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sabato 14 agosto 2010

CROCE, gli AUSTRIACI ed il LIBERALISMO

In un interessante articolo apparso, col medesimo titolo in “MondOperaio”, novembre-dicembre 2003, n. 6, pp. 114-25 il professor Raimondo Cubeddu, analizza la posizione di Bendetto Croce rispetto a quella della Scuola Austriaca. Da questa analisi deriva una critica molto forte delle posizioni di Croce e una conseguenza, la morte del liberalismo in Italia: Scrive Cubeddu: "Ciò detto, se per Croce l'oggetto della scienza economica sono le azioni volontarie, per Menger l'oggetto delle scienze sociali teoriche (comprensive della 'scienza economica esatta') sono le conseguenze inintenzionali che seguono alle azioni umane intenzionali. La tesi 'austriaca' può così può essere d'aiuto per capire come mai, partendo dall'intenzione di provocare la morte del marxismo teorico, in Italia si sia finito, tagliandone le radici, per provocare invece quella del liberalismo."

Quindi le conclusioni del Prof. Cubeddu: ....Così esposta, ovvero con le parole di Menger, mi chiedo se veramente la critica di Croce e la sua interpretazione della nascita della scienza economica possano valere anche per gli 'Austriaci' dato che, nella loro concezione dell'attività economica e delle istituzioni a cui essa dà vita, non vi sono elementi che possono configurarla come una teoria utilitaristica ed edonistica se non nel significato che Croce dava a quei concetti.

Certamente Croce era un filosofo originale, ma resta il dubbio che quel che può valere per la teoria dell'azione e del valore della scuola economica classica, ed anche di Gossen e di Jevons, non possa essere automaticamente esteso alla Scuola Austriaca e alla sua teoria dell'azione umana, dei valori soggettivi e delle istituzioni sociali. Infatti, la 'teoria dei valori soggettivi', non è altro se non una teoria della conoscenza e della scelta in regime di scarsità, che si fonda sulla radicale contestazione della teoria economica classica e del suo
utilitaristico, onnisciente, ed in definitiva famigerato homo oeconomicus che Hayek definisce un prodotto della teoria economica classica estraneo a quella 'austriaca': una «nostra [degli economisti] vergogna di famiglia che abbiamo esorcizzato con la preghiera e il digiuno».
Sempre nella prospettiva 'austriaca', viene perciò da chiedersi se diritto, etica e stato, che sono il risultato 'irriflesso' degli scambi e dei 'naturali' tentativi individuali di assicurarsi una sopravvivenza, possano mai disporre della conoscenza necessaria per correggere il mercato. Ovvero, in termini neo-istituzionalistici, se possa mai funzionare, e con quali 'costi di transazione', un sistema edonistico ed utilitaristico nella sfera del
soddisfacimento dei bisogni, ed 'etico' (ma esattamente cosa vuol dire?) nella sfera dei comportamenti politici. Quali i costi della sovrapposizione, che in questo caso appare forzata, dei due sistemi?

Non mi dilungo oltre, ma spero che possa essere chiaro perché, uno che ha studiato due soluzioni 'integrate' (teoria dell'azione in condizioni di scarsità, soddisfacimento dei bisogni, teoria delle istituzioni e teoria politica) non possa più ritenere soddisfacente e feconda la soluzione crociana la quale presuppone che nel secondo momento (eticopolitico) gli stessi individui abbiano a disposizione una conoscenza maggiore di quella di cui dispongono nel primo (soddisfacimento dei bisogni) quando temporalmente non è possibile distinguere i due momenti.

La mia convinzione, in definitiva, è
1) che la recezione della confusione che Pantaleoni fa in quegli anni tra Jevons e Menger si sia trasmessa a Croce il quale ne deduce il carattere edonistico, utilitaristico, atomistico e quantitativo di tutta la scienza economica;
2) che non è un caso se a rivitalizzare il liberalismo sia stata proprio quella 'Scuola Austriaca' che era già uscita dalle secche nella quale lo avevano condotto da una parte la scuola classica con la sua teoria dell'azione e del valore, e dall'altra parte Croce col suo tentativo di superare tale impasse distinguendo tra liberismo e liberalismo;
3) che oggi il maggior difetto che può essere individuato nel liberalismo di Croce è:
a) di non aver una teoria dell'azione umana e delle istituzioni;
b) di non avere una teoria dei diritti individuali;
c) di fondarsi su una discutibile e discussa interpretazione della nascita della scienza economica e della tradizione individualistica e liberale (si pensi alla questione del diritto naturale), da cui non poteva nascere che una parimenti discutibile teoria del liberalismo;
d) di non contenere, come sostiene Sebastiano Maffettone, una "teoria normativa della politica".



1 commento:

Anonimo ha detto...

Volevo segnalare questa opera

La crisi in atto rischia di togliere credibilità al mercato, pilastro del liberalismo, tornano le tentazioni protezionistiche, ma la crisi è il prodotto del liberalismo o non piuttosto della mancanza delle regole che già Hayek indicava come indispensabili per una corretta economia di mercato?

Questo lavoro vuole offrire un’aperta difesa dei diritti individuali e, al tempo stesso, una lettura in senso liberale di quelle interazioni tra individui che vanno sotto il nome di relazioni di mercato. La tesi al centro di queste pagine è che soltanto entro una società libera, la quale riconosca l’inviolabilità dei diritti di proprietà, è possibile assistere alla nascita e allo sviluppo di autentiche comunità, sorte dal basso per iniziativa dei singoli. Non è affatto vero, d’altra parte, che queste ultime siano incompatibili con il mercato, né tanto meno che la società liberale metta in discussione la possibilità stessa di ordini comunitari e familiari. In accordo con la tradizione più autenticamente liberale, che contrappone l’ambito dello Stato a quello degli scambi e dei contratti, con l’espressione relazioni di mercato vengono indicate le interazione economiche tra soggetti privati, stipulate su base consensuale. Appartiene quindi all’area del mercato ( e non quella dello Stato) – l’insieme dei rapporti d’affari (scambi commerciali, contratti di lavoro e locazione, prestiti a interesse) fondati sulla razionalità di chi ricerca il massimo profitto nel rispetto dei diritti altrui.

http://www.compraebook.com/339/Deregolamentazione-Deresponsabilizzazione-e-Liberismo