In un interessante articolo apparso, col medesimo titolo in “MondOperaio”, novembre-dicembre 2003, n. 6, pp. 114-25 il professor Raimondo Cubeddu, analizza la posizione di Bendetto Croce rispetto a quella della Scuola Austriaca. Da questa analisi deriva una critica molto forte delle posizioni di Croce e una conseguenza, la morte del liberalismo in Italia: Scrive Cubeddu: "Ciò detto, se per Croce l'oggetto della scienza economica sono le azioni volontarie, per Menger l'oggetto delle scienze sociali teoriche (comprensive della 'scienza economica esatta') sono le conseguenze inintenzionali che seguono alle azioni umane intenzionali. La tesi 'austriaca' può così può essere d'aiuto per capire come mai, partendo dall'intenzione di provocare la morte del marxismo teorico, in Italia si sia finito, tagliandone le radici, per provocare invece quella del liberalismo."
Quindi le conclusioni del Prof. Cubeddu: ....Così esposta, ovvero con le parole di Menger, mi chiedo se veramente la critica di Croce e la sua interpretazione della nascita della scienza economica possano valere anche per gli 'Austriaci' dato che, nella loro concezione dell'attività economica e delle istituzioni a cui essa dà vita, non vi sono elementi che possono configurarla come una teoria utilitaristica ed edonistica se non nel significato che Croce dava a quei concetti.
Certamente Croce era un filosofo originale, ma resta il dubbio che quel che può valere per la teoria dell'azione e del valore della scuola economica classica, ed anche di Gossen e di Jevons, non possa essere automaticamente esteso alla Scuola Austriaca e alla sua teoria dell'azione umana, dei valori soggettivi e delle istituzioni sociali. Infatti, la 'teoria dei valori soggettivi', non è altro se non una teoria della conoscenza e della scelta in regime di scarsità, che si fonda sulla radicale contestazione della teoria economica classica e del suo
utilitaristico, onnisciente, ed in definitiva famigerato homo oeconomicus che Hayek definisce un prodotto della teoria economica classica estraneo a quella 'austriaca': una «nostra [degli economisti] vergogna di famiglia che abbiamo esorcizzato con la preghiera e il digiuno».
Sempre nella prospettiva 'austriaca', viene perciò da chiedersi se diritto, etica e stato, che sono il risultato 'irriflesso' degli scambi e dei 'naturali' tentativi individuali di assicurarsi una sopravvivenza, possano mai disporre della conoscenza necessaria per correggere il mercato. Ovvero, in termini neo-istituzionalistici, se possa mai funzionare, e con quali 'costi di transazione', un sistema edonistico ed utilitaristico nella sfera del
soddisfacimento dei bisogni, ed 'etico' (ma esattamente cosa vuol dire?) nella sfera dei comportamenti politici. Quali i costi della sovrapposizione, che in questo caso appare forzata, dei due sistemi?
Non mi dilungo oltre, ma spero che possa essere chiaro perché, uno che ha studiato due soluzioni 'integrate' (teoria dell'azione in condizioni di scarsità, soddisfacimento dei bisogni, teoria delle istituzioni e teoria politica) non possa più ritenere soddisfacente e feconda la soluzione crociana la quale presuppone che nel secondo momento (eticopolitico) gli stessi individui abbiano a disposizione una conoscenza maggiore di quella di cui dispongono nel primo (soddisfacimento dei bisogni) quando temporalmente non è possibile distinguere i due momenti.
La mia convinzione, in definitiva, è
1) che la recezione della confusione che Pantaleoni fa in quegli anni tra Jevons e Menger si sia trasmessa a Croce il quale ne deduce il carattere edonistico, utilitaristico, atomistico e quantitativo di tutta la scienza economica;
2) che non è un caso se a rivitalizzare il liberalismo sia stata proprio quella 'Scuola Austriaca' che era già uscita dalle secche nella quale lo avevano condotto da una parte la scuola classica con la sua teoria dell'azione e del valore, e dall'altra parte Croce col suo tentativo di superare tale impasse distinguendo tra liberismo e liberalismo;
3) che oggi il maggior difetto che può essere individuato nel liberalismo di Croce è:
a) di non aver una teoria dell'azione umana e delle istituzioni;
b) di non avere una teoria dei diritti individuali;
c) di fondarsi su una discutibile e discussa interpretazione della nascita della scienza economica e della tradizione individualistica e liberale (si pensi alla questione del diritto naturale), da cui non poteva nascere che una parimenti discutibile teoria del liberalismo;
d) di non contenere, come sostiene Sebastiano Maffettone, una "teoria normativa della politica".
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sabato 14 agosto 2010
lunedì 30 novembre 2009
Evasioni Fiscali (di Claudio Ferretti)
Pubblico la prima risposta data al Prof. Calafati , docente della Facoltà di Economia di Ancona, che aveva fortemente criticato sul suo Blog il titolo della presentazione del Libro di Leonardo Facco. Da tale critica è nata una interessante e pacata discussione sul ruolo della fiscalità e lo stato della democrazia in Italia.
Ringrazio il Prof. Calafati per questo intervento sul suo blog che ha suscitato così tante reazioni per molti aspetti giustamente indignate. Confesso di essere uno degli organizzatori dell’incontro e socio del Centro Studi Benedetto Croce di Ancona, al quale dedico parte del poco tempo disponibile che mi resta dal lavoro (sono anche lavoratore dipendente e le mie tasse e contributi sono trattenuti dallo stipendio, e quello che rimane adeguatamente tassato ogni volta che consumo). La nostra associazione non è legata al alcun partito politico quindi neanche al movimento libertario. Il manifesto riprendeva, come correttamente riportato da Valentina, il titolo del libro scritto da Leonardo Facco. Tale titolo è sicuramente provocatorio ai limiti dell’istigazione a delinquere, anche l’autore è altrettanto provocatorio ed è per questo che l’abbiamo scelto. Dopo diversi incontro molto “politicamente corretti” abbiamo deciso quest’anno di proporre alla cittadinanza due incontri “politicamente scorretti”. Una cosa non è stata notata, che oltre a Leonardo Facco, tra i relatori era presente anche Giorgio Fidenato, imprenditore di Pordenone, il quale ha intrapreso una battaglia legale e non violenta contro lo Stato rifiutandosi di ricoprire il ruolo di sostituto di imposta. Il Fidenato da diversi mesi versa tutto lo stipendio lordo ai 5 dipendenti delle sua associazione che a loro volta possono pagarsi direttamente le tasse. Peccato che le autorità preposte non accettano tali versamenti. L’operazione è avvenuta con una comunicazione preventiva mezzo raccomandata a/r all’agenzia delle entrate, all’inps, al ministero delle finanze e a tutti i suoi dipendenti. Fidenato è oggi volontariamente sotto processo (metodo socratico per cambiare una legge, considerata ingiusta e incostituzionale, dal basso che poco si addice ai “furbetti del quartiere” o ai “furboni nazionali” che fanno di tutto per NON farsi processare). Si è discusso anche di come la legislazione in materia di lavoro consideri il lavoratore dipendente un soggetto debole, da tutelare nei confronti del “padrone” (forse a ragione) ma anche da se stesso (forse un po’ meno a ragione). Si è discusso del sistema schiavista americano, dove il padrone si appropriava del lavoro dello schiavo dando in cambio cibo, un tetto e cure mediche. Si è discusso di altri sistemi, proprio della Svizzera, dove chi non paga le tasse viene velocemente smascherato, ma dove ogni anno si indicono referendum in materia fiscale mettendo a confronto costi e benefici di questa o quella imposta (può essere considerata la Svizzera uno Stato Democratico?). Devo dire che la partecipazione del pubblico al dibattito è stata molto ampia e non senza polemiche. Non siamo riusciti a discutere di tanti argomenti ma sarei veramente contento se, proprio con il Prof. Calafati, si potesse organizzare un prossimo incontro con il titolo che vorrà dare lui, gettare maggiore luce sul tema della fiscalità di cui si parla e si scrive molto ma del quale si sa ben poco (provate a fare una ricerca su internet e su un nervo così scoperto, su di un tema di così grande rilevanza per ciascuno di noi troverete ben poco di utile).
Non sono certo come il Prof. Calafati sul fatto che l’evasione fiscale sia la causa dell’erosione delle basi morali e politiche della democrazia italiana, forse ne è l’effetto.
Credo che valga la pena di approfondire il tema e le ralazioni di causa/effetto. Mi limito a proporre un’altra provocazione citata dal Facco, se la democrazia consiste in “due lupi e un agnello che decidono cosa si mangia a cena” non ne sarei tanto entusiasta, è forse meglio declinare il concetto di democrazia collegandolo a quelli di Democrazia Liberale, di Stato di Diritto, di Rule of Law ecc.ecc. concetti assai vaghi in Italia.
Rispondo infine ai punti sollevati confermando la nostra incoerenza con il titolo:
a) il Centro Studi Benedetto Croce è stato, come altre volte, gentilmente ospitato dalla Facoltà di Economia, che dei soldi pubblici, anche i miei, spero faccia buon uso. Di questa opportunità gratuita abbiamo sempre ringraziato e sempre ringrazieremo finché che ne sarà data possibilità
b) Il Centro Studi Benedetto Croce NON ha preso alcun contributo pubblico per l’incontro in oggetto ne per quello che sta organizzando il 3 dicembre con Piero Ostellino presso il Rettorato
c) Non so cosa avrebbe detto Benedetto Croce, liberale, vedendo accostato il suo nome all’Elogio dell’Evasore Fiscale. So che i liberali in Italia, oltre ad essere stati talmente pochi da considerarsi spesso poco italiani, sono sempre stati molto litigiosi tra loro, quindi non è escluso che ci avrebbe diffidati. Mi piacerebbe pensare però che si fosse potuto esprimere alla Voltaire: “Non condivido le vostre idee ma sono disposto a dare la vita perche voi le possiate esprimere”.
Ringrazio il Prof. Calafati per questo intervento sul suo blog che ha suscitato così tante reazioni per molti aspetti giustamente indignate. Confesso di essere uno degli organizzatori dell’incontro e socio del Centro Studi Benedetto Croce di Ancona, al quale dedico parte del poco tempo disponibile che mi resta dal lavoro (sono anche lavoratore dipendente e le mie tasse e contributi sono trattenuti dallo stipendio, e quello che rimane adeguatamente tassato ogni volta che consumo). La nostra associazione non è legata al alcun partito politico quindi neanche al movimento libertario. Il manifesto riprendeva, come correttamente riportato da Valentina, il titolo del libro scritto da Leonardo Facco. Tale titolo è sicuramente provocatorio ai limiti dell’istigazione a delinquere, anche l’autore è altrettanto provocatorio ed è per questo che l’abbiamo scelto. Dopo diversi incontro molto “politicamente corretti” abbiamo deciso quest’anno di proporre alla cittadinanza due incontri “politicamente scorretti”. Una cosa non è stata notata, che oltre a Leonardo Facco, tra i relatori era presente anche Giorgio Fidenato, imprenditore di Pordenone, il quale ha intrapreso una battaglia legale e non violenta contro lo Stato rifiutandosi di ricoprire il ruolo di sostituto di imposta. Il Fidenato da diversi mesi versa tutto lo stipendio lordo ai 5 dipendenti delle sua associazione che a loro volta possono pagarsi direttamente le tasse. Peccato che le autorità preposte non accettano tali versamenti. L’operazione è avvenuta con una comunicazione preventiva mezzo raccomandata a/r all’agenzia delle entrate, all’inps, al ministero delle finanze e a tutti i suoi dipendenti. Fidenato è oggi volontariamente sotto processo (metodo socratico per cambiare una legge, considerata ingiusta e incostituzionale, dal basso che poco si addice ai “furbetti del quartiere” o ai “furboni nazionali” che fanno di tutto per NON farsi processare). Si è discusso anche di come la legislazione in materia di lavoro consideri il lavoratore dipendente un soggetto debole, da tutelare nei confronti del “padrone” (forse a ragione) ma anche da se stesso (forse un po’ meno a ragione). Si è discusso del sistema schiavista americano, dove il padrone si appropriava del lavoro dello schiavo dando in cambio cibo, un tetto e cure mediche. Si è discusso di altri sistemi, proprio della Svizzera, dove chi non paga le tasse viene velocemente smascherato, ma dove ogni anno si indicono referendum in materia fiscale mettendo a confronto costi e benefici di questa o quella imposta (può essere considerata la Svizzera uno Stato Democratico?). Devo dire che la partecipazione del pubblico al dibattito è stata molto ampia e non senza polemiche. Non siamo riusciti a discutere di tanti argomenti ma sarei veramente contento se, proprio con il Prof. Calafati, si potesse organizzare un prossimo incontro con il titolo che vorrà dare lui, gettare maggiore luce sul tema della fiscalità di cui si parla e si scrive molto ma del quale si sa ben poco (provate a fare una ricerca su internet e su un nervo così scoperto, su di un tema di così grande rilevanza per ciascuno di noi troverete ben poco di utile).
Non sono certo come il Prof. Calafati sul fatto che l’evasione fiscale sia la causa dell’erosione delle basi morali e politiche della democrazia italiana, forse ne è l’effetto.
Credo che valga la pena di approfondire il tema e le ralazioni di causa/effetto. Mi limito a proporre un’altra provocazione citata dal Facco, se la democrazia consiste in “due lupi e un agnello che decidono cosa si mangia a cena” non ne sarei tanto entusiasta, è forse meglio declinare il concetto di democrazia collegandolo a quelli di Democrazia Liberale, di Stato di Diritto, di Rule of Law ecc.ecc. concetti assai vaghi in Italia.
Rispondo infine ai punti sollevati confermando la nostra incoerenza con il titolo:
a) il Centro Studi Benedetto Croce è stato, come altre volte, gentilmente ospitato dalla Facoltà di Economia, che dei soldi pubblici, anche i miei, spero faccia buon uso. Di questa opportunità gratuita abbiamo sempre ringraziato e sempre ringrazieremo finché che ne sarà data possibilità
b) Il Centro Studi Benedetto Croce NON ha preso alcun contributo pubblico per l’incontro in oggetto ne per quello che sta organizzando il 3 dicembre con Piero Ostellino presso il Rettorato
c) Non so cosa avrebbe detto Benedetto Croce, liberale, vedendo accostato il suo nome all’Elogio dell’Evasore Fiscale. So che i liberali in Italia, oltre ad essere stati talmente pochi da considerarsi spesso poco italiani, sono sempre stati molto litigiosi tra loro, quindi non è escluso che ci avrebbe diffidati. Mi piacerebbe pensare però che si fosse potuto esprimere alla Voltaire: “Non condivido le vostre idee ma sono disposto a dare la vita perche voi le possiate esprimere”.
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