religiose (che per dirla con Don Romolo Murri, non sono stato il blocco di formazione di una forte coscienza civile e di cittadinanza). Questo lavoro di analisi, denuncia e proposta, però, non ha prodotto quasi nulla di positivo, anzi, si è arrivati ad una progressiva degenerazione, nonostante che alcune posizioni siano state fatte proprio anche da accademici che hanno ricoperto o ricoprono ruoli di governo vedi i contributi forniti da “Lo Stato Padrone” di Martino e “Lo Stato Criminogeno” di Tremonti (che poi arrivato al potere si sta comportando come quel curato che predica bene e razzola male a dimostrazione che le categorie delle idee a nulla servono se non si è disposti a servirle con l’azione).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I principi molto pragmatici del liberalismo, quale che sia la voce che li propone, scivolano come l’acqua su questo paese impermeabile a tutto e si arriva ad una situazione fotografata molto bene con “la Casta” e “la Deriva” di Giannantonio Stella e Sergio Rizzo (Corrieristi anche loro come Ostellino).&lt;br /&gt;C’è una questione culturale italiana che porta ad uno scarsissimo senso civico e si riverbera nella classe politica che è espressione del paese.&lt;br /&gt;Qualcuno fa risalire le origini del declino culturale italiano, inteso come mancanza di senso civico, prima ancora che assenza dell’approccio liberale, alla controriforma. Altri vedono il problema storico nell’unità nazionale etero diretta e poco sentita, chi invece nel regime fascista e poi nel regime partitocratico e la cultura cattolica e comunista che ne è stato alla base. L’immediato dopoguerra è stato caratterizzato dalla sconfitta, di chi voleva una discontinuità, del Partito d’Azione, in prima linea, ma anche dei cattolici liberali come Don Luigi Sturzo e la possibilità iniziare un nuovo corso dove, in sistema paese libero, si potessero creare i presupposti per un più forte senso civico e di responsabilità individuale.&lt;br /&gt;La nascita della Repubblica è stata caratterizzata da una continuità con il ventennio fascista, si è rinunciato a dare ai mercati regole liberali, e si è deciso di operare attraverso grandi enti pubblici, inoltre non è stata riformata la pubblica amministrazione. Questo ha creato il consolidarsi di vecchi grumi di interessi e di assistenzialismo e se ne sono creati di nuovi. In un modello, per dirla alla Bastiat, tutti vogliono vivere alle spalle di tutti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il motto araldico della nostra Repubblica, come diceva Ernesto Rossi dovrebbe essere “acca nisciuno è fesso”…. Anche qui mi torna in mente una storiella dello stesso Rossi: cinque operai arabi facchini presso un cantiere navale all’inizio del secolo scorso, che portavano una barra di acciaio sulle spalle, l’ultimo si abbassava un poco per far portare il peso agli altri. Ciascuno di loro faceva lo stesso, ma cosi facendo dopo pochi metri tutti erano carponi e faticavano molto di più che se fossero stati uniti del dividersi onestamente il lavoro.&lt;br /&gt;Ecco questo è il comportamento di noi Italiani che porta poi ad avere uno Stato Canaglia. (di Claudio Ferretti)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/S27uqsgnb0I/AAAAAAAAABE/J5QTXta43vo/s1600-h/Ostellino.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" kt="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/S27uqsgnb0I/AAAAAAAAABE/J5QTXta43vo/s320/Ostellino.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Da sinistra: Gianni Padalino, Piero Ostellino, Carlo Mancini, Claudio Ferretti&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-725717146817498165?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/725717146817498165/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=725717146817498165' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/725717146817498165'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/725717146817498165'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/introduzione-alla-relazione-di-piero.html' title='Introduzione alla Relazione di Piero Ostellino'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_y6VETs0hABQ/S27uqsgnb0I/AAAAAAAAABE/J5QTXta43vo/s72-c/Ostellino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7331632521664128957</id><published>2009-11-30T03:28:00.000-08:00</published><updated>2010-01-02T08:18:40.715-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voltaire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Democrazia liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stato di diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fidenato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Facco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='centro studi liberali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='rule of law'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Evasione fiscale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='benedeto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiscalità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>Evasioni Fiscali (di Claudio Ferretti)</title><content type='html'>&lt;em&gt;Pubblico la prima risposta data al Prof. Calafati , docente della Facoltà di Economia di Ancona, che aveva fortemente criticato sul suo Blog il titolo della presentazione del Libro di Leonardo Facco. Da tale critica è nata una interessante e pacata discussione sul ruolo della fiscalità e lo stato della democrazia in Italia.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Ringrazio il Prof. Calafati per questo intervento sul suo blog che ha suscitato così tante reazioni per molti aspetti giustamente indignate. Confesso di essere uno degli organizzatori dell’incontro e socio del Centro Studi Benedetto Croce di Ancona, al quale dedico parte del poco tempo disponibile che mi resta dal lavoro (sono anche lavoratore dipendente e le mie tasse e contributi sono trattenuti dallo stipendio, e quello che rimane adeguatamente tassato ogni volta che consumo). La nostra associazione non è legata al alcun partito politico quindi neanche al movimento libertario. Il manifesto riprendeva, come correttamente riportato da Valentina, il titolo del libro scritto da Leonardo Facco. Tale titolo è sicuramente provocatorio ai limiti dell’istigazione a delinquere, anche l’autore è altrettanto provocatorio ed è per questo che l’abbiamo scelto. Dopo diversi incontro molto “politicamente corretti” abbiamo deciso quest’anno di proporre alla cittadinanza due incontri “politicamente scorretti”. Una cosa non è stata notata, che oltre a Leonardo Facco, tra i relatori era presente anche Giorgio Fidenato, imprenditore di Pordenone, il quale ha intrapreso una battaglia legale e non violenta contro lo Stato rifiutandosi di ricoprire il ruolo di sostituto di imposta. Il Fidenato da diversi mesi versa tutto lo stipendio lordo ai 5 dipendenti delle sua associazione che a loro volta possono pagarsi direttamente le tasse. Peccato che le autorità preposte non accettano tali versamenti. L’operazione è avvenuta con una comunicazione preventiva mezzo raccomandata a/r all’agenzia delle entrate, all’inps, al ministero delle finanze e a tutti i suoi dipendenti. Fidenato è oggi volontariamente sotto processo (metodo socratico per cambiare una legge, considerata ingiusta e incostituzionale, dal basso che poco si addice ai “furbetti del quartiere” o ai “furboni nazionali” che fanno di tutto per NON farsi processare). Si è discusso anche di come la legislazione in materia di lavoro consideri il lavoratore dipendente un soggetto debole, da tutelare nei confronti del “padrone” (forse a ragione) ma anche da se stesso (forse un po’ meno a ragione). Si è discusso del sistema schiavista americano, dove il padrone si appropriava del lavoro dello schiavo dando in cambio cibo, un tetto e cure mediche. Si è discusso di altri sistemi, proprio della Svizzera, dove chi non paga le tasse viene velocemente smascherato, ma dove ogni anno si indicono referendum in materia fiscale mettendo a confronto costi e benefici di questa o quella imposta (può essere considerata la Svizzera uno Stato Democratico?). Devo dire che la partecipazione del pubblico al dibattito è stata molto ampia e non senza polemiche. Non siamo riusciti a discutere di tanti argomenti ma sarei veramente contento se, proprio con il Prof. Calafati, si potesse organizzare un prossimo incontro con il titolo che vorrà dare lui, gettare maggiore luce sul tema della fiscalità di cui si parla e si scrive molto ma del quale si sa ben poco (provate a fare una ricerca su internet e su un nervo così scoperto, su di un tema di così grande rilevanza per ciascuno di noi troverete ben poco di utile).&lt;br /&gt;Non sono certo come il Prof. Calafati sul fatto che l’evasione fiscale sia la causa dell’erosione delle basi morali e politiche della democrazia italiana, forse ne è l’effetto.&lt;br /&gt;Credo che valga la pena di approfondire il tema e le ralazioni di causa/effetto. Mi limito a proporre un’altra provocazione citata dal Facco, se la democrazia consiste in “due lupi e un agnello che decidono cosa si mangia a cena” non ne sarei tanto entusiasta, è forse meglio declinare il concetto di democrazia collegandolo a quelli di Democrazia Liberale, di Stato di Diritto, di Rule of Law ecc.ecc. concetti assai vaghi in Italia.&lt;br /&gt;Rispondo infine ai punti sollevati confermando la nostra incoerenza con il titolo:&lt;br /&gt;a) il Centro Studi Benedetto Croce è stato, come altre volte, gentilmente ospitato dalla Facoltà di Economia, che dei soldi pubblici, anche i miei, spero faccia buon uso. Di questa opportunità gratuita abbiamo sempre ringraziato e sempre ringrazieremo finché che ne sarà data possibilità&lt;br /&gt;b) Il Centro Studi Benedetto Croce NON ha preso alcun contributo pubblico per l’incontro in oggetto ne per quello che sta organizzando il 3 dicembre con Piero Ostellino presso il Rettorato&lt;br /&gt;c) Non so cosa avrebbe detto Benedetto Croce, liberale, vedendo accostato il suo nome all’Elogio dell’Evasore Fiscale. So che i liberali in Italia, oltre ad essere stati talmente pochi da considerarsi spesso poco italiani, sono sempre stati molto litigiosi tra loro, quindi non è escluso che ci avrebbe diffidati. Mi piacerebbe pensare però che si fosse potuto esprimere alla Voltaire: “Non condivido le vostre idee ma sono disposto a dare la vita perche voi le possiate esprimere”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7331632521664128957?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7331632521664128957/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7331632521664128957' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7331632521664128957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7331632521664128957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2010/01/evasioni-fiscali-di-claudio-ferretti.html' title='Evasioni Fiscali (di Claudio Ferretti)'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-5026582804544140239</id><published>2009-11-27T01:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-27T02:00:44.566-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='stato laico'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='laicità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piero Ostellino'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costituzione della Repubblica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberalismo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stato Canaglia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>PRESENTAZIONE DEL LIBRO: “LO STATO CANAGLIA Come la cattiva politica continua a soffocare l'Italia! - di PIERO OSTELLINO</title><content type='html'>Giovedì 3 dicembre 2009&lt;br /&gt;ore 17.30&lt;br /&gt;Rettorato dell'Università Politecnica delle Marche&lt;br /&gt;Piazza Roma 22&lt;br /&gt;Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PIERO OSTELLINO AD ANCONA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;COMUNICATO STAMPA. (O.1) Ostellino mette sulla bilancia una serie serrata di questioni di capitale importanza. Riforme strutturali interne costituzionali, istituzionali, della Pubblica amministrazione, del sistema giudiziario, la semplificazione delle leggi e dei regolamenti, il ruolo dei sindacati nel mercato del lavoro. Analizza come lo Stato italiano non sia riuscito in quasi settantanni di governo a ripulire il paese da interessi corporativi e vizi consociativi, cartelli degli oligopoli, concorrenza sleale in un mercato non libero.&lt;br /&gt;A peggiorare il quadro la connivenza dei media con lo status quo, del potere politico con la prassi amministrativa.&lt;br /&gt;E se la chiglia fa acqua da tutte le parti, come alleggerire l'apparato statale, ridurre la spesa pubblica e la pressione fiscale?&lt;br /&gt;Soprattutto fino ad oggi che fine hanno fatto gli interventi pubblici a sostegno delle imprese, delle grandi aziende, degli ospedali delle Università, del Meridione d'Italia visto che non hanno salvato il sistema paese? E che fine faranno?&lt;br /&gt;Qual è il rimedio al disastroso stato di salute del sistema produttivo?&lt;br /&gt;La questione si sposta allora dal bene comune alla responsabilità individuale di ciascun cittadino? Onesto, possibilmente. Gli individui allora dovrebbero essere capaci da soli di decidere del proprio bene. Se lo sono, cosa aspettano a farlo?&lt;br /&gt;Diceva Salvemini che in Italia i debiti sono pubblici e i profitti privati.&lt;br /&gt;Il dibattito che seguirà alla presentazione cui interverrà l'autore stesso, Piero Ostellino, sarà una rara occasione per riflettere sul fatto che la società perfetta non esiste su questa terra ma che sia almeno auspicabile renderla migliore nella consapevolezza che i diritti costano e che ad ogni diritto corrisponde un dovere. Anche il dovere di rinunciare a qualcosa per godere del bene pubblico. E se i diritti costano, quanto costa la libertà?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-5026582804544140239?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/5026582804544140239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=5026582804544140239' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5026582804544140239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/5026582804544140239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/11/presentazione-del-libro-lo-stato.html' title='PRESENTAZIONE DEL LIBRO: “LO STATO CANAGLIA Come la cattiva politica continua a soffocare l&apos;Italia! - di PIERO OSTELLINO'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-8141204081443187530</id><published>2009-11-16T15:17:00.000-08:00</published><updated>2009-11-27T01:57:54.299-08:00</updated><title type='text'>PIERO OSTELLINO PRESENTA "LO STATO CANAGLIA"!!!!</title><content type='html'>Giovedì 3 dicembre 2009 - presso il Rettorato dell'Università di Ancona in Piazza Roma alle ore 17,30 il Grande Giornalista del Corriere Della Sera Piero Ostellino presenta il suo ultimo libro "Lo Stato Canaglia" edito da Rizzoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Viviamo, si dice, in un Paese libero. Nulla di più falso: oggi in Italia tutto è vietato tranne ciò che è esplicitamente consentito. Da Nord a Sud, i cittadini si trovano ostaggio di uno Stato potentissimo, a cui un'infinità di regolamenti e decreti, imposte e balzelli permette di infiltrarsi in ogni recesso della vita quotidiana: dalle leggi sulla procreazione a quelle sulla prostituzione, dai meandri della giustizia all'autovelox. Un'Entità che governa, senza averne delega, la nostra esistenza ma che è nel contempo abbastanza debole da trovarsi nelle mani di una oligarchia incolta e becera, seppure voracissima. Intanto, nell'economia gravata dalla crisi, dilagano le distorsioni del mercato, dal canone televisivo alla vicenda Alitalia, passando per "liberalizzazioni" che sono solo una cortina di fumo di dirigismo e demagogia. A fare le spese di provvedimenti di salvataggio che a stento nascondono le eterne logiche di interesse, al solito, è il cittadino tassato e vessato, inibito nelle sue libere iniziative." In questa spietata analisi del declino culturale, politico ed economico italiano, Piero Ostellino presenta una preoccupante carrellata di nomi, fatti e dati. Denuncia la latitanza del pensiero liberale, asfissiato da collettivismo e corporativismo. Torneranno mai in Italia le idee, e le prassi, dell'autonomia, della responsabilità individuale, della certezza della pena? La risposta è un durissimo j'accuse rivolto alla pessima politica cui permettiamo di governarci.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-8141204081443187530?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/8141204081443187530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=8141204081443187530' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8141204081443187530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/8141204081443187530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/11/new-piero-ostellino-presenta-lo-stato.html' title='PIERO OSTELLINO PRESENTA &quot;LO STATO CANAGLIA&quot;!!!!'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2696314340576586356</id><published>2009-10-15T03:15:00.000-07:00</published><updated>2009-10-18T11:09:03.731-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Centro Studi Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Evasione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='imposte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fiscale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Evasione fiscale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='tasse'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Fisco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='moralità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><title type='text'></title><content type='html'>&lt;span style="font-family:arial;color:#ff0000;"&gt;&lt;strong&gt;NEW&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Sabato 31 ottobre 2009 ore 10.30 &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Ancona - Università Politecnica delle Marche - Facoltà di Economia "G.Fuà" - &lt;span style="font-size:78%;"&gt;Largo Martelli&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;Presentazione del libro&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:180%;"&gt;&lt;span style="font-family:Arial;color:#cc0000;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Elogio dell'evasore fiscale &lt;/em&gt;di Leonardo Facco &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;"&gt;&lt;span style="color:#663300;"&gt;Saranno presenti: &lt;span style="font-size:85%;"&gt;l'autore&lt;/span&gt; Leonardo Facco; Giorgio Fidenato, &lt;span style="font-size:85%;"&gt;imprenditore di Pordenone promotore della battaglia per abolire il sostituto d'imposta.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Arial;font-size:85%;color:#663300;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Sabato 31 ottobre alle ore 10.30 ad Ancona presso la Facoltà di Economia “G.Fuà” dell'Università Politecnica delle Marche (Piazzale Martelli) avrà luogo la presentazione del libro Elogio dell'evasore fiscale di Leonardo Facco edito da Aliberti Editore cui saranno presenti l'autore e l'imprenditore di Pordenone Giorgio Fidenato, promotore di una battaglia fiscale per l'abolizione del sostituto d'imposta. L'evento è organizzato dal Centro Studi Liberali Benedetto Croce di Ancona con il patrocinio del Comune di Ancona.&lt;br /&gt;I temi del dibattito che seguirà verteranno sulle problematiche inerenti i processi di riscossione di imposte da parte dello Stato che vedono gli imprenditori quali principali intermediari tra fisco e lavoratori dipendenti. In particolare si discuterà sulla legittimità costituzionale della posizione giuridica di un soggetto come il sostituto d'imposta, tenuto al pagamento di imposte in luogo del contribuente.&lt;br /&gt;Questo compito si concreta in realtà in un onere burocratico a carico degli imprenditori e in una minore consapevolezza da parte del dipendente di quanto effettivamente paga al fisco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2696314340576586356?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2696314340576586356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2696314340576586356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2696314340576586356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2696314340576586356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/10/new-sabato-31-ottobre-2009-ore-10.html' title=''/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-7983513069121792136</id><published>2009-06-20T23:30:00.000-07:00</published><updated>2009-10-18T11:16:30.268-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='mercato'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='democrazia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='David Friedman'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='legge'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><title type='text'>IL MERCATO POLITICO E I PROBLEMI DELLA DEMOCRAZIA, i quali risiedono nella teoria dei giochi. di David Friedman</title><content type='html'>"L'ordine nascosto: l'economia della vita di tutti i giorni", di David Friedman.Questo capitolo è dedicato al mercato politico e ai problemi della democrazia, i quali risiedono nella teoria dei giochi. Non perdete la parte finale, "il mercato della legge", in cui si spiega perché la democrazia può produrre leggi che danneggiano la società ma favoriscono gruppi di interesse concentrato.Prima di proseguire è bene definire cosa è un "bene pubblico". Friedman lo definisce così nel capitolo precedente:&lt;br /&gt;Una forma di fallimento del mercato è il "problema dei beni pubblici": come pagare per produrre un bene quando il produttore non può controllare chi lo utilizza. Un esempio è una trasmissione radiofonica. Chiunque abbia un ricevitore può ascoltarla, con o senza il permesso dell'emittente, quindi come può l'emittente riuscire ad avere un compenso per produrre la trasmissione?&lt;br /&gt;Friedman spiega che il mercato privato tende a produrre beni pubblici in maniera "insufficiente" (cioè, alcuni beni pubblici che varrebbero più di ciò che costano non vengono prodotti). Veniamo ora al capitolo 19.19. Leggi e salsicce&lt;br /&gt;" Le leggi sono come le salsicce. È meglio non vederle quando vengono prodotte"&lt;br /&gt;(attribuito a Bismarck)&lt;br /&gt;Il governo non esiste. Non esiste alcun vecchio signore saggio e benevolo che ci osserva dall'alto. Ciò che chiamiamo "azione governativa" non è l'atto di una persona ma il risultato di un mercato politico. In questo mercato come in altri, individui razionali agiscono per perseguire i propri fini -- sotto un sistema di regole piuttosto diverso da quello che governa il mercato privato. Questo capitolo è un'esplorazione del mercato politico.Comincio con una questione, i dazi, che da molto tempo fa sospettare che lo Stato non sia un attore neutrale che serve l'interesse pubblico. Da più di 150 anni, il punto di vista dominante tra gli economisti è che la maggior parte dei dazi danneggia il paese che li impone tanto quanto il paese contro cui vengono imposti; e che la maggior parte dei paesi, per la maggior parte del tempo, farebbero bene ad abolire tutti i dazi e ad abbracciare completamente il libero scambio -- non importa se gli altri paesi ricambiano questa politica. Eppure, per tutto questo secolo e mezzo, la maggior parte del mondo, con la notevole eccezione dell'Inghilterra nel diciannovesimo secolo e Hong Kong nel ventesimo, ha mantenuto i dazi. Quando la riduzione dei dazi è avvenuta, è stato grazie alla negoziazione: noi ridurremo i nostri dazi se voi ridurrete i vostri. Dal punto di vista dell'economista, questo equivale a dire che io smetterò di darmi martellate sulla testa se anche tu smetterai di martellare la tua.Il primo passo è capire perché l'economista crede che i dazi siano una cattiva idea. Il secondo è spiegare perché è tuttavia nell'interesse di legislatori razionali imporre dazi.[Salto per adesso la prima parte dell'argomento, che Friedman presenta sia in modo matematico che a parole. NdM.]...L'economia della politicaLa versione della democrazia che impariamo a scuola è molto semplice. I politici vogliono voti. I votanti vogliono che il governo faccia cose belle. Quindi i politici, per poter essere eletti e rieletti, devono governare nell'interesse generale. La logica è questa, e tutto il resto (cioè la maggior parte di ciò che il governo fa in realtà) è un errore sperimentale.Un motivo per cui questa teoria è sbagliata è che, mentre assume correttamente che i politici siano razionali, assume erroneamente che i votanti non lo siano. Capire quali politiche siano davvero nell'interesse generale, e quindi quali politici è meglio votare, ha un costo. Sono pochi i politici il cui lo slogan dice "io sono il cattivo". Un individuo razionale, che sia un votante o un consumatore, acquisisce informazione solo se il beneficio di acquisire l'informazione vale il costo di acquisirla. Se l'informazione non vale il suo prezzo, l'individuo rimane razionalmente ignorante.Supponi che il valore per te di far eleggere a presidente la persona giusta sia 100.000 dollari -- una cifra alta per la maggior parte di noi. Supponi inoltre di avere una probabilità su un milione che il tuo voto possa influenzare l'esito dell'elezione -- di nuovo, una stima ottimistica. Questo significa che il voto ti dà un tornaconto atteso di 10 centesimi. Questo non giustifica che tu investa più di un minuto a capire per quale candidato votare.Abbiamo spiegato perché la maggior parte dei votanti sono ignoranti, ma ci rimane un altro enigma: perché si prendono la briga di votare?Il mercato della tifoseriaLe grosse squadre sportive, negli Stati Uniti e altrove, sono quasi sempre associate a una città o a un'università. ... eppure questo schema si incontra raramente nelle altre industrie. ...La spiegazione è che ciò che le squadre sportive vendono è in parte la partigianeria. Gli appassionati non vanno semplicemente a guardare una partita ma per tifare per la loro squadra. Un tifoso che creda che il suo tifo possa far giocare meglio la sua squadra può persino avere l'impressione di essere parte del gioco -- anche se solo una piccola parte. Identificare te stesso con una città o un'università è un modo economico di accaparrarti una quantità di partigiani.Ogni quattro anni, la televisione nazionale trasmette un gioco dove è in ballo il destino del mondo. La notte delle elezioni, si rivelano i risultati: una squadra vince, l'altra perde. Non solo puoi tifare, puoi persino giocare. Il prezzo di ammissione è un'ora del tuo tempo. Come modo di influenzare il destino del mondo, è un pessimo affare: un'ora del tuo tempo in cambio di una probabilità su un milione di influenzare l'esito. Ma come modo di avere una serata eccitante, vale il suo prezzo.Per migliorare lo stato del mondo, devi non solo votare, ma votare il candidato giusto -- il che richiede alcune ore aggiuntive per considerare le questioni e i candidati. I tifosi sportivi non hanno bisogno di sapere quale squadra merita di più il loro supporto. E neppure i tifosi politici. La maggior parte dei votanti non conosce il nome del proprio rappresentante al Congresso [Parlamento], e solo una piccola minoranza è in grado di descrivere accuratamente le posizioni politiche dei candidati.Una risposta tipica a questo argomento è "stai dicendo che dovremmo essere tutti politicamente ignoranti; ma se lo facessimo, la democrazia non funzionerebbe". È corretto: proposizioni vere non hanno necessariamente conseguenze desiderabili. Alcune persone acquisiscono informazioni politiche per divertimento, o per avere la meglio nelle discussioni a un aperitivo con gli amici; alcune leggono persino libri di economia -- se sono abbastanza divertenti. Per queste persone, l'informazione necessaria per essere votanti informati non è costosa: la ottengono come sottoprodotto di altre attività. Altre persone acquisiscono l'informazione come sottoprodotto della lettura di un quotidiano per divertimento. Il risultato delle elezioni democratiche è guidato dall'informazione libera -- e riflette la qualità di ciò che ottieni a quel prezzo.Se il modello di democrazia che viene insegnato a scuola fallisce a causa dell'ignoranza razionale, dovremmo cercare un altro modello. Come il nostro modello del mercato normale, dovrebbe cominciare ipotizzando individui razionali, ognuno dei quali trova il modo migliore di raggiungere i suoi obiettivi, e proseguire il ragionamento da lì, producendo predizioni e spiegazioni di quello che osserviamo nel mondo reale.Il mercato della leggeConsiderate il mercato della produzione della legge. Gli individui offrono pagamenti ai politici perché sostengano o si oppongano a una legge. Il pagamento in questione può consistere nella promessa di votare quel politico, in un pagamento in denaro da usare per finanziare future campagne elettorali, o in contributi (segreti) al conto in banca del politico. Il politico cerca di massimizzare il proprio utile, tenendo conto del vincolo che egli potrà continuare a vendere la legislazione in quel modo solo fino a che riuscirà ad essere eletto.È un sistema efficiente? Considerate una semplice transazione su questo mercato. Un legislatore propone una legge che impone su 1000 individui un costo di $ 10 ciascuno (costo totale $ 10.000) e accorda un beneficio di $ 500 ciascuno a 10 individui (beneficio totale $ 5.000). [Quindi la società ottiene un danno netto da quella legge, NdM] Quali saranno le offerte a favore e contro quella legge?Il costo totale per i perdenti è $ 10.000, ma la quantità che saranno disposti ad offrire ad un politico per opporsi alla legge è molto minore. Un individuo che contribuisca a una campagna di finanziamento per sconfiggere la legge sta fornendo un bene pubblico a tutte le migliaia di membri del gruppo. Gli argomenti usati nel capitolo 18 per mostrare che i beni pubblici saranno prodotti in quantità insufficiente vale anche in questo caso. Più il pubblico è grande, minore è la frazione del valore del bene che il pubblico riuscirà a mettere insieme per pagare il bene. [Notate che questo risultato è controintuitivo: uno potrebbe pensare che un pubblico grande riuscirà a sconfiggere un pubblico piccolo. Non è così, perché ciascuna persona del pubblico grande viene danneggiata in modo infinitesimale dalla legge e quindi sarà disposta a offrire pochissimo, NdM.]Anche il beneficio fornito ai vincitori è un bene pubblico, ma va a beneficio di un pubblico molto più piccolo -- 10 individui invece di 1000. Un pubblico più piccolo riesce a organizzarsi più facilmente per finanziare un bene pubblico. Anche se il beneficio per il gruppo piccolo è minore del costo per il gruppo grande, la quantità che il gruppo piccolo è in grado di offrire ai politici per sostenere la legge sarà maggiore della quantità che il gruppo grande è in grado di offrire per opporsi ad essa.La conclusione è rafforzata da una seconda considerazione -- il costo delle informazioni. Per l'individuo che sospetta che la legge lo danneggerà di $ 10, non vale la pena di verificare se quel sospetto è vero. Il danno possibile per lui è piccolo, quindi è piccola la probabilità che egli sia disposto a fare qualcosa che possa influenzare l'esito. Il membro del "gruppo di interesse disperso" sceglie (razionalmente) di essere peggio informato rispetto al membro del "gruppo di interesse concentrato".Pensate a "concentrato" e "disperso" come a un'abbreviazione per tutto l'insieme di caratteristiche che determina quanto facilmente un gruppo è in grado di finanziare un bene pubblico: il numero di individui che compongono il gruppo è solo una di queste caratteristiche. Considerate, per esempio, un dazio sulle automobili. Esso dà beneficio a centinaia di migliaia di persone: gli azionisti delle compagnie automobilistiche, i dipendenti, i proprietari delle fabbriche a Detroit. Ma la General Motors, la Ford, la Chrysler, la UAW, e la città di Detroit, sono organizzazioni che già esistono per fare l'interesse di una gran parte di quel grande gruppo di persone. Per molti scopi, possiamo considerare tutti gli azionisti e la maggior parte dei lavoratori come cinque individui -- un gruppo abbastanza piccolo da sapersi organizzare efficacemente. I beneficiari dei dazi sono un gruppo di interesse molto più concentrato di quanto suggerirebbe un semplice conto del loro numero.Il problema dei beni pubblici porta all'inefficienza nei mercati privati perché alcuni beni pubblici, che valgono più di quanto costerebbe produrli, non vengono prodotti. Porta all'inefficienza nei mercati pubblici perché ciò che viene offerto ai politici per approvare una data legge riflette solo in minima parte i veri costi e benefici di quella legge. Se i potenziali beneficiari e i potenziali danneggiati non offrono la stessa frazione dei loro rispettivi benefici e danni, allora, come avviene di solito, possono essere approvate leggi che impongono un costo netto alla società, e possono essere respinte leggi che darebbero un beneficio netto. (di David Friedman)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-7983513069121792136?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/7983513069121792136/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=7983513069121792136' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7983513069121792136'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/7983513069121792136'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/06/il-mercato-politico-e-i-problemi-della.html' title='IL MERCATO POLITICO E I PROBLEMI DELLA DEMOCRAZIA, i quali risiedono nella teoria dei giochi. di David Friedman'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-741847078894063733</id><published>2009-02-15T11:03:00.000-08:00</published><updated>2009-10-18T11:06:26.254-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stati Uniti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Arabi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Douglas Little.'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberilibri'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Islamici'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Politica Estera'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='America'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Medio Oriente'/><title type='text'>PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Orientalismo americano" Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”</title><content type='html'>PRESENTAZIONE DEL LIBRO&lt;br /&gt;“Orientalismo americano,&lt;br /&gt;Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”&lt;br /&gt;di Douglas Little&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovedì, 19 febbraio 2009&lt;br /&gt;Ore 18&lt;br /&gt;Circolo Ufficiali della Marina Militare&lt;br /&gt;Via San Martino, 59&lt;br /&gt;Ancona&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancona, 16 febbraio 2009. Giovedì 19 febbraio 2009 alle ore 18 ad Ancona presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare in Via San Martino, 59 sarà presentato il libro dell’americano Douglas Little “Orientalismo americano, Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945” (2002) edito dalla casa editrice Liberilibri di Macerata. L’evento è organizzato da Giuliana Calogiuri Consales, presidente dell’Accademia Mediterranea in collaborazione con  il Circolo “Benedetto Croce” e la  Round Table 42 di Ancona.&lt;br /&gt;Alla presentazione saranno presenti il curatore del testo Generale Stefano Cosimi e l’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Douglas Little, docente alla Clark University di Worcester, Massachussetts è esperto di Storia contemporanea e delle relazioni tra America e Medio Oriente ed editorialista di “The Journal of American History” e “Diplomatic History” .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel libro “Orientalismo americano, Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”  Little analizza le radici, le cause, gli effetti politici ed economici durante gli ultimi sessant’anni di relazioni intercorse tra Stati Uniti e Medio Oriente su questioni cruciali come  la creazione dello Stato di  Israele, la guerra in Iraq, la nascita dei movimenti nazionalistici rivoluzionari in Egitto, Iran, Iraq e Libia.&lt;br /&gt;Il libro mette a fuoco anche la profonda incomprensione culturale che ha determinato spiacevoli, impreviste e involontarie conseguenze negative sugli effetti delle politiche di cooperazione e il mancato raggiungimento di intesa nei negoziati di politica estera sulla questione petrolifera e l’integrazione razziale e religiosa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-741847078894063733?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/741847078894063733/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=741847078894063733' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/741847078894063733'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/741847078894063733'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/02/presentazione-del-libro-orientalismo.html' title='PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Orientalismo americano&quot; Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2914247776560340634</id><published>2009-01-18T08:09:00.000-08:00</published><updated>2009-01-18T08:11:56.155-08:00</updated><title type='text'>Programma iniziativa 2009</title><content type='html'>IL CIRCOLO CULTURALE B. CROCE&lt;br /&gt;PRESSO LA CASA DELLE CULTURE&lt;br /&gt;SITA IN VIA VALLEMIANO ORGANIZZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LETTURE LIBERALI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;VERRANNO LETTI E DIBATTUTI BRANI SCELTI TRATTI Dalle opere dI&lt;br /&gt;C. menger                    27 gennaio 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;l. von mises                 3 febbraio 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;l. von mises                 17 febbraio 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;l. von mises                 3 marzo 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;l. von mises                 17 marzo 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;l. von mises                 7 aprile 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;F. hayek                       21 aprile 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;f. hayek                       5 maggio 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;f. hayek                       19 maggio 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;f. hayek                       9 giugno 2009 ore 18,00&lt;br /&gt;f. hayek                       23 giugno 2009 ore 18,00&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2914247776560340634?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2914247776560340634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2914247776560340634' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2914247776560340634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2914247776560340634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/01/programma-iniziativa-2009.html' title='Programma iniziativa 2009'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-4600036706336967207</id><published>2009-01-11T09:37:00.000-08:00</published><updated>2009-01-11T09:45:58.072-08:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='liberisti'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mises'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberista'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pareto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Menger'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Ancona'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hayek'/><title type='text'>LETTURE LIBERALI</title><content type='html'>Martedì 13 gennaio il CIRCOLO CULTURALE BENEDETTO CROCE alle ore 18,00 presso LA CASE DELLE CULTURE di Via Vallemiano ad Ancona, organizza il primo incontro delle LETTURE LIBERALI.&lt;br /&gt;Verranno letti e dibattuti brani scelti tatti dalle opere di VILFREDO PARETO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Programma delle LETTURE LIBERALI:&lt;br /&gt;13/01 V. Pareto&lt;br /&gt;27/01 C. Menger&lt;br /&gt;03/02 L. Mises&lt;br /&gt;17/02 L. Mises&lt;br /&gt;03/03 L. Mises&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-4600036706336967207?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/4600036706336967207/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=4600036706336967207' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4600036706336967207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/4600036706336967207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2009/01/letture-liberali.html' title='LETTURE LIBERALI'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-607429802112771535</id><published>2007-10-16T00:00:00.000-07:00</published><updated>2007-10-17T09:03:26.963-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bruno Leoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia Politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberista'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><title type='text'>BRUNO LEONI: LIBERALE D'ECCEZIONE - CONFERENZA Sabato 10 novembre  2007</title><content type='html'>Il Circolo Benedetto Croce di Ancona, l'Istituto Bruno Leoni e la casa editrice Liberilibri di Macerata organizzano un incontro sul pensiero di Bruno Leoni dal titolo:&lt;br /&gt;"Bruno Leoni: Liberale d'eccezione&lt;br /&gt;Ancona, sua città natale, ricorda un grandissimo pensatore del ‘900&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'incontro si svolgerà ad Ancona in data 10 novembre, ore 10,00, presso la sede della Facoltà di Economia Giorgio Fuà di Ancona (ex Caserma Villarey).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Interverranno:&lt;br /&gt;Didi Leoni&lt;br /&gt;Carlo Lottieri - Direttore del dipartimento di Teoria Politica dell'IBL&lt;br /&gt;Serena Sileoni - Casa Editrice Liberilibri"&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Ancona; della Provincia di Ancona; dell'ISTAO, della Round Table 42 di Ancona, della Regione Marche, dall'Università Politecnica delle Marche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-607429802112771535?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/607429802112771535/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=607429802112771535' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/607429802112771535'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/607429802112771535'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2007/09/bruno-leoni-il-liberale-deccezione.html' title='BRUNO LEONI: LIBERALE D&apos;ECCEZIONE - CONFERENZA Sabato 10 novembre  2007'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-2583833827776280239</id><published>2007-09-11T07:12:00.000-07:00</published><updated>2007-09-27T07:16:23.960-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Gemilello Alvi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Attualità'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Circolo Benedetto Croce'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensiero del &apos;900'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><title type='text'>BRUNO LEONI, IL PROFETA ITALIANO DELLA LIBERTÀ</title><content type='html'>Corriere della Sera, mercoledì 24 settembre 2003&lt;br /&gt;“Scappati dalle loro gabbie al momento dell’armistizio con l’Italia, s’erano diretti verso Sud. E raggiunta la ricca regione agricola delle Marche, si erano fermati colà con quei gentili contadini, che gli avevano dato da mangiare, li avevano vestiti e forniti anche di un po’ di denaro. Ce n’erano circa ventimila nelle Marche ma soltanto poche centinaia di loro si erano lasciati persuadere dagli uomini della A Force a tentare di ritornare alle loro linee : gli altri preferivano un’oziosa vita di campagna, facendosi mantenere ora in una cascina, ora in un’altra anziché affrontare i rischi della fuga e i rigori della vita militare. Alcuni avevano sposato le figlie di quei contadini, e andavano parlando dei propri possedimenti; tutti avevano un aspetto esageratamente italiano, molti affettavano difficoltà a esprimersi in inglese”.&lt;br /&gt;Ma in quel 1944 il mestiere di Bruno Leoni, trentunenne ufficiale della A Force, restava quello: riportare oltre la linea del fronte i prigionieri alleati. Vi rischiò più volte la vita, con un coraggio frenetico, ciarliero e l’andare più deciso dei bassi. &lt;br /&gt;A guerra finita gli regalarono un orologio d’oro con scritto &lt;&lt;to Bruno Leoni for Gallant Service to the Allies&gt;&gt;; gli parve ovvio tornare a insegnare all’Università. Il che non lo era poi tanto, visto che egli era un uomo pratico, che agiva e rideva estroverso, non aveva furie del dettaglio e scriveva per farsi capire. Un agire opposto a quello accademico, molto intento a intrighi introversi, pedanterie, scritti noiosi utili solo a carriere castali. Tuttavia era stato allievo di Gioele Solari e aveva ottenuto una cattedra davvero giovanissimo.&lt;br /&gt;Si sentiva liberista certo per anglofilia ma prima ancora per quella simpatia innata verso la vita che lo portava a dar fiducia agli altri, al loro spontaneo regolarsi.&lt;br /&gt;In università di crociani che distinguevano i liberali dai liberisti, di fedeli comunisti e di cattolici per cui il liberismo di don Sturzo era eretico, questa simpatia era già un peccato. Leoni era highly emotional, ebullient e anche tremendously energetic ma volentieri distratto. Quindi non s’arrabbiò più di tanto per le tre parrocchie sopraddette che intanto si amalgamavano nella cultura guelfa che trionferà in Italia dopo il 1968. Invece si entusiasmò per la Mont Pélerin Society, dov’erano von Hayek, e anche Popper.&lt;br /&gt;Cosi neel 1958, mentre in Italia si celebravano Gramsci e i canti di gola delle mondine, venne invitato a Los Angeles a tenere con Friederich von Hayek e Milton Friedman un ciclo di lezioni. Da quegli appunti sortirono Constitution of liberty di Hayek, Capitalism and freedom di Friedman e Freedom and Law di Leoni.&lt;br /&gt;I vari decenni di ritardo con cui furono tradotti spiega a cosa fosse evoluta intanto la cultura italiana.&lt;br /&gt;Il libro di Leoni pubblicato più volte negli Stati Uniti e persino in spagnolo venne tradotto trentaquattro anni dopo da un coraggioso piccolo editore di Macerata. Il libro era scritto con praticità e senza citazioni complicate, all’anglosassone, dunque per l’Italia non era forse contorto abbastanza. Eppure quel libro lo rese non solo giurista famoso, ma fece di lui uno degli studiosi che preparò il ritorno in gran forza del liberismo negli ultimi decenni del secolo. Ripresa che invece sorprese gli economisti d’Italia, rapiti negli stessi anni dagli arzigogoli delle algebre lineari di Piero Sraffa. Bruno Leoni da segretario della Mont Pélerin Society organizzò due convegni in Italia, uno nel 1961 a Torino al quale partecipò prima di morire Einaudi e l’altro a Stresa nel 1965. Disdegnava il partito dell’austerità e amava i pranzi e svagarsi, quanto la polemica. Testrado paradossale previde il collasso dell’Unione Sovietica, ma dubitò di Gagarin in orbita. Comunque anticipò tutti i temi di cui oggi si discute. Biasimò l’egemonia del diritto pubblico su quello privato e quindi quelle norme astratte e generali per cui veniva meno la certezza della legge. La vita politica gli apparve per quello che purtroppo é ora : una guerra di tutti contro tutti combattuta tramite il potere legislativo. Ma soprattutto si preoccupò per le sorti della libertà di ognuno, minacciate da un eccesso di leggi e dal pregiudizio ideologico. Per lui il diritto non era un modo di riforma della società o per migliorarla;  a un simile compito erano semmai adatti santi o eroi. Era piuttosto Rechsfindung  qualcosa non decretato ma già esistente e che si trovava; non una norma fatta recitare da qualche ideologia alla volontà arbitraria di una maggioranza.&lt;br /&gt;E già John S. Mill aveva capito che invece di essere garanzia contro il malgoverno le elezioni sono sovente solo una ruota addizionale del suo ingranaggio. Leoni notava come anche i briganti da strada sono talora una maggioranza. &lt;br /&gt;Ma non capiva che i più nascono felici di nascere sudditi, e neppure considerano d’evadere da questo stato. Il destino di Leoni si ripeteva : far fuggire prigionieri che invece si volevano loro usciti di via. Così del resto vive quasi ognuno in Italia; come Pinabello al quale tanto &lt;&lt;occupò la fantasia il nativo odio, il dubbio e la paura ch’inavedutamente uscì di via...&gt;&gt;; Ariosto, Orlando furioso, II, 68.&lt;br /&gt;Leoni morì peraltro nel novembre del 1967, di morte inattesa per cause condominiali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-2583833827776280239?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/2583833827776280239/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=2583833827776280239' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2583833827776280239'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/2583833827776280239'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2007/09/bruno-leoni-il-profeta-italiano-della.html' title='BRUNO LEONI, IL PROFETA ITALIANO DELLA LIBERTÀ'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-6780868927111930493.post-1426231369367129634</id><published>2007-09-10T07:07:00.000-07:00</published><updated>2007-09-27T07:10:57.366-07:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bruno Leoni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libertario'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberista'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Cultura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Filosofia del Diritto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Liberale'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Economia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hayek'/><title type='text'>COMMEMORAZIONE DI HAYEK SU "IL POLITICO"</title><content type='html'>Il discorso commemorativo di Hayek, nel 1967, nell’Università di Leoni&lt;br /&gt;Anche dopo tre mesi dalla sua tragica morte, è difficile credere che Bruno Leoni non è più tra noi. Amabile e dinamico, egli visse con una tale intensità che, più della maggior parte degli uomini, sembrava impersonare la vita stessa. Egli ci è stato sottratto da un destino crudele nel pieno delle sue forze quando le sue grandi realizzazioni giustificavano l’attesa di ancora più grandi risultati per il futuro. Aveva una natura così ricca che anche dopo molti anni di amicizia si scoprivano in lui sempre nuovi e insospettati aspetti di una grande personalità, di quel tipo che noi invidiamo alle età passate, ma che raramente incontriamo nel nostro tempo. Fra tutti i cittadini del mondo fra i quali egli va annoverato e tra i quali, in particolare, io lo incontrai, egli era unico.&lt;br /&gt;Anche se proprio questa aula evoca il ricordo bruciante di meno di quattro anni fa, quando ebbi il privilegio di parlare qui, ospite di Bruno Leoni, fu in Paesi lontani, negli Stati Uniti e in Giappone così come in diverse città d’Europa, che io soprattutto lo conobbi. Non posso dirvi niente, perciò, della maggior parte della sua vita, a Pavia, a Torino e in Sardegna, della quale voi sapete molto più di me; mi devo limitare a parlarvi di Bruno Leoni come studioso e figura internazionale, dell’uomo che otteneva devozione e rispetto ovunque si recasse, e del quale sono orgoglioso di parlare, sia a nome dei nostri comuni amici in tutto il mondo, sia a mio nome personale. Scoprimmo presto che c’era in lui molto più dell’uomo che noi conoscevamo principalmente come eminente studioso, come devoto aderente alla causa della libertà e come instancabile organizzatore al servizio della causa. Ci rendemmo conto presto di quanto profondamente egli capisse le arti e la musica, specialmente l’arte orientale e anche la filosofia orientale - e ci rendemmo pure conto della sua abilità e del suo entusiasmo nel godere di tutte le cose belle e piacevoli che il mondo può offrire.Di tutti questi molteplici aspetti che rendevano così affascinante la sua compagnia, non so tuttavia così tanto da poterne parlare a lungo. In ciò che seguirà dovrò limitarmi a tre aspetti del suo lavoro per i quali, per circa dieci o dodici anni, i nostri sforzi hanno percorso una via parallela e dove, conseguentemente, ero riuscito a conoscerlo piuttosto bene. Il primo è il suo sforzo di superare la divisione delle scienze sociali e specialmente di colmare il vuoto che è venuto a separare lo studio del diritto da quello delle scienze sociali teoretiche. Il secondo è lo sforzo di fornire un fondamento intellettuale soddisfacente per la difesa della libertà individuale, nella quale egli credeva così fermamente. Il terzo punto è costituito da certi importanti suggerimenti contenuti nei suoi lavori scientifici che, mi sembra, indicano la via per la soluzione di alcuni problemi intellettuali della teoria politica ma che, poiché a Bruno Leoni non fu concesso il tempo di svilupparli completamente, sarà compito di coloro che desiderano onorare la sua memoria continuare dove egli li lasciò. Ma prima di passare al mio compito principale, devo dire alcune cose riguardo al tipo di amicizia che mi legava a Bruno Leoni.&lt;br /&gt;L’onore che la vostra gloriosa Università mi ha fatto nel chiedermi di parlare in questa triste occasione, mi impone di spiegare di quale limitata autorità io sia fornito per assolvere questo compito.&lt;br /&gt;Incontrai per la prima volta Bruno Leoni quattordici anni fa all’Università di Chicago, dove allora io insegnavo e dove egli si era recato, io credo, principalmente per approfondire la sua conoscenza del diritto e delle istituzioni politiche angloamericane. Scoprimmo presto che i nostri interessi e ideali coincidevano in molti punti, e ciò lo condusse presto in quella organizzazione internazionale di studiosi e pubblicisti per lo studio delle condizioni necessarie per la salvaguardia della libertà individuale, la Mont Pèlerin Society, che io avevo fondato alcuni anni prima e alla cui attività egli avrebbe poi dedicato, in modo tanto considerevole, il suo tempo e la sua energia. Passammo ancora un po’ di tempo insieme, quasi dieci anni fa, al Claremont College in California, a un seminario dedicato ai problemi della libertà, dove egli tenne quelle conferenze sul tema Freedom and the Law del quale dovrò parlare più ampiamente in seguito. Fu allora che mi accorsi della capacità di Bruno Leoni di interessare il pubblico, della sua instancabile prontezza nel discutere i problemi intellettuali a ogni ora del giorno e della notte, e del suo amore per la vita che lo spingeva ad approfittare di ogni occasione che l’ambiente del momento gli offriva per istruirsi o divertirsi. Mi sia permesso di ricordare qui un piccolo episodio che capitò in quella occasione. Noi conferenzieri del seminario eravamo piuttosto occupati e apprezzavamo molto le tre ore successive al pasto del mezzogiorno durante le quali non avevamo nessun impegno particolare. Quando Bruno Leoni regolarmente scompariva durante quel lasso di tempo, noi tiravamo la «naturale conclusione». Ma come ci sbagliavamo! Egli aveva trovato il modo di prendere lezioni di volo a un vicino aerodromo e passava ai comandi di un aeroplano le ore che gli altri dedicavano al riposo.Non molto più tardi incontrai di nuovo Bruno Leoni negli Stati Uniti, non di persona, ma seguendo i suoi passi e notando la profonda impressione che egli lasciava nella sua scia: nel 1961 io gli succedetti come Visiting Professor al Thomas Jefferson Center of Studies in Political Economy all’Università di Virginia, e potei rendermi conto del grande influsso che egli aveva esercitato. Ma anche prima ci eravamo trovati ancora più uniti dagli incalcolabili servizi che egli rese durante un periodo di crisi, alla società internazionale di cui ho parlato prima e della quale, di conseguenza, egli divenne e rimase lo spirito-guida fino al momento della sua morte. Dal momento che Bruno Leoni non aveva niente a che fare con l’origine di tale conflitto, non è necessario che io spieghi qui la natura di quella crisi che sorse, come può accadere in ogni gruppo, da una certa incompatibilità dei temperamenti e che, a un certo momento, minacciò di far naufragare la società. Ma, eletto segretario nel bel mezzo di quel conflitto, e divenuto per un certo tempo, dopo le dimissioni del presidente, il principale responsabile delle attività della Società, egli la guidò con mani sicure attraverso acque turbolente non solo a un mare più calmo ma a un nuovo periodo di fiorente attività. I congressi annuali tenuti a Torino, a Knokke-sur-mer in Belgio, a Semmering in Austria, a Stresa, a Tokyo e a Vichy, che egli organizzò, furono fra i più felici che la nostra società abbia mai avuto: nel corso dell’ultimo congresso a Vichy, solo sei mesi fa, egli, per acclamazione generale, fu eletto presidente, succedendo, in quella carica a Friedrich Lutz e, prima, a John Jewkes, a Wilhelm Roepke e a me. Solo adesso, di fronte al problema di trovargli un successore, ci rendiamo conto di ciò che egli rappresentava per la Società.Ora devo passare al suo lavoro di studioso e di scienziato, di cui conosco bene soltanto ciò che pubblicò in inglese e solo una piccola parte di quanto apparve in italiano. Bruno Leoni era uno di quegli uomini, sempre più rari, che avevano il coraggio di trascendere i limiti di una specialità e di cercare di vedere i problemi della società come un tutto. Con la sua enorme energia e prontezza di percezione egli riuscì a evitare i pericoli del dilettantismo che spesso si accompagna a chi si dedica a molti campi di studio. Egli era, naturalmente, prima di tutto, un giurista e, immagino, un avvocato molto efficiente. Ma anche nella sfera del diritto, egli era tanto filosofo, sociologo e storico del diritto quanto maestro del diritto positivo. Che egli fosse anche un eminente scienziato della politica è cosa forse naturale in un docente di materia pubblicistica così interessato come lui alla storia delle idee. E allo sviluppo della scienza politica in Italia, e non solo in Italia, egli contribuì anche con la rivista Il Politico da lui fondata e diretta per tanti anni. Ma ciò non esaurisce affatto l’arco completo delle sue curiosità: posso testimoniare che egli era un degno teorico dell’economia, e che lavorò intorno ad alcune delle parti più difficili dell’economia matematica mostrando un’approfondita penetrazione di alcune delle difficoltà metodologiche che gli sviluppi moderni in questo campo hanno fatto sorgere. Ciò naturalmente era strettamente connesso a un altro dei suoi principali interessi che ho lasciato per ultimo: la filosofia della scienza. Egli era uno dei fondatori e uno dei membri più attivi del Centro di Studi Metodologici di Torino: e il lavoro che svolse in questo campo lo portò ad alcuni dei problemi fondamentali della filosofia generale.Uno sguardo all’elenco delle pubblicazioni di Bruno Leoni mostra la varietà dei suoi interessi. La lista che ho qui davanti a me enumera più di ottanta pubblicazioni di cui più di settanta portano la data di questi ultimi vent’anni. Fra queste, molte sono di difficile approccio per uno straniero e sconosciute a me. Spero che qualcuno raccoglierà i suoi più importanti scritti occasionali in un volume per onorare la sua memoria. È un vero peccato, in particolare, che egli non abbia trovato il tempo di preparare per la pubblicazione definitiva il suggestivo e originale primo volume delle sue Lezioni di Filosofia del Diritto che tratta del pensiero dell’antichità classica, e che egli preparò nel 1949 in edizione litografata per i suoi studenti. Specialmente il modo in cui egli tratta il problema della relazione fra physis e nomos nel pensiero greco antico mi pare che meriti ampiamente di essere sviluppata. Dalla mia incompleta conoscenza dei suoi scritti mi pare tuttavia che quel suo libro Freedom and the Law che si trova solo in inglese e spagnolo, sia di gran lunga il più importante dei suoi lavori, sia per ciò che dice esplicitamente, e ancora più perché contiene accenni a ulteriori sviluppi, pone problemi senza risolverli completamente e che ora restano a noi, suoi amici e ammiratori, da riprendere e sviluppare. Nel suo tema centrale quel libro è così anticonformista e anche direttamente opposto a molte delle cose che oggi sono quasi universalmente accettate che c’è il pericolo che possa non essere considerato seriamente come merita o liquidato come capricciosa speculazione di un uomo in contrasto con il suo tempo. Sarebbe forse possibile distorcere lo spirito della sua tesi principale nell’asserzione che l’invenzione della legislazione fu un errore e che il mondo farebbe meglio a rinunciare del tutto alla legislazione e a basarsi esclusivamente sulla formazione del diritto da parte dei giudici e dei giuristi, così come è avvenuto nella formazione dell’antico diritto romano e della common law inglese. Ma, anche se alcune affermazioni isolate del libro possono prestarsi a una tale interpretazione, Bruno Leoni esplicitamente la respinge. Ciò che egli cerca di affermare è il punto molto importante che il diritto che emerge dalla giurisdizione e dal lavoro dei giuristi possiede necessariamente alcune caratteristiche che i prodotti della legislazione possono ma non devono necessariamente possedere e che, d’altra parte, sono essenziali per la salvaguardia della libertà individuale. Egli ha esposto esplicitamente soltanto alcune di queste caratteristiche che il diritto di formazione giudiziaria possiede necessariamente e che ogni diritto dovrebbe possedere in una società di uomini liberi. Egli afferma in modo persuasivo e mi ha convinto che, anche se la codificazione fu intesa ad aumentare la certezza del diritto, essa aumentò tutt’al più la certezza del diritto di breve periodo (e non sono più sicuro che sia rigorosamente vero), mentre l’abitudine di alterare il diritto mediante la legislazione diminuisce certamente la certezza del diritto di lungo periodo. Egli mostrò inoltre che una caratteristica delle regole di giusta condotta che emergono dal processo spontaneo di formazione del diritto è che queste norme erano essenzialmente negative, regole tendenti alla determinazione di una sfera protetta per ciascun individuo e rappresentative, come tali, di una effettiva garanzia di libertà individuale. Come per altri pensatori profondi, il compito del diritto non era per lui tanto quello di «creare giustizia», quanto quello di «prevenire l’ingiustizia». E con l’accento sulla regola aurea «non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te» - una regola che, come egli teneva a sottolineare, il Confucianesimo ebbe in comune con il Cristianesimo - egli suggeriva un criterio ugualmente negativo della giustizia delle norme giuridiche, con l’applicazione coerente del quale, potremmo sperare di avvicinarci sempre più alla giustizia. Probabilmente la ricchezza dei suggerimenti che Freedom and the Law contiene sarà pienamente chiara soltanto a coloro che hanno già lavorato in una direzione analoga. Bruno Leoni sarebbe stato l’ultimo a negare che questa è semplicemente l’indicazione di una via e che molto lavoro c’è ancora da fare prima che i germogli delle nuove idee che il libro contiene così riccamente, possano fiorire in tutto il suo splendore. È parte della tragedia dell’improvvisa fine della sua ricca vita il fatto che possiamo vedere quanto ancora egli avrebbe potuto darci. Se oggi ho ritenuto che fosse mio dovere parlare principalmente di Bruno Leoni come studioso, non è stato solo perché questo era il suo lato che conoscevo meglio, ma anche perché vi è forse qualche pericolo che il suo lavoro, essendo rimasto incompiuto, possa non essere apprezzato nel suo giusto valore. Ma per coloro che gli sono stati vicini ciò sembrerà solo una piccola parte dell’uomo Bruno Leoni. Anche a coloro che lo conoscevano soprattutto nell’esercizio delle sue attività professionali questo mondo deve sembrare un posto più povero senza di lui. Posso pienamente capire cosa deve avere significato la sua perdita per i suoi studenti ai quali egli dedicò una parte considerevole della sua attività e delle sue energie. Ma la nostra più profonda simpatia deve andare in questo momento alle care persone per le quali egli era il centro della vita, alle quali egli poteva non solo offrire una casa bella e armoniosa ma anche tutto l’affetto di un cuore generoso, e dove egli lascia un vuoto che nessuno potrà mai riempire. Sappiamo che era molto di più che uno studioso; ma speriamo che possa recare almeno un po’ di consolazione a coloro che egli ha lasciato soli questo tributo pagato alla memoria di Leoni studioso, docente, maestro.&lt;br /&gt;Da «Omaggio a Bruno Leoni», Quaderni della rivista Il Politico n.7, 1969, Istituto di Scienze Politiche dell’Università di Pavia - Giuffré&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/6780868927111930493-1426231369367129634?l=circolobenedettocroce.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/feeds/1426231369367129634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=6780868927111930493&amp;postID=1426231369367129634' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1426231369367129634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/6780868927111930493/posts/default/1426231369367129634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://circolobenedettocroce.blogspot.com/2007/09/commemorazione-di-hayek-su-il-politico.html' title='COMMEMORAZIONE DI HAYEK SU &quot;IL POLITICO&quot;'/><author><name>CENTRO STUDI LIBERALI BENEDETTO CROCE</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13479209405246041738</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
