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sabato 3 novembre 2012

ITALIANI SALVIAMO L’ITALIA Lettera aperta al Presidente del Consiglio, Professor Mario Monti


Noi sottoscritti:  Centro studi liberali B.Croce , Forum liberale Marche, Italia Liberal Democratica ed altri non menzionati per brevità, ci rivolgiamo a Lei perché stanchi di essere trattati solo da contribuenti e possibili evasori,  vogliamo dare un esempio di come prendere in mano il nostro destino, manifestando un prepotente rifiuto di essere considerati sudditi da un sistema politico che riteniamo privo di legittimità, non essendoci più una rappresentanza politica dei cittadini in Parlamento ma, solo rappresentanti di partito.
Nel frattempo i cittadini, ex popolo sovrano, si ritrovano sulle spalle quasi duemila miliardi di Euro, frutto di un cinquantennio di sperpero del denaro pubblico.
    Professor Monti, noi  siamo vittime di questa crisi  causata dalla pluriennale pessima qualità della classe politica, e dall’espansione del potere coercitivo del Governo, che non  possiamo contrastare perché non abbiamo strumenti  necessari per farlo. paghiamo le  tasse e  non siamo titolari del controllo sulle spese.  Ora è tempo di provvedere e il Suo Governo tecnico ne ha facoltà, affinchè il Popolo Sovrano possa acquisire gli strumenti necessari per dare voce ad una capacità propositiva  responsabile per scelte di programmi,  relative priorità  e concorrere   per  un più corretto rapporto tra cittadini e istituzioni.  Non è  ammissibile che l’intervento dell’autorità statale riduca i cittadini a sudditi, ignorando che la fonte della Sovranità è sempre intestata al Popolo e nessuna Democrazia può funzionare senza la partecipazione e il consenso dei cittadini. “Quando il cittadino è passivo è la Democrazia che si annulla” (Alexis De Tocqueville) e, se si annulla la Democrazia si annulla di pari passo anche la Libertà.
   Professor Monti,  “ La vera risorsa del Paese sono i  Cittadini”, di qui la convinzione che oggi possano anche autorevolmente aiutare il Governo per  invertire lo stato di  recessione in cui è caduta la nostra economia e per velocizzare la crescita e lo sviluppo.   Dall’archivio abbiamo ripescato un   interessante articolo del prof. Luigi Zingales del Nov. 2011, Spread 575 punti, che esprimeva ammirazione per chi aveva aderito all’appello a investire i propri risparmi in titoli di Stato ma anche le sue perplessità su quel tipo di proposta concludendo:      “Più ragionevole sarebbe raccogliere i soldi dei volontari in un fondo di intervento per sottoscrivere i titoli di Stato in sede di Asta, laddove la Bce non può intervenire.” Il Forum dei cittadini di buona volontà fa suo questo suggerimento. A questa iniziativa potrebbero contribuire anche le Casse di previdenza, Gestione risparmi, Associazioni Imprenditoriali, Ordini  professionali  e altri enti volonterosi.   Il ricavato delle Aste sarà finalizzato a precisi obiettivi, i  soldi gestiti dalla Cassa depositi e prestiti, sotto il controllo della Corte dei conti per evitare che vadano  in mano ad affaristi senza scrupoli che possano dirottarli dagli obiettivi stabiliti.
Asta N°1- “ 50%   per    RIDUZIONE  DEBITO  PUBBLICO     =     SCUDO ALLO SPREAD                         
50%     CUNEO FISCALE  =  AZIENDE più competitive   =   Più potere  acquisto per FAMIGLIE                                                                                                                                                                                                                    
Fermo restando il 50% di ogni Asta per la riduzione del Debito pubblico, dobbiamo lavorare  sulle priorità di intervento delle prossime Aste su: Terremoti Emilia Romagna  L’Aquila,  Disastri ambientali, pagamento debiti della Pa,  Esodati. 
  Professor Monti, noi cittadini  che volontariamente tiriamo fuori i soldi chiediamo però  che si  stabilisca uno stretto rapporto esecutivo tra il Forum dei Cittadini e le Istituzioni con una strategia    innovativa di gestione della cosa pubblica e un Decreto urgente esecutivo per la sottoscrizione dei titoli di Stato  finalizzati  per dare forza al progetto per rilanciare la crescita.                                    Grati   dell’attenzione, restiamo in attesa di un cenno di risposta.  
 
Centro studi liberali B.Croce , Forum liberale Marche, Italia Liberal Democratica ed altri                                                                                         
 
“Il paese non è vittima della speculazione internazionale da cui deve essere salvato, è vittima di una classe dirigente che ha fatto di tutto per portarlo allo sfacelo”   Luigi Zingales Nov. 2011                       
 “Nessun sistema di libero scambio  può effettivamente funzionare se non è radicato in un ordinamento politico e giuridico che aiuti i cittadini ad annullare l’interferenza nei loro affari da parte di altre persone, comprese le autorità”  (Bruno Leoni )                                                                

lunedì 22 marzo 2010

ENDORSEMENT? NO GRAZIE

Ho letto gli articoli pubblicati dall’amico Riccardo Rinaldi e, come scritto in un commento al primo articolo, continuo a non essere d’accordo sulle ragioni espresse a favore di un endorsement personale per quelli che Rinaldi considera “i meno peggio”.

Preciso, per coloro che leggono il blog della nostra associazione, che le opinioni espresse dalle pagine del blog sono opinioni personali e non coinvolgono il Centro Studi Liberali Benedetto Croce che è un’associazione culturale, non legata ad alcun partito, e che vanta tra i suoi iscritti persone che votano partiti di destra, di centro, di sinistra e anche chi non vota affatto.

Entrando nel merito delle tesi di Rinaldi circa queste elezioni regionali, noto due importanti difetti: 1) il primo riguarda la tipologia di delega che diamo in questa tornata che non riguarda i temi della fiscalità o della immigrazione che sono competenze del governo centrale. Se guardiamo i bilanci, le Regioni sono soggetti che prevalentemente si occupano di Sanità e Agricoltura e sono titolari dei fondi europei. Il voto sulle regionali dovrebbe quindi essere indirizzato su questi temi e non su quelli di fiscalità e immigrazione. Vorrei sapere come i canditati Presidenti e come i candidati Consiglieri vogliono rendere la mia regione la migliore nelle statistiche sui servizi che questa eroga. Solo così posso andare a votare, magari senza avere la risposta che avrei voluto ascoltare, ma scegliendo quella ritenuta migliore tra quelle esposte.

2) il secondo errore, secondo me è quello di invitare a votare chi dice una cosa e invece ne fa un’altra. Questo, secondo me, è premiare chi non rispetta i patti, premiare l'inaffidabilità di chi governa, di chi si muove sul piano politico quasi esclusivamente per interesse privato a danno della grande maggioranza dei contribuenti. Votare turandosi il naso ha permesso che l'Italia diventasse il paese europeo più indebitato, con la corruzione più alta, con il tasso di sviluppo più basso, con la burocrazia più ingombrante e alla pressione fiscale più elevata. Siamo il paese con il minor senso civico e dello Stato e con il sistema democratico più traballante (ci stiamo rendendo conto che ormai ad ogni tornata elettorale si cambiano le regole del gioco a seconda delle posizioni vantaggio o svantaggio dei contendenti). E poi...siamo sicuri che il PDL "predichi bene"?
Votare è un diritto che vorrei esercitare senza dovermi turare il naso per scegliere il meno peggio. Possibile che nessuno di noi possa aspirare a qualcosa di meglio?. Da semplice liberale (senza definirmi autentico) mi permetto di dubitare dei maestri, anche di Indro Montanelli. Inoltre, lo stesso Montanelli, fece questa dichiarazione, che non condivido, in un periodo molto particolare: gli avevano da poco sparato alle gambe e si profilava in Italia un bel regime, stato di polizia da una parte e rivoluzione proletaria dall’altra e forse non si poteva andare troppo per il sottile.

Mi permetto inoltre di esprimere un’opinione anch’essa personale: La posizione della Lega Nord in tema di immigrazione non può essere considerata liberale (“autenticamente liberale” direbbe Riccado Rinaldi). La posizione liberale è quella di Milton Friedman che diceva: “gli immigrati hanno due braccia ed una sola bocca, quindi sono una risorsa per il paese”. Gli immigrati sono in genere le persone più capaci dei paesi di provenienza, retti spesso da dittature o paesi dove si fa la fame vera. Sono persone che cercano la fortuna dove le condizioni lo permettono. La clandestinità è nella stragrande maggioranza di casi un problema indotto da leggi proibizioniste (e il proibizionismo non è liberale). In Italia inoltre abbiamo un problema in più… dato che non riusciamo a tenere i nostri giovani migliori che debbono sempre più spesso cercare fortuna all’estero (nuovi emigrati), non riusciamo ad attrarre cervelli stranieri ma solo persone che debbono occuparsi di lavori umili che gli italiani non vogliono più fare. Il saldo è negativo (esportiamo cervelli, importiamo manodopera) ma le ricette della Lega, purtroppo, non sono quelle che ci faranno fare il salto in avanti.

Caro Riccardo, ci vuole coraggio! Mettiamoci in pista e smettiamola di turarci il naso, altrimenti si determina una situazione rischiosa. Quella di vedere posizioni liberali anche dove non ci sono e poi ci convinciamo che lo siano solo perché espresse da una parte politica che usa la parola “libertà” negli slogan. Così funziona la pubblicità commerciale!

Cerchiamo invece di fare noi proposte, trovare degli interlocutori politici affidabili che le possano portare avanti, richiamarli all’ordine quando non rispettano gli impegni. Questa credo sia la democrazia (anche se non liberale). Su questo si dovrebbe fondare il principio della delega del potere. Altrimenti parliamo di tifo politico, di arbitrio. In altre parole è su questo che si esercita uno dei diritti del cittadino che altrimenti rischia di essere semplicemente un suddito. (di CLAUDIO FERRETTI)

mercoledì 3 febbraio 2010

Ritorniamo a votare: come e per cosa?

L’ennesima campagna elettorale sta partendo, si vota per le Regioni questa volta! Gli sfidanti iniziano ad affilare le armi e a definire le strategie di comunicazione. Le città iniziano ad essere tappezzate di manifesti, facce, loghi, slogan. Le TV iniziano a mettere in mostra i concorrenti, non tutti però, solo alcuni. Poi arriveranno gli incontri elettorali, le cene, gli inviti al voto via posta, il volantinaggio per le strade…. E’ questo il momento fondamentale, dove i partiti e i candidati possono discutere con gli elettori dei problemi e delle soluzioni affidate alla politica e alle pubbliche amministrazioni. E’ il momento per fare il bilancio di quanto fatto da chi ha governato ed ha gestito il potere, e di chi è stato all’opposizione e ha controllato i governanti. E’ il momento per dirla con Luigi Einaudi del conoscere per deliberare.


Eppure…qualcosa non funziona. Il mercato elettorale non è veramente libero, l’asimmetria informativa è molto elevata. L’esito del voto, anche in caso di cambio di maggioranza, spesso non cambia le scelte politiche di fondo. I costi delle campagne elettorali sono elevati, il rimborso per i partiti che riescono a “qualificarsi” con degli eletti li compensano in maniera più che proporzionale, e gli altri non prendono niente. Si attivano anche dei meccanismi, antichi come la democrazia, già illustrati da Vilfredo Pareto e Gaetano Mosca all’inizio del secolo scorso, ed esemplificati in un articolo di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera (http://laderiva.corriere.it/2010/02/03/index.html)

Esistono, volendo semplificare, “due Italie”: da una parte le regioni del centro nord che pur avendo gli stessi problemi di governo nazionale, e pur con grosse difficoltà, riescono in qualche modo a tenere il passo con le altre aree sviluppate dell’occidente. Dall’altra parte le regioni del centro sud che si allontanano da quelle del nord per sviluppo economico, servizi pubblici, sicurezza. E quindi ancor di più si allontanano dagli altri paesi dell’occidente industrializzato. Ora, in queste regioni del centro sud, sono in pochi a credere che questa tornata elettorale possa cambiare qualcosa.

Forse, da una parte, si spera troppo nella mano pubblica, e quindi si dispera quando questa non crea ricchezza duratura, ma si limita a distribuire ricchezza prodotta altrove attraverso meccanismi assistenziali o peggio clientelari. Forse, ma sono due facce della stessa medaglia, la “mano invisibile” di Smith, e lo sviluppo dell’economia privata (se escludiamo quella illegale) è inesistente, annichilita da anni di assistenzialismo e di assenza della politica nell’affermazione della legalità e lo stato di diritto. Fatto sta che quale che sia il colore politico che ha governato tali regioni (un esempio per tutte la Campania) le cose sono solo peggiorate.

Cosa sta succedendo adesso mentre si chiude una legislatura regionale? Cosa succederà dopo la tornata elettorale? Vorranno i nuovi governanti locali ridurre le entrate dallo Stato da redistribuire a propria discrezione sui propri elettori? Vorranno i nuovi governanti fare in modo che i contributi all’innovazione tecnologica e i fondi stanziati dall’U.E. per le aree depresse vengano impiegati in maniera produttiva e non distribuiti a pioggia senza alcun controllo reale? Opereranno i nuovi governanti delle Regioni per migliorare i livelli di servizio pubblico, in particolare quello della sanità che vede in tutte le classifiche, le strutture del centro Sud agli ultimi posti per qualità del servizio e per costi sostenuti? Quest’ultimo indicatore è particolarmente significativo, perché mentre per lo sviluppo economico si deve fare i conti con il passato, con la cultura imprenditoriale, con la presenza di infrastrutture, la vicinanza ai mercati e tante altre variabili, questo non vale per la sanità. Questa viene finanziata quasi completamente con i soldi dell’erario, sia per le strutture di accoglienza che nella formazione degli operatori sanitari (medici e infermieri) che generalmente si laureano in università pubbliche. Come è possibile ci sia una così grande differenza tra il servizio sanitario nelle regioni del Centro Sud rispetto a quello delle regioni del Centro Nord? Credo che se troviamo una risposta a questo quesito potremmo trovare la soluzione per il rilancio del nostro Mezzogiorno. (di Claudio Ferretti)

mercoledì 30 dicembre 2009

Evasioni Fiscali 2 - La Luna o il dito? (di Claudio Ferretti)

Pubblico il secondo intervento in risposta al Prof. Calafati , docente della Facoltà di Economia di Ancona, che aveva accolto delle mie considerazioni sul suo blog. Il Prof. Calafati pone una nuova questione: stiamo ancora alla contrapposizione tra individuo e Stato? - "e comunque - scriveva Calafati - noi di questa contrapposizione non ne possiamo più"

Gentile Prof. Calafati,
la ringrazio per l’opportunità che mi ha dato di chiarire gli obiettivi e i temi trattati all’incontro del Centro Studi Liberali Benedetto Croce sulla fiscalità .
Non posso che condividere quanto da lei affermato: oggi anche i Ministri fanno provocazioni quindi sarebbe meglio smettere. Tuttavia ritengo che chi non rappresenta le Istituzioni e non ha l’incarico di amministrare la res publica abbia quasi il dovere di porre certi temi all’attenzione della cittadinanza con l’obiettivo di far riflettere su questioni dove c’è spesso solo riflesso e quasi mai pensiero.
Visti gli interventi che sono seguiti al suo post e alla nostra iniziativa, credo che la nostra provocazione sia stata abbastanza inutile perché ci si è concentrati solo su di essa senza entrare nel merito della questione fiscale in Italia.
Torno quindi sul tema per cercare di spiegare perché ritengo che la questione fiscale sia centrale per una persona che vuole comportarsi come cittadino responsabile e non da suddito.
L’esclamazione dell’ex Ministro Padoa Schioppa: “Le tasse sono una cosa bellissima” e il titolo del libro di Facco “Se le tasse sono un furto non pagarle è legittima difesa” sono due sentenze estreme che non mi trovano d’accordo.
Circa la prima affermazione, che dire se un cassiere di panetteria esclamasse “Il prezzo del pane è una cosa bellissima”? Non so se a qualcuno è mai capitato di sentire una cosa del genere. A me non è capitato! Il prezzo del pane, più che bello, è necessario perché ci permette di avere un parametro per calcolare il valore del prodotto, di confrontare tale valore con quello di altre panetterie e con quello di beni succedanei o alternativi.
La seconda invece è un’espressione non così rara da sentire, ma provo a trasferire anche questa in panetteria: “Se il prezzo del pane è un furto, non pagarlo è legittima difesa”. Cosa significa? Prendo il pane e fuggo senza pagare nulla (quindi rubo)? Oppure, scelgo di non prendere il pane e lo vado a comprare da un panettiere che lo vende ad un prezzo da me ritenuto più onesto? In questo secondo caso credo che tutti ci potremmo ritrovare.
Tornando alla tassazione, la cosa si complica:
- con le tasse si pagano servizi che non sono misurabili in modo diretto
- poiché le tasse servono anche a ridistribuire ricchezza tra chi ha di più e chi ha di meno è normale che ci sia la percezione di ricevere meno di quanto si paga, salvo però mettere sul piatto della bilancia che la redistribuzione può essere utile a migliorare la convivenza.
- non pagare le tasse e dichiararlo è impossibile perché illegale. Come conseguenza ci sarebbe un prelievo coatto da parte dello Stato.
- non pagare le tasse e non usufruire anche in minima parte dei benefici dei servizi pubblici è impossibile (ad esempio per l’utilizzo delle strade e dei marciapiedi sei si abita in città)
- (ecc.ecc.)
Il rapporto tra il cittadino e lo Stato in tutte le sue forme è questione complessa, tuttavia credo che esistano gli elementi per sostenere che il nostro sistema fiscale sia iniquo perché:
a) esiste una pressione fiscale elevata su chi paga le tasse
b) c’è un certo lassismo nei confronti di chi non paga le tasse
c) l’impiego delle entrate fiscali è caratterizzato spesso da una certa inefficacia ed inefficienza dei servizi erogati.

Solo per fare alcuni esempi:
Sicurezza per i cittadini: Lo stato, si dice, dovrebbe garantire la sicurezza ma almeno un terzo del paese è in mano alla criminalità organizzata.
Certezza del Diritto e funzione Legislativa: Lo Stato dovrebbe garantire la certezza del diritto, l’Italia è il paese con più leggi e regolamenti tra i paesi occidentali, tanto che non si riescono neanche a contare. Queste producono continuamente nuove leggi e regolamenti per definire come e quando applicarli, rendendo di fatto l’incertezza del diritto una costante (c’è un interessante studio dell’Istituto Bruno Leoni che illustra l’iter folle del processo di semplificazione della nostra complessità normativa).
Amministrazione della Giustizia: Lo Stato, si dice, dovrebbe garantire la giustizia, invece abbiamo una giustizia civile con i tempi di giudizio più lunghi del mondo che di fatto rendono impossibile la tutela dei diritti (ma tutti parlano solo di quella penale che pure non gode di buona salute con la penalizzazione di quasi tutto, anche dei casi in cui comportamenti illeciti non vedono la presenza di vittima).
Amministrazione delle Carceri: Lo Stato dovrebbe garantire la sicurezza anche dei propri cittadini assicurati alla giustizia (spesso di classe) ma in Italia, facendo le debite proporzioni, abbiamo 4 volte il numero di morti violente in carcere rispetto agli USA.
Amministrazione della solidarietà pubblica: lo Stato, si dice, dovrebbe garantire chi si trova senza lavoro ed in difficoltà, ma come mai il sussidio viene dato solo a chi ha avuto un lavoro, magari nella grande industria e mai a chi non riesce neanche ad entrare nel mercato del lavoro? E perché l’impiego pubblico viene utilizzato come sussidio di disoccupazione ma solo per chi ha il privilegio di essere stato “prescelto”?
Gestione del pubblico impiego: Lo Stato dovrebbe garantire che per i pubblici impieghi si selezionino le persone più idonee e competenti a ricoprire quel ruolo eppure, spesso, i concorsi sono “truccati. Ma il dato più eclatante è che, anche quando le truffe vengono scoperte e accertate dagli organi competenti, avviene che colui che ha beneficiato di comportamenti illegittimi e scorretti rimane al proprio posto, alla faccia del merito altrui. E i partecipanti alle commissioni continuano a svolgere il loro importante ruolo in seno alla società.
Molti di questi esempi riguardano il vissuto quotidiano di tanti di noi. Esempi ben documentati nelle recenti pubblicazioni di Stella e Rizzo, di Ostellino e tanti altri testi divulgativi. Uno “stato della Nazione” si può evincere anche anche nelle annuali “Prediche inutili” della Corte dei Conti.

La cosa triste è che quando diversi anni fa studiavo nella vostra stessa facoltà di Economia ebbi l’opportunità di prendere a prestito dei vecchi libri degli anni 50 e 60 di Ernesto Rossi: Il Malgoverno, I nostri quattrini, Borse e Borsaioli, Settimo non rubare…. Libri che parlavano delle stesse cose e in sessanta anni il problema di fondo si è acutizzato, si è fatto patologico.

(e comunque noi di queste cose non ne possiamo più)

Io sono dell'avviso che non esiste l’individuo, per bene, e lo Stato, malfattore. Io penso che ci sia un problema di mancanza di senso civico da parte di molti cittadini italiani. Quanto allo Stato, quando ricercavo idee per la mia modesta tesi di Laurea, su una rivista di Economia che aveva il Prof. Sotte nel comitato scientifico, trovai una descrizione Stato data da Gaetano Salvemini che scriveva sull’Unità nel 1921: “lo Stato non esiste, esistono solo degli impiegati a cui non importa nulla di noi…”. Se messa insieme alla definizione di Bastiat: “lo Stato è quella finzione in cui tutti cercano di vivere alle spalle di tutti” , si potrebbe arrivare a dire che non c’è alcuna contrapposizione tra l’individuo e lo Stato. Anche questa affermazione non è del tutto vera. Esiste secondo me un problema di individui che non riescono a sentirsi cittadini, e uno Stato che è ostaggio di interessi corporativi e di parte. Uno Stato che non riesce a ricomporre tali interessi in una società libera e aperta che riconosca il merito e la responsabilità individuali come valori indispensabili per lo sviluppo e il benessere della società stessa. Questo sarebbe un ambito da approfondire per capire meglio l’ambiente in cui viviamo. Mi pongo molte domande: chi gestisce realmente le prerogative degli organi dello Stato in Italia? Quale è l’attuale ruolo della politica e dei partiti politici? Che tipo di democrazia è quella italiana? Quali sono gli interessi che sono rappresentati e quali interessi non lo sono? Quali sono i privilegi tutelati? Quanto costano questi privilegi al contribuente?
Non riusciamo a capire che l’insieme di tanti privilegi non fanno un diritto, ma alla fine qualcuno dovrà pagare, e tutti speculano sperando che sia sempre qualcun altro a ricevere il conto della spesa.
Possiamo pensare che le cose potranno andare avanti a lungo in questo modo? Anche se fosse possibile, sarebbe giusto? Quali sono le riforme che porterebbero a servizi pubblici più efficaci e meno costosi? Io potrei essere anche contento di pagare il livello di tassazione attuale (paragonabile a quello dei paesi scandinavi), ma vorrei allora che lo Stato esistesse e funzionasse, svolgendo bene almeno il ruolo a cui è preposto (la sicurezza, la giustizia nei tribunali, le grandi infrastrutture, il sostegno a chi si trova in difficoltà in malattia o nell’indigenza). Ma è davvero così?

domenica 15 febbraio 2009

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “Orientalismo americano" Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”

PRESENTAZIONE DEL LIBRO
“Orientalismo americano,
Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945”
di Douglas Little

Giovedì, 19 febbraio 2009
Ore 18
Circolo Ufficiali della Marina Militare
Via San Martino, 59
Ancona

Ancona, 16 febbraio 2009. Giovedì 19 febbraio 2009 alle ore 18 ad Ancona presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare in Via San Martino, 59 sarà presentato il libro dell’americano Douglas Little “Orientalismo americano, Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945” (2002) edito dalla casa editrice Liberilibri di Macerata. L’evento è organizzato da Giuliana Calogiuri Consales, presidente dell’Accademia Mediterranea in collaborazione con il Circolo “Benedetto Croce” e la Round Table 42 di Ancona.
Alla presentazione saranno presenti il curatore del testo Generale Stefano Cosimi e l’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris.

Douglas Little, docente alla Clark University di Worcester, Massachussetts è esperto di Storia contemporanea e delle relazioni tra America e Medio Oriente ed editorialista di “The Journal of American History” e “Diplomatic History” .

Nel libro “Orientalismo americano, Stati Uniti e Medio Oriente dal 1945” Little analizza le radici, le cause, gli effetti politici ed economici durante gli ultimi sessant’anni di relazioni intercorse tra Stati Uniti e Medio Oriente su questioni cruciali come la creazione dello Stato di Israele, la guerra in Iraq, la nascita dei movimenti nazionalistici rivoluzionari in Egitto, Iran, Iraq e Libia.
Il libro mette a fuoco anche la profonda incomprensione culturale che ha determinato spiacevoli, impreviste e involontarie conseguenze negative sugli effetti delle politiche di cooperazione e il mancato raggiungimento di intesa nei negoziati di politica estera sulla questione petrolifera e l’integrazione razziale e religiosa.

domenica 11 gennaio 2009

LETTURE LIBERALI

Martedì 13 gennaio il CIRCOLO CULTURALE BENEDETTO CROCE alle ore 18,00 presso LA CASE DELLE CULTURE di Via Vallemiano ad Ancona, organizza il primo incontro delle LETTURE LIBERALI.
Verranno letti e dibattuti brani scelti tatti dalle opere di VILFREDO PARETO.

Programma delle LETTURE LIBERALI:
13/01 V. Pareto
27/01 C. Menger
03/02 L. Mises
17/02 L. Mises
03/03 L. Mises